
Milano ad agosto, ma si sono rotte le cler? No, i negoziante sono in vacanza. Ha davvero ragione Ersilio Mattioni che sul “Giorno” di oggi si domanda dove siano i negozi aperti promessi da Palazzo Marino, noi da parte nostra – dopo il nostro sondaggio che vi vedeva decisamente favorevoli ai negozi in attività a metà agosto e non solo – abbiamo pubblicato una guida-vademecum su cosa fare in queste settimane a Milano (indispensabile, la trovate cliccando qui). Ma leggiamo sul “Giorno”:
“Basta un giretto. In corso di Porta Vigentina è tutto chiuso, in Porta Romana due bar aperti su ventotto, fra via Correnti e corso Genova un pubblico esercizio in funzione su dodici. Situazione desolante lungo la Cerchia dei Bastioni, dove la serrata sembra totale: da via Santa Sofia a Visconti di Modrone c’è aperto un bar tabacchi che, verso mezzogiorno, si presenta affollatissimo.”
Facendo un giro su Twitter la situazione pare ancora più drammatica, gli stessi “cinguettii” milanesi sono pochissimi. C’è chi come @Sir_Sigfried afferma “Ferragosto a Milano: che tristezza”, chi appena arrivato in città si perde in Stazione Centrale, Andrey (@aVg) rileva invece divertito come “A Milano zona via Washington/Wagner tutti (!!) i bar sono chiusi oggi (e domani?) - non c’è neanche un posto dove prendere il caffè”. E voi? Come state passando il vostro tempo? Scrivetecelo nei commenti.
Foto | tano_d’ere by Flickr
Ammetto di aver sentito parlare per la prima volta di EuroMilano, nuovo quartiere a Milano Nord Ovest, non distante della stazione di Milano Certosa, in un articolo dello scrittore Gianni Biondillo su Domus, sofisticata rivista di architettura.
Si dice che EuroMilano sia un quartiere che non esiste in nessuna mappa meneghina. Naturale, secondo Biondillo, si tratta di Quarto Oggiaro ma i venditori di immobili preferiscono non usare questo termine, così brutalmente evocativo della mala milanese. E così usano EuroMilano.
Il primo sito a parlare di EuroMilano è quello della riqualificazione del quartiere che prende il nome dalla società immobiliare che l’ha costruito. Per il resto quasi nulla, se si escludono gli annunci delle agenzie immobiliari.
A Milano Certosa, a Nord Ovest della città, EuroMilano ha trasformato un’area dismessa di oltre 450 mila mq, fino a pochi anni fa occupata dagli impianti delle raffinerie Fina, in un nuovo quartiere realizzato secondo i migliori standard qualitativi, con particolare attenzione per gli spazi comuni e le funzioni pubbliche, oltre che all’eccellenza delle soluzioni abitative.
Continua a leggere: Reportage da EuroMilano, quartiere domotico a sud di Quarto Oggiaro
Proseguiamo il piccolo viaggio nell’hinterland cominciato ieri a Milano Niguarda. Attraversato Bresso il tram passa per Cusano Milanino, unione di due località diverse. La più interessante è quella con meno storia alle spalle: Milanino. Si tratta di un nucleo sorto nei primi anni del secolo scorso con lo scopo di applicare la formula consorziale per costruire abitazioni destinate al ceto medio.
Quelli erano gli anni del liberty e lo stile ne rispecchia le caratteristiche, ma senza eccessi estetici. Si volle costruire una cittadina vivibile e tranquilla, una via di mezzo tra città e campagna, così si applicarono le teorie sulla città giardino di Ebenezer Howard. Nulla che colpisca particolarmente, anche se dei pannelli propongono diverse tipologie d’itinerario attraverso Cusano Milanino.
Proseguendo il viaggio in tram si scorgono manifesti che annunciano incontri pubblici contro la mafia in Brianza. Ci troviamo dentro una zona ad alto livello di infiltrazioni. L’inchiesta di luglio ha sconvolto le acque: molti indagati, arresti, politici che hanno dovuto dimettersi…
Dopo la piccola traversata da Bollate ad Arese decido di avventurarmi in un tour giornaliero in direzione di Desio, uno dei paesi della Brianza coinvolti nell’”Operazione Infinito”, il blitz estivo con cui i carabinieri arrestarono oltre 150 persone legate alla ndrangheta. A Desio la situazione è più pesante che altrove: dopo il coinvolgimento di alcuni consiglieri comunali, la giunta si è dimessa in toto. Chiaro che dire “c’è del marcio in Brianza” è riduttivo.
Opto per andarci con i mezzi pubblici. Il tram Niguarda – Desio (via Cusano) è una tramvia storica, credo l’unico esempio milanese di tram con tre vagoni separati. Questa linea, che in origine arrivava a Giussano, fu inaugurata alla fine del 1800 poi, poco alla volta, ridotta.
Quasi tutta è su corsia preferenziale e su binario unico tranne un breve tratto doppio che consente ai due tram che battono la tratta di incrociarsi. È facile pensare che stia percorrendo la strada della soppressione. Anche nelle ore di punta la linea è poco frequentata a causa di una lentezza clamorosa…
Piccola traversata dell’hinterland: Bresso e Cusano Milanino
“Alza il coperchio, c’è ancora Milano” titolava un articolo di 15 anni fa del Corriere. Si parlava di sottopassi della metropolitana. C’è stato un momento tra gli anni 60′ e gli anni 80′ in cui si tentava di realizzare il sogno di Centostazioni applicato alle metropolitane: un restyling che rendesse i sottopassi frequentati luoghi commerciali con bar e negozi di ogni genere.
Celebre quello che da Cordusio conduce a Duomo, dove vennero piazzati negozi e vetrine pubblicitarie. Vi ricordate lo Zoccolaio (che da tempo si è spostato presso corso Buenos Aires), luogo di pellegrinaggio di tamarri in bigiata libera? Ci trovavi capi d’abbigliamento plastificati a dir poco allucinanti, pane per i denti di una sottocultura abominevole. La via commerciale sotterranea ha vissuto un lungo medioevo per risvegliarsi recentemente con nuovi negozi. Non sembra che si facciano affari da leccarsi i baffi.
Una storia più triste è quella del sottopasso di De Angeli, che non è mai nato nonostante sia stato costruito. Una di quelle storie milanesi pazzesche che hanno il retrogusto amaro delle tangenti (ha ventilato questa più che plausibile ipotesi un ingegnere che ha partecipato al progetto), come il tremendo Quartiere delle Rose di Pieve Emanuele.
Continua a leggere: Cronache dal sottosuolo: il sottopasso abbandonato di piazza De Angeli
Gli evangelici sono molto più pratici dei cattolici. Non è un caso che, secondo una delle più importanti teorie sociologiche, sia lo spirito aggeggione dei protestanti ad aver dato il la al capitalismo. In via Padova c’è una chiesa evangelica esemplare che convive con un’officina per la riparazione delle automobili.
L’annuncio “Gesù Cristo è il Signore” è affiancato da quello “Olio + filtro 55 euro”. La chiesa-garage è un punto di riferimento per la Comunità Cristiana dello Spirito Santo che in questo luogo può pregare e organizzare attività di supporto ai fedeli.
Non è raro trovare comunità religiose di recente costituzione piazzate in luoghi totalmente de-contestualizzati e costrette ad arrabattarsi per affittare una casa del Signore (i palazzinari non concedono sconti, nemmeno per Dio) capace di contenere tutti i fedeli. Quelli del Ministero di Sabaoth, di cui ci siamo occupati a lungo, come luogo di culto adottano un teatro.
Dopo la chiesa “più corta” di Milano e quella in vendita, passiamo ad una piuttosto insolita, almeno vista la location: l’interno della Stazione Centrale. La piccola cappelletta è una delle poche cose rimaste, oltre ai treni, dopo il volento restyling che ha investito la perla d’architettura fascista. Attualmente è l’unico luogo nella stazione dentro il quale non si può comprare nulla!
