
Buone notizie per chi cerca un lavoretto invernale: AMSA è alla ricerca di mille spalatori di neve, da utilizzare in caso di emergenza. Partiamo subito: quanto pagano? Neanche malaccio: leggo nel comunicato che “il compenso per l’attività - 8 ore - prestata in orario diurno è di 100 euro lordi, corrispondenti a 75 euro netti, e in caso di lavoro notturno, di 120 euro lordi (90 euro netti)”. Come fare e entrare nella lista dei mille?
Molto semplice: andate sul sito AMSA, alla pagina reclutamento spalatori neve, e poi vi registrate su quest’altra pagina. In caso di emergenza neve verrete contattati, con queste modalità “chi ha dato la disponibilità sarà convocato con una telefonata vocale registrata, attraverso la quale verranno comunicati l’ora e il luogo del ritrovo.”. Qualcuno di voi ha svolto una lavoro del genere gli anni passati?
Chissà se anche quest’inverno ci troveremo sommersi come a Natale 2009, vi ricordate della nevicata a Milano e delle bellissime foto di Alessio Mesiano?
Premessa: domenica mattina avevo tempo e voglia di fare qualche foto in giro: così ho tirato fuori dal cassettino una vecchia idea, e un’idea del genere mi piacerebbe applicarla anche ad altre categorie professionali che lavorano in città. Voi quali suggerite? Parto io: meccanici, ciclisti, pescivendoli.
Gli edicolanti di Milano si alzano presto, lavorano dodici ore e fanno una settimana di vacanza l’anno. Sempre se non chiudono il tempietto (l’etimo della parola edicola) ad agosto, quando i milanesi sono in vacanza e i giornali li prendono da un’altra parte. Gli edicolanti sono guardiani: custodiscono abitudini, vedono tutto, sorvegliano pezzettini di vie o piazze. Qualche volta sono anche tabaccai: quasi sempre vedi le occhiaie che spiegano l’alba cui si sono svegliati per tanti giorni di fila.
Sono tutti imbacuccati: adesso non fa ancora freddissimo, ma loro sono già lì, con la giacca invernale, a stare fermi tutto il giorno. A distribuire quotidiani, settimanali, mensili, qualcuno vende anche altro, roba che c’entra niente. E quel qualcuno ti dice “Ma no, solo coi giornali non campiamo più” e mette in mostra pile, giocattoli, caramelle, gomme da masticare, buste piene di chissà cosa, scemenze che chissà quanti bambini chiederanno alla madre di portare a casa e lei cederà per sfinimento.
Qualcuno si lamenta; della crisi, dei giornali, dice che “i quotidiani bene o male tengono”, ma per il resto c’è da piangere, non compra niente nessuno. “Forse perché c’è poco che val la pena di leggere”, aggiunge. Qualcuno la prende con molta filosofia. Mettono in mostra un po’ di tutto, tutto per tutti. Pochi ti dicono che non gli va di fare una foto e due chiacchiere: sono tutti contenti che qualcuno li noti non per lasciare giù un euro e venti, cioè quanto costa oggi un numero del Corriere della Sera.
Arrivano da un po’ ovunque, anche dalla Cina, sorvegliando viali trafficati e di passaggio e piazze dove tutti bene o male passano qualche volta, e sbucano dalla finestrella appoggiando sigarette sui posacenere dietro la guardiola: abitano spesso vicino a dove lavorano, o anche no. Qualche volta, come il Manzoni in piazza Duca d’Aosta, a due passi dalla Stazione Centrale, hanno anche dei compagni con cui condividere la giornata. Dei passerