
Le voci giravano da qualche giorno, adesso è ufficiale: la Casa 139 cerca casa. L’addio ufficiale alla vecchia location in via Ripamonti 139 lo ha dato via web il gestore Angelo Brezza che in un lungo post sulla pagina facebook del comitato “La Casa 139″ ha spiegato i motivi della decisione. Quello principale, come avevamo anticipato, è una questione di affitto:
Ma la Casa non chiude e come la fenice risorge dalle proprie ceneri. Brezza infatti conclude così il suo comunicato:

Linea Lilla e grandi eventi: se davvero come vi avevamo scritto – ricordate il nostro post sulla Linea 5 “deviata” verso Bresso? – il campo volo del Parco Nord ospiterà la messa di Benedetto XVI (e decine di migliaia di fedeli) in occasione dell’Incontro mondiale delle famiglie, allora val bene correre per avere una linea metropolitana (provvisoria) pronta per l’occasione, o no?
Falsa partenza scrivono Carra e Monestiroli su “Repubblica”, giusto un mese fa, per la sfortunata nuova linea di Milano; la tratta rimarrebbe in esercizio tra Zara e Bignami (senza le fermate intermedie) solo in occasione di domenica 3 giugno 2012 (www.family2012.com). Insomma, giusto il tempo di dare un’occhiata e fare un giro sulla prima metro senza conducente della città.
Solo un ipotesi? Potrebbe essere invece una possibilità più che concreta a leggere il “Corriere della Sera” di venerdì scorso secondo cui “un servizio navetta senza soste intermedie tra le due fermate è una delle soluzioni che si stanno prospettando”, ne hanno discusso a Palazzo Marino. Dopo la giornata del papa dovremo aspettare ottobre 2012 – qui il nostro post – per l’inaugurazione “vera”.
Immagine | www.metro-5.com
I consigli di zona sono i piccoli “parlamentini” di quartiere, dove si dibattono e si discutono i temi che riguardano ciascuno delle nove sezioni in cui è divisa la città dal punto di vista amministrativo. Non hanno poteri decisionali - se non la gestione di pochissi fondi e qualche patrocinio sparso qua e là - e il loro ruolo è principalmente consultivo. Ovvero, le decisioni importanti che riguardano le zone, prima di essere approvate, vengono comunicate ai consiglieri che le valutano e danno il loro parere (ovviamente non vincolante). Nati con il compito di attuare il decentramento urbano, di fatto non hanno delle vere responsabilità. E quanto ci costano questi consigli di zona abbastanza inutili?
A fare i conti è Antonio Laterza, consigliere di zona 9 per il movimento a 5 stelle di Beppe Grillo, che sulla pagina facebook del suo gruppo ha calcolato una cifra approssimativa. Seguiamo il ragionamento: ciascun consigliere di zona percepisce un gettone da 60,43 euro per un massimo di 11 sedute al mese. Totale 664,73 euro. Il rimborso massimo previsto per le aziende, in caso di assenza dal lavoro per prolungamento delle sedute del consiglio, è di 880 euro al mese. In questo caso il costo massimo per consigliere al mese è di 1544,73 euro. “Considerando che non tutti i consiglieri sono lavoratori dipendenti (pubblici o privati) e che non tutti raggiungono 11 gettoni di presenza - scrive Laterza - un’approssimazione potrebbe essere la metà della cifra, quindi 772 euro è il costo medio del consigliere di zona. Il presidente dovrebbe avere un fisso di 2100 euro”.
A Milano ci sono 41 consiglieri in 8 zone e 31 in 1 zona, per un totale di 359 consiglieri di zona. Il costo mensile è quindi all’incirca di 277148 euro mensili. Il costo annuale quindi è di circa 2 milioni e settecento mila euro. Non pochi spiccioli.
Secondo voi sono soldi ben spesi oppure no?
Prestiti agevolati al 4 per cento per le persone che si trovano in difficoltà e al 6,5 per cento per chi vuol fare impresa. Cifre che vanno dai 2mila ai 20mila euro e garanzie anche a chi ha perso il lavoro e si trova in difficoltà. Dopo anni di tira e molla, parte ufficialmente l’attività della Fondazione Welfare Ambrosiano, l’ente creato da Comune, Provincia, Camera di Commercio e sindacati (Cgil, CIsl e Uil) per fornire servizi di microcredito per le fasce più deboli.
Tecnicamente funziona così: la fondazione (che ha un patrimonio di 6 milioni di euro), attraverso la sua rete di 18 sportelli aperti sul territorio, emetterà le garanzie agli idonei che potranno così andare dalle banche convenzionate (Intesa Sanpaolo, Banca Prossima, Banca Popolare di Milano e Banca Popolare Commercio Industria) per richiedere i soldi.
Il rimborso, che inizia a un anno dalla concessione del credito, potrà essere effettuato anche in sei anni. E in caso di insolvenza la copertura è garantita fino a 4/5 della cifra erogata.
Dove sono gli sportelli della fondazione welfare ambrosiano? Dopo il salto l’elenco con orari e giorni di apertura.
Continua a leggere: Prestiti agevolati, a Milano parte la fondazione welfare
Giovani carcerati al lavoro nei cimiteri. Detta così, sembra quasi una seconda punizione, una pena aggiuntiva alla già gravosa privazione della libertà per i detenuti minorenni del carcere Cesare Beccaria. E invece se osservata con la lente di ingrandimento, ci si rende conto che questa iniziativa (che si chiama “giovani e lavoro” e che è promossa dal Comune, da Amsa e dall’associazione Kayros) ha un valore importante, sia sul piano riabilitativo che su quello preventivo ed educativo. Il rispetto degli orari, il lavoro di gruppo, il mantenere la parola data, l’acquisizione di regole, l’assunzione di responsabilità: tutti elementi che portano alla crescita e alla maturazione dei ragazzi.
Dal 14 giugno, alcuni giovani tra i 18 e i 21 anni aiutano l’amsa nelle mansioni di pulizia dei cimiteri milanesi di Baggio, Bruzzano, Chiaravalle, Greco e Lambrate. Hanno regolari contratti a progetto della durata di un anno e lavorano tutti i giorni dalle 7 alle 13 per un compenso mensile che si aggira tra i 900 e i mille euro. “Il lavoro è una chiave fondamentale per il recupero di questi ragazzi problematici - ha detto don Claudio Burgio cappellano del carcere minorile Beccaria e autore del libro che vedete nell’immagine, nonché braccio destro di don Gino Rigoldi -. È con il lavoro e con corsi di formazione e di istruzione che possiamo davvero reintegrarli nella società. Al momento sono in 7 a svolgere questo lavoro per Amsa, di cui 5 sono di Milano. E’ una grande opportunità e spero ne sorgano altre, perché è un modo per fargli ottenere un guadagno onesto e ricostruire una rete sociale. Hanno bisogno di una normalità di vita, e stare in carcere senza far nulla di sicuro non li aiuta. Tra l’altro abbiamo avuto buoni riscontri di lavoro, quindi è anche una gratificazione per loro”.

Quintali di lettere ammucchiate negli uffici postali, pacchi che non arrivano, raccomandate per il pagamento delle pensioni bloccate. Sono i disagi causati dallo sciopero degli straordinari di portalettere e impiegati di Poste Italiane, indetto dai sindacati Cisl, Uil, ugl e confsal. Iniziata lunedì, la mobilitazione è prevista per tutto il mese di ottobre. All’origine dello sciopero c’è la carenza di personale e il pagamento parziale dei premi di risultato. «Nel milanese — ha spiegato Raffaele Roscigno della Cisl — mancano circa 400 addetti. Finora siamo andati avanti a straordinari, ma adesso questa situazione non è più accettabile. Ci dicono che non ci sono le risorse, ma l’anno scorso l’azienda ha chiuso con un miliardo di euro di utile e per i dirigenti i soldi li hanno trovati: alcuni di loro hanno preso un premio pari allo stipendio di 11 anni di un portalettere».
Il più colpito, a quanto pare, è il CMP di Peschiera Borromeo, uno dei centri di smistamento da cui passa la posta di mezza Italia. Quintali di posta sono fermi negli uffici, così come migliaia di moduli del censimento Istat. E Sabato non partiranno i giornali. Non solo, sulle circa 560 zone in cui è suddivisa Milano, almeno in 125 c’è stata adesione alla mobilitazione. Man mano che il tempo passa, la situazione si fa sempre più complessa perché le missive si accumulano e il lavoro aumenta esponenzialmente. Con buona pace dei cittadini in coda agli sportelli, che dovranno aspettare sempre di più.
Foto | Flickr
Oggi pomeriggio dalle 14 a Palazzo Marino Giuliano Pisapia, insieme ai rappresentanti del comitato L’Italia sono anch’io, terrà una conferenza stampa di presentazione della campagna per allargare il diritto di voto alle amministrative anche ai cittadini stranieri residenti sul territorio comunale. Una proposta che - sono pronto a scommetterci - spaccherà in due o più parti la cittadinanza milanese.
Difficile negare che Milano sia una città multietnica, impossibile affermare il contrario. In dieci anni la popolazione straniera regolare è raddoppiata, arrivando a rappresentare il 15% della popolazione cittadina. Appartenenti a decine di etnie, di religioni e di origini diverse, questi nuovi milanesi sono tra i cittadini economicamente più attivi, soprattutto nel commercio - tanto che le ditte individuali gestite da stranieri sono il 25% delle ditte milanesi (dati della Camera di Commercio) - e hanno un ruolo sociale insostituibile in molti quartieri di Milano.
Eppure questi nuovi milanesi, pur essendo una colonna importante dell’economia cittadina e della società milanese, non godono ancora del diritto fondamentale che permetterebbe loro di diventare, a tutti gli effetti, “cittadini milanesi”: il diritto di voto. Voi cosa ne pensate? Credete che ampliare il diritto di voto amministrativo ai cittadini stranieri sia un gesto sacrosanto di civiltà e democrazia, o che, al contrario, sia una proposta semplicemente demagogica? Rispondete nei commenti, ma senza litigare, mi raccomando…

Politecnico e Statale hanno inaugurato un portale per raccogliere i progetti per la rinascita del quartiere Città Studi dove convivono le due università. Quattro i temi al centro della discussione: cittadini, energia, ambiente, accessibilità. «Attraverso il sito vogliamo aggiungere idee, segnalazioni e criticità nuove al nostro lavoro», ha detto il rettore del Politecnico Giovanni Azzone. Parte attiva nella rinascita del quartiere dovrebbe essere anche il Comune nella persona dell’assessore a lavoro e università Cristina Tajani.
Obbiettivo dell’iniziativa è la trasformazione di un quartiere nato 100 anni fa come grande progetto di integrazione tra città e università, ma abbandonato nel tempo. Per farlo, l’ateneo di piazza Leonardo Da Vinci (primo genitore del portale) ha deciso di raccogliere le proposte più innovative, unendo le eccellenze in campo energetico, ingegneristico e architettonico con una filosofia wiki. Come cambierà Città Studi? C’è tempo fino al 2015 per scoprirlo. Tuttavia, nelle intenzioni delle due università ci sono:
trasformazione di piazza Leonardo (via tutte le auto)
l’eliminazione degli attraversamenti pericolosi
la riqualificazione del campo sportivo Giuriati
l’efficienza energetica nella maggior parte degli edifici
la pedonalizzazione dell’area intorno alla piazza
la cancellazione dei parcheggi in via Celoria
Senza contare la conversione degli spazi - ancora tutta da definire - dei locali di veterinaria, la facoltà della Statale che dovrebbe trasferirsi a Lodi. Progetti ambiziosi che devono fare i conti però con molti ostacoli. Il primo economico. Visto che da Palazzo Marino difficilmente arriveranno soldi, Politecnico e Statale dovrebbero trovare da sole le risorse, cosa che in tempo di tagli è tutt’altro che semplice. E poi c’è la trasformazione di un quartiere da far accettare ai residenti. Prova di come non sia semplice affrontare certi argomenti è il vicino parcheggio “maledetto” di via Ampére: aperti i cantieri da 9 anni - tra proteste e battaglie giudiziarie - sono sempre lì.
Tutto è cominciato a novembre dello scorso anno con la protesta degli immigrati di Brescia, rimasti sulla gru per 17 giorni per rivendicare i propri diritti. Poi - dopo pochissimo - fu la volta di via Imbonati, a Milano, dove 3 immigrati (di cui 2 clandestini) rimasero per quasi un mese sulla torre dell’ex Carlo Erba. Stavolta è il turno di piazzale Selinunte, ancora a Milano.
Un marocchino e un egiziano (entrambi senza permesso di soggiorno) da sabato 10 settembre trascorrono le loro notti sulla torre termica di piazzale Selinunte, zona San Siro. La protesta è contro la cosiddetta “sanatoria truffa” e contro lo sfruttamento dei clandestini come forza lavoro sottopagata e sfruttata.
A sostenere la protesta dei due, un presidio permanente, organizzato ai piedi della torre con tanto di tende e cucina. I membri delle associazioni che si sono raccolte attorno al comitato “immigrati milano” - e che mantengono viva l’attenzione sull’azione intrapresa dai due - si ritrovano ogni sera in assemblea, dove decidono strategie di lotta e di comunicazione.
I due stanno bene, mangiano regolarmente e dormono un buon numero di ore. E si dicono anche fermamente convinti a proseguire con la loro protesta a oltranza. In loro solidarietà sono arrivate anche le parole di alcune istituzioni locali, come il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo, l’assessore al lavoro Cristina Tajani e quello al welfare Pierfrancesco Majorino. Resta forte il dubbio però sui risultati che potranno ottenere. L’anno scorso infatti sia a Brescia che a Milano la vicenda non ha avuto un lieto fine per i manifestanti.
Voi cosa ne pensate? È un metodo di lotta che darà i suoi frutti, oppure risulterà essere un boomerang anche stavolta?
Foto | Comitato immigrati Milano
In questi giorni l’argomento più “caldo” a Palazzo Marino sembra essere l’Ecopass, il famigerato ticket per l’ingresso in città con le auto. Nella giornata di venerdì, in una riunione fiume della Giunta, gli assessori hanno ragionato diffusamente di come rivedere le regole di una delle norme cittadine più discusse (introdotta dalla Moratti nel 2008).
Dal primo gennaio entrerà in vigore una nuova versione dell’Ecopass. Tra gli scenari riportati dai giornali - oltre al ticket a 5 euro per tutti - c’è anche la novità di uno “sconto” per i commercianti. Con una riduzione sui costi fino al 50 per cento per i furgoni di servizio.
La notizia arriva dopo la nascita della fronda “anti-Ecopass” capeggiata dall’Unione del Commercio nata il sei settembre con un’assemblea in Porta Venezia. In quell’occasione, i commercianti avevano minacciato “scioperi, manifestazioni e raccolte di firme”. Al centro della loro protesta, l’idea di un pedaggio unico a 5 euro, “addirittura peggiore del pedaggio differenziato sulle emissioni inquinanti”.
Una mossa che, forse, gli ambientalisti non prenderanno molto bene. Anche alla luce delle ultime indagini sulla qualità dell’aria in città.
Foto | Flickr