PreGiudizi Universali è la mostra “live” di Ozmo al Museo del Novecento. Milanese d’adozione, toscano nell’anima, loquace e diretto. Pane al pane, vino al vino. Ha accettato di buon grado la scommessa di far vivere lo spazio espositivo del piano terreno. La sua arte lambisce e scandisce diversi linguaggi, un gioco di rimandi e citazioni che diverte e stupisce.
Ozmo è tra gli street artist più originali e acclamati della scena artistica italiana e internazionale. La sua pittura si caratterizza per la complessità delle composizioni e i continui rimandi alla storia dell’arte. Questa peculiarità costituirà il leitmotiv dell’intervento che si arricchirà del confronto personale dell’artista con la prestigiosa collezione di opere custodite all’interno del museo.
Dall’arte contemporanea, all’arte antica, dal simbolismo all’esoterismo: tutto questo è Ozmo che con la sua mostra inaugura il progetto “Primo piano d’artista”, per far vivere lo spazio espositivo al piano terreno del museo in piazza Duomo. Lo abbiamo incontrato dentro il suo momentaneo atelier e ci ha spiegato la mostra e il progetto dietro la rassegna “primo piano d’artista”, oltre che digressioni sulla street art, Vasari, Botticelli e la rete come bacino di ispirazioni. Ricordiamo il Finissage (nel senso che Ozmo terminerà i lavori) giovedì, 16 febbraio, ore 18-22 a ingresso gratuito. La mostra sarà poi aperta al pubblico fino al 26 febbraio.
Non so quanto veramente sia affordable (abbordabile) l’arte contemporanea visti i tempi che corrono, ma diamo merito alla città di Milano e allo Spazio Superstudio Più di via Tortona 27 (Metro Porta Genova) di aver portato per il secondo anno consecutivo una bella rassegna di artisti emergenti, Young Talents e di opere da comprare ad un prezzo compreso fra i 100 euro e i 5000 euro. Per chi se lo può permettere.
Per tutti gli altri, visto che a guardare e a sognare non si spende nulla, fino al 5 febbraio ci sono 77 gallerie internazionali in mostra. Ci sono stata ieri sera, e ne ho viste delle belle – ma anche davvero delle brutte. E ve le propongo nel video dopo il salto.
Del progetto di trasformare l’ora gratuita di wifi nelle biblioteche milanesi in una comodissima formula all day long ve ne avevamo già parlato un paio di settimane fa. Ora, come ha anche annunciato ieri Stefano Boeri dal suo profilo twitter, il progetto è diventato realtà. Da ieri, dunque, tutti gli iscritti al servizio wifi delle biblioteche comunali milanesi avranno la possibilità di navigare gratuitamente senza vincoli di tempo. Una gran cosa per tutti gli studenti, i lavoratori atipici - spesso freelance - che amano lavorare attorniati di libri, ma anche per tutti coloro che vorranno “scroccare” un accesso.
A questo punto la domanda non può che sorgere spontanea spontanea: quali sono le migliori cinque biblioteche comunali dove andare a scroccare internet? Quella che segue è il nostro tentativo di risposta, una bella top5. Cominciamo dunque dal fondo come in tutte le classifiche che si rispettano. Seguiteci dopo il salto.
Continua a leggere: Wifi gratis: le migliori 5 biblioteche in cui navigare a Milano

Da quasi un mese è calato il sipario - forse per l’ultima volta - sul Cinema Manzoni con la fine della mostra Parasimpatico, della videoartista svizzera Pipilotti Rist. Piange il cuore a chiamarlo ex cinema: ma merito della Fondazione Nicola Trussardi se a Milano abbiamo potuto rimettere piede in una vera gloria artistica e culturale della città, ormai consegnata all’oblio e forse allo smantellamento.
Il cinema Manzoni infatti ha chiuso i battenti tempo fa, nel 2006, a causa della crisi che ha colpito le grandi sale cinematografiche: specie quelle del centro che non sono riuscite o non hanno potuto - come nel caso del Manzoni, per via dei vincoli delle belle arti - trasformarsi in multisala. La mostra è stata quindi un’occasione unica per rivedere dall’interno un piccolo gioiello architettonico, che risale alla metà del Novecento e che potrebbe essere trasformato in un centro commerciale.
