Quando un tranquillo fiume come il Lambro triplica la portata e forma rapide che potrebbero competere con quelle del Rio Delle Amazzoni non c’è da star tranquilli. Il nubifragio di stamattina ha fatto temere il peggio. L’esondazione del Lambro, come documenta la gallery, è stata comunque abbastanza contenuta. Non è andata bene in Brianza e nei paesi attraversati dall’Olona. Fortunatamente l’allarme è rientrato con l’attenuazione dei fenomeni atmosferici. Ma i meteorologi assicurano: il maltempo continuerà per tutto il fine settimana.
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Qualche giorno fa il nostro Gabriele Ferraresi si chiedeva - nel titolo di un post in cui ricostruiva l’inquietante vicenda di Milano Santa Giulia - se “ci siamo già dimenticati tutto“? Il sospetto effettivamente viene, se si considera che a fronte di una vicenda degna di un capitolo di Gomorra non c’è stata nessuna ondata di indignazione percepibile in città.
Chi non si è dimenticato della vicenda sono Beppe Grillo e il giornalista di Repubblica Gianni Barbacetto: il primo ospita infatti in questi giorni sul suo notissimo blog un’intervista al secondo, e entrambi non lesinano duri giudizi contro la capitale del nord. Cominciamo da Grillo:
Milano, la capitale immorale d’Italia alla quale manca la penna di un Saviano per essere sputtanata in tutto il mondo. Se l’Universo criminale della Camorra e della distruzione della Campania è “Gomorra”, l’hinterland milanese è “Sodoma”. In Lombardia si compiono crimini contro l’umanità nell’indifferenza dei politici (Mortizia Moratti: “A Milano non c’è la mafia”) e con il concorso delle banche
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Non c’è ombra di dubbio che lo scandalo Santa Giulia è uno scivolone pazzesco dell’Amministrazione, che, anche se non direttamente responsabile, ne paga lo scotto. Se qualche anno fa si pensava che Milano e il suo territorio fossero indenni da turpi faccende ambientali, ora non si ha la certezza di niente.
Dopo la discarica abusiva scovata a Buccinasco, anche Santa Giulia appare chiaramente per quello che è: un enorme malaffare in cui sarebbe coinvolta la società di Zunino. Intanto l’amministrazione comunale in un comunicato stampa mette le mani avanti e scarica la colpa sull’ARPA:
“in ogni procedimento di fine bonifica il ruolo del Comune è prevalentemente amministrativo e prende le proprie decisioni sulla base delle verifiche effettuate in campo da ARPA e sulle certificazioni della Provincia, che a sua volta si avvale di una relazione ARPA di chiusura lavori”

Mi ricordo di una vecchia indagine che stabilì che uno dei principali motivi di incidenti automobilistici è dovuto a distrazione. Rispondere ad un SMS per esempio. Ma spesso anche i cartelloni pubblicitari possono essere pericolosi. Mi riferisco in particolare alle pubblicità con testimonial discinte che abbondano per le strade.
Non escludo che le varie Belen e allegra compagnia siano state fatali per qualche automobilista che si è distratto troppo a scrutare “curve” pericolose. Rimane aperta una domanda: Ma perchè le compagnie telefoniche per vendere un telefonino devono per forza mostrare un bikini? Certo ma non è una questione di esclusiva sicurezza stradale.
Queste pubblicità sono “lesive della dignità della donna”. Lo dicono le femministe milanesi che attaccano e chiedono al Comune una moratoria cittadina sui cartelloni pubblicitari ritenuti osé. “Non vogliamo una censura ma lo stop di quegli atteggiamenti femminili ritratti che danno il messaggio della donna-oggetto”
Le chiamano “White Houses“, ma il materiale con cui sono edificate non ha niente a che vedere con il marmo (di Carrara) della residenza di Obama. Il bianco è semmai quello dell’amianto che le riveste.
Stiamo parlando delle abitazioni nel palazzo di Via Carlo Feltrinelli, in cui fino all’anno scorso e per 25 anni, hanno alloggiato centinaia di famiglie con un computo totale dei decessi e delle malattie da bollettino di guerra: 49 morti e 18 ammalati. Quasi tutti per malattie in qualche modo riconducibili alla presenza dell’amianto.