Per questo, chi fosse affetto da sindrome d’acquisto compulsivo, può rifugiarsi in questa oasi di pace e sedersi lontano dall’andirivieni di chi arriva e di chi parte. Si trova presso il binario 21 ed è dotata di una cinquantina di posti (quasi tutti sempre liberi). Difficile trovare una “sala d’attesa” più ospitale.
Chissà se aumenta il prestigio dell’azienda se la sede è un oratorio. Oppure se, in quanto tale, potrà continuare a non pagare l’Ici. Di certo si resta sorpresi nel vedere un cartellone sul portone della chiesa con scritto “vendesi”, segue un numero di telefono.
La storia di San Carlo alle Rottole, all’incrocio tra via Tolmezzo e via Palmanova, ha dell’incredibile e a suo modo ci racconta di una grottesca speculazione edilizia. Originaria del XII° secolo, la chiesa fu rasa al suolo negli anni 60′ per la costruzione dell’edificio attiguo. Ma questa era protetta dalla Soprintendenza ai monumenti che, con una sentenza alquanto rocambolesca, ne obbligò la ricostruzione.
Se volete saperne di più sulla storia di questo oratorio, su internet non trovate praticamente nulla. Però c’è un libro di Leonardo Borghese, “L’Italia rovinata dagli italiani”, che allo scempio di San Carlo alle Rottole dedica un capitolo.
Ci siamo occupati sovente dell’affaire Santa Giulia, la città nella città progettata da Norman Foster, concentrandoci sui vari scandali che hanno accompagnato e seguito l’edificazione degli enormi palazzoni di Rogoredo Montecity. Solo per citare i fatti più eclatanti: riciclaggio, frode, appropriazione indebita, arresti di imprenditori e bonificatori che non hanno fatto il loro lavoro. Infine l’onnipresente ombra delle tangenti. Hanno cominciato a circolare per Montecity già una ventina d’anni fa con la giunta di Paolo Pillitteri, leggete questo articolo scritto da Alessandro Sallusti su un Corriere del lontano 1992.
Poi scoppiò Tangentopoli. Albertini, a parte far sventrare Milano per costruire inutili parcheggi, puntò su altre zone, tipo la Bicocca-Pirelli. Ma ad un certo punto venne fuori, col carisma di un salvatore (Ligresti), l’immobiliarista cavaliere Luigi Zunino che inizierà i lavori e li farà male. Nel 2007 la crisi finanziaria si fa sentire sulla sua Risanamento Spa che sarebbe bellamente fallita se non ci avessero messo lo zampino le banche. L’edificazione viene affidata a delle cooperative e il progetto di Foster abbandonato. Ora l’obiettivo è salvare la faccia ed evitare che Santa Giulia diventi uno di quei quartieri fatti a metà.
Ma una domanda sorge spontanea: com’è Santa Giulia dal punto di vista di chi ci abita? Ci sono i servizi e le comodità di un comune quartiere o è ancora tutto imballato e transennato?
Santa Giulia Rogoredo Montecity
Continua a leggere: Reportage: Santa Giulia Rogoredo Montecity, lo stato dei lavori
Uno dei luoghi più affascinanti di Milano è dove via Giulini fa angolo con via Porlezza, tra via Dante e via Meravigli. Penso sia in assoluto il posto più difficile da raggiungere in automobile.
Sono almeno tre le particolarità di questa piazzetta. La prima è naturalmente quella che dà il titolo al post, la Chiesa più corta di Milano cioè la Parrocchia ortodossa dei Santi Sergio, Serafino e Vincenzo, tre santi per una chiesa minuscola, frequentata la Domenica mattina da fedeli dell’Est Europa.
La chiesetta, semplice ed umile, è stata presa in affitto nel 1996 da Padre Dimitri, la guida spirituale della piccola comunità che ci gravita intorno. Ora è un luogo di scambio e di socialità per tutti i fedeli della “grande Russia” che a Milano si trovano per lavoro. La storia dettagliata si trova in un interessante articolo pubblicato su Jesus.