La sala, costruita nel 1947 su progetto dell’architetto Mario Cavallè, insieme a un omonimo teatro sotterraneo tuttora in funzione e una serie di attività commerciali: una struttura a forma di violino da 1400 posti, a 7 metri sopra il manto stradale, con una hall concepita come una piazza coperta. Nell’atrio da 800 metri quadri sculture di Francesco Messina, Franco Oliva, Leone Lodi, Pericle Fazzini e Ferruccio Gasperetti, mentre la sola platea è lunga 40 metri e larga 28.
Cambio di segnaletica turistica a Milano; no, non soffrite di disturbi alla vista, i vecchi, cari e piccoli cartelli gialli vanno in pensione, al loro posto grandi totem rossi e neri nuovi fiammanti di cui potete scoprire tutto in questo post di Arianna che spiega come il Comune dal 5 dicembre, in collaborazione con il TCI e la supervisione della Sovrintendenza ai Beni Storici e Artistici, abbia rinnovato il modo in cui la città si presenta ai turisti.
È passato appena più di un mese dalla presentazione del progetto ma la domanda che vi facciamo è semplice, vi piace la nuova segnaletica turistica di Milano? È funzionale? I QR Code di cui sono corredati sono a prova di errore? Sono già stati installati tutti e 139? E i cartelli vecchi davvero non ce ne sono più? Diamo una mano alla città, segnalateci nei commenti tutto quello che vi ha convinto, o che si poteva fare meglio, rispetto a questa iniziativa.
Video | You Tube

Gallerie d’Italia, un museo a Milano tutto da scoprire proprio perché nuovo e gratuito pure almeno fino alla apertura della sezione dedicata al Novecento, prevista quest’anno. Intanto cosa potrete vedere in via Manzoni – sì, proprio nel cuore della città – è presto detto: il patrimonio artistico appartenente alla Fondazione Cariplo – partner del progetto – e a Intesa Sanpaolo.
Impazzite per i dipinti dell’Ottocento italiano, in particolare per i pittori lombardi? Allora non vi resta che trattenervi in ufficio un po’ più tardi giovedì, oppure approfittare di un aperitivo lungo, per rimanere qualche minuto in contemplazione di duecento opere dell’Ottocento, ma non solo, dato che ci sono pure alcuni bassorilievi di Antonio Canova e quattro opere di Umberto Boccioni.
Paola ha già fatto un sopralluogo per noi mentre altre info le trovate su artsblog. Il museo – ha anche un bel sito internet www.gallerieditalia.com – è una vera chicca, sempre che amiate il periodo e lo stile ottocentesco, ed è un peccato che abbia fatto solo 50.000 visitatori in due mesi. Il mio consiglio è farci un giro prima che a fine primavera (come leggo sul “Corriere”) diventi da gratuito a pagamento.
Info: ingresso presso via Manzoni 10.
Orari: Ma - Do 9.30 -19.30; Gio 9.30 - 22.30; Lunedì chiuso.
La biglietteria chiude un’ora prima.

Domani è la Befana, sarà festa specie per i bimbi, e a Milano ci arriverà in moto, in barba a polveri sottili e provvedimenti anti-traffico. La 45esima Befana Benefica del Moto Club Ticinese puntuale accenderà i suoi motori alle 8:00 in piazza Duomo (sì, sì tutto confermato ricordate il post di Arianna sui contrasti tra Comune e organizzatori?).
Oltre a portare i vostri figli in Duomo ad ammirare (sempre che vi piacciano) migliaia di motociclette non dimenticatevi di andare a Palazzo Marino a vedere gratis i due dipinti di Georges de La Tour come da immagine sopra – prima di Natale in sole tre settimane sono passate 100.000 persone in Sala Alessi (fonte: AGI). Ultima chance!
Ricordate poi che insieme alla vecchia sulla scopa il 6 mattina arrivano anche i Re Magi a San’Eustorgio dedicata proprio al loro culto. Armando Torno sul “Corriere” di oggi vi racconta tutto lo scibile sui re pellegrini, mentre sappiate che il corteo partirà al solito in Duomo per giungere in basilica passando da San Lorenzo (www.santeustorgio.it).

Una sera di un qualche anni fa con un paio di amici “esuli” ci trovammo a discutere delle nostre rispettive città di origine: un amico trasferito a Berlino dispiegava l’impressionante esercito di iniziative culturali della capitale tedesca, un’altra, trasferitasi a Londra, rivendicava l’anima cosmopolita e underground della città inglese.
Io, che da via Padova non me n’ero mai andato, li guardavo forzandomi di pensare a cosa citare tra il Milano Film Festival e il Fuori Salone. Alla fine optai per quest’ultimo, anche se era chiaro che al confronto con le loro cinquecento mostre e milletrecento serate diverse, tra concerti e quant’altro, il Fuori Salone non poteva supportare sulle sue spalle il peso di una città che all’epoca era culturalmente in dialisi.