Oggi quelle famiglie il comune le ha spostate altrove, ma nessuna di loro, dopo 25 anni di esposizione all’amianto, può davvero dire che “il peggio è passato”. Una vicenda controversa, così come controversi sono stati i tempi della politica nell’assegnare nuove sistemazioni agli occupanti e riqualificare la situazione abitativa (sorta negli anni ‘80, quando già l’amianto si vociferava fosse nocivo)…
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Ok la massima è trita: finita la festa, gabbato lu santu. Mai come in questo caso però appare quanto più azzeccata. I festeggiamenti in piazza Duomo hanno avuto l’effetto di “infastidire” la curia milanese attonita di fronte agli atti vandalici che sono stati commessi nella piazza “di forte valore simbolico”.
Il dio calcio ha avuto la meglio di fronte all’altro, quello titolare della cattedrale, anch’essa violata con piscio e vomito. Lo spettacolo di vetri rotti, cassonetti incendiati, falò, petardi, spazzatura e uomini a petto nudo arrampicati sul portone della cattedrale, ha avuto la meglio sulla civiltà e il decoro “nonostante i ripetuti appelli alla calma e per il decoro”.
E’ bene che questo genere di manifestazioni si faccia altrove - dice Benigno Visconti Merlin, direttore della Veneranda Fabbrica del Duomo - queste cose non devono più accadere alla piazza. Faremo presente al Comune di concerto con la sovrintendenza che non è accettabile che il monumento venga sfregiato
Come ben documentato dalle foto di Filippo Ceredi, non era un raduno di boy scout quello dei tifosi interisti che si sono sfogati dopo 45 anni di astinenza. Lo ha capito anche la Moratti che sulla vicenda ha minimizzato. Forse sarebbe stato meglio impedire agli abusivi di vendere bottiglie di birra. Forse sarebbe stato meglio non trasmettere la partita, ma tanto la gente si sarebbe comunque riversata in piazza per festeggiare. Dunque si potrebbe profilare un mondiale senza maxischermi nella piazza simbolo della città. E voi siete d’accordo?

Bene, come avrete notato siamo passati da novembre a pieno giugno nel giro di una settimana. Prima piogge torrenziali e temperature di poco sopra i dieci gradi, ora cielo sereno e quasi trenta gradi in città. Ma in realtà più che il riscaldamento globale, sono le zanzare a preoccuparmi, in questo caso. Si sa che infatti l’equazione umidità = zanzare; funziona sempre. Ergo ci sarà da aspettarsi un’estate di punture e scocciature a stretto contatto con le più fedeli succhiasangue dell’uomo e personalmente ne ho già avvistata qualcuna.
Come ogni anno comunque, il Comune di Milano mette a disposizione dei cittadini un vademecum su come comportarsi per rendere il problema sopportabile mettendosi il cuore in pace però perché comunque la lotta uomo/zanzara pende ancora a tutto vantaggio di queste ultime. Il vademecum del Comune invita il cittadino a ridurre appunto al massimo le acque stagnanti e le fonti di umidità anche perché, senza volere fare del terrorismo, bisogna ricordare che:
il diffondersi della zanzara tigre oggi interessa ormai tutto il territorio cittadino con un elevato grado di infestazione inoltre, si assiste ad una ricomparsa della anofele che come sappiamo è il vettore della malaria, malattia mai scomparsa e che oggi si sta riaffacciando in tutta Europa, mentre la scorsa estate nella zona del ravennate si è verificata una infezione chikungunya trasmessa dalla zanzara tigre.
Qua c’è anche un documento in pdf, con un vademecum più esteso. E se, proprio volete sapere dove non andare assolutamente per non essere mangiati vivi: ecco la classifica stilata l’anno scorso dai lettori di 02blog con i luoghi più maledettamente infestati da questa piaga della pelle.

Sebbene sembri i media dipingano Via Padova come il luogo più oscuro (non solo per colore di carnagione) di Milano, Via Padova gode di molti sostenitori che ci tengono a ribadire come non si tratti di un ghetto, che iniziative come il coprifuoco o la militarizzazione del quartiere non siano altro che un modo esibire un controllo sulla zona che invece non esiste. Il problema dell’integrazione invece, leggete questo post per capire meglio di che si tratta, ma fintanto che si pensa che un clandestino di norma delinque allora l’unica soluzione sono i soldati.
Ecco quindi che dopo la bella manifestazione di fine aprile conclusasi al parco Trotter, ecco un’altra iniziativa tesa a far puntare l’attenzione su questa zona ma per motivi che non sono la delinquenza, i clandestini o le bande dei latinos. Si chiama Meglioviapadova, un’iniziativa che tra il 22 e il 23 di maggio animerà il quartiere più multiculturale di Milano, che sceglie di mettersi in mostra e accogliere la città con spettacoli di intrattenimento, cultura, sport, gastronomia, convivialità e molto altro ancora, in una due giorni di eventi per tutti i gusti e per ogni età, qui il programma degli appuntamenti.
Una festa con un titolo regalato da un bambino che partecipando a un laboratorio di didattica e arte contemporanea in cui era prevista una visita guidata ai segreti di via Padova, alla domanda di che idea si era fatto di questa via ha risposto con “Via Padova è meglio di Milano”.
E intanto su Facebook nasce un gruppo (da cui le foto) che si chiama Scusateci per via Padova
Continua a leggere: Via Padova è meglio di Milano, un weekend di iniziative
Di certo vi ricorderete dei disordini di via Padova: sabato 13 febbraio scorso tre latinos aggredirono un ragazzo nordafricano, uccidendolo. Nelle ore successive ci fu un po’ di guerriglia urbana, come vi avevamo mostrato con questa gallery di immagini. Oggi, sulle pagine di Repubblica leggo di questa indagine della Cattolica, in cui si segnalano a Milano e a Roma i quartieri dove l’integrazione è più complessa.
Dateci un’occhiata se avete cinque minuti, è molto interessante. A Milano, segnalano in particolare via Padova e il quartiere Gratosoglio, all’estremo sud della città. Davide Scotti, il ricercatore che ha curato l’indagine, spiega che
“Uno dei problemi più seri è rappresentato dagli adolescenti che arrivano qui tramite il ricongiungimento familiare. Sognano di trovare la ricchezza e si trovano in case fatiscenti, magari con una famiglia per stanza, nelle quali non se la sentono di invitare i compagni di scuola italiani. Qui le tensioni sono soprattutto fra le diverse etnie, in particolare fra magrebini e sudamericani.
Non tanto un problema di italiani razzisti, quanto un problema interetnico…
Continua a leggere: Integrazione a Milano: via Padova, San Siro, Gratosoglio
Da una una denuncia dell’Associazione dei Contribuenti Italiani risulta che a Napoli solo 2 bar su dieci emetterebbero scontrini fiscali. A Milano va meglio, certamente, ma anche nella metropoli meneghina sto notando un crescendo vertiginoso di queste ben poco innocenti evasioni (lasciando stare Battisti), che in Italia toccano picchi himalayani di 100 miliardi di euro l’anno.
Perché questo fenomeno? Semplice, perché si può fare, sono diminuiti i controlli, è finito quel panico suscitato dalla finanziaria del 2006 - ve lo ricordate? - che prevedeva il
rischio chiusura del negozio anche con una sola violazione nell’emissione di scontrini fiscali.
Non ci vuole tanto. Il timore di chiuder baracca spinge alla legalità ben più che il senso civico o la consapevolezza di stare rubando. E la proposta anti-evasori dello scontrino con Gratta e Vinci di cui si parlava sei mesi fa? L’idea era quella di spingere gli acquirenti a chiedere lo scontrino perché spinti dal desiderio di vincere alla bizzarra lotteria e non perché infastiditi dalle conseguenze di un simile atto d’illegalità.
Continua a leggere: Scontrini fiscali: anche a Milano l'evasione regna sovrana