Per provare a cambiare rotta, ieri Stefano Boeri ieri ha presentato al Castello Sforzesco dieci idee per rilanciare la cultura della nostra città. Tra proposte fumose e altre credibili, questo decalogo di iniziative che il Comune sosterrà va dal rilancio dei musei meneghini fino al rivalutazione del ruolo delle biblioteche comunali, dalla costituzione di organismi territoriali, dette isole della cultura, che uniscano molteplici realtà sul territorio, fino al potenziamento di iniziative ispirate al fuori-salone e all’allargamento della vita culturale alle periferie.
Voi che ne pensate? Io mi sento di dover essere il più onesto possibile e, personalmente mi sembra contemporaneamente un passo avanti, per la volontà di vedere la città in una prospettiva più europea e moderna, ma anche un passo laterale, o meglio, un tentativo di mettere un po’ di carne al fuoco e prendere un po’ di tempo. Voi che proposte fareste per far rinascere culturalmente la nostra città?
Di solito evitiamo di segnalare eventi, ma per i cent’anni del Bar Jamaica si può ben fare un’eccezione: anche perché giovedì 10 novembre si inaugura la quarta mostra che celebra il centenario del caffè degli artisti in Brera. E ci saranno in mostra le foto di Carlo Orsi, uno dei giganti della fotografia che hanno raccontato un luogo da cui è passata più o meno qualunque avanguardia artistica e non dal dopoguerra in poi.
Chi è Carlo Orsi? Nato a Milano l’otto marzo 1941 inizia a lavorare come assistente di Ugo Mulas, altro frequentatore del Jamaica in quegli anni. Negli anni sessanta realizza principalmente reportage - e pubblica anche un libro con Dino Buzzati Milano, nel 1965, se volete vedervi qualche suo scatto della città lo trovate sul suo sito - nei settanta e ottanta si sposta nella moda e nella pubblicità, nei novanta torna al reportage.
Di lui Guido Vergani - colonna portante della milanesità, chi di voi si ricorda la sua rubrica Il Milanese sul Corriere? - disse:
“uno dei rari fotografi che sappiano essere contemporaneamente grandi, onesti reporter e grandi creatori, inventori d’immagini (…) ha la capacità di partecipare emotivamente all’evento; ha la messa a fuoco di particolari che agli altri sfuggono; ha l’attenzione ai volti, ai gesti, all’esistenza, alle atmosfere che gli permette di essere cronista anche quando fotografa una città.
Insomma, fateci un salto alla mostra che merita. Il vernissage è giovedì 10 novembre alle 18.30 mentre le fotografie di Carlo Orsi saranno esposte dall’11 novembre fino al 31 novembre dalle 10 del mattino alle 2 di notte al Jamaica, in via Brera 32. Se volete altre informazioni, il Jamaica ha anche un sito, e se volete una pagina Facebook e un account Twitter.
Un tiburio ottagonale, un Naviglio, alcuni personaggi impegnati nelle attività quotidiane di una Milano del 1833, fra soldati e nobiluomini, carri e la benedizione di un santo dalle braccia aperte in un abbraccio corale. Dove siamo? Sarebbe una domanda degna del nostro quiz di Milanesità ma in realtà è un’anteprima la cui soluzione si trova riposta nella neonata sede di Gallerie d’Italia Piazza della Scala, Milano aperta oggi ed eccezionalmente visitabile fino all’una stanotte per la notte bianca dell’Arte, guidata e ad ingresso gratuito.
L’autore è Giuseppe Elena (Codogno, Lodi, 1801 - Milano, 1867); si trova nella sala 5 di Palazzo Anguissola - opera di Carlo Felice Soave, 1775-1778 - uno dei due corpi che, per ora, costituiscono il neonato quartiere dell’arte promosso da Intesa San Paolo e Fondazione Cariplo; quella nel video qui sopra è una delle tele selezionate dal curatore Fernando Mazzocca su allestimento dell’architetto Michele De Lucchi. Io ci sono stata questa mattina ed è un posto sorprendente. Per tutti coloro che non amassero fare le ore piccole ecco tutte le informazioni per fare un salto alla galleria in orari più umani.
Gallerie d’Italia
apertura da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30)
giovedì dalle 9.30 alle 22.30 (ultimo ingresso ore 21.30)
Lunedì chiuso
numero verde 800.167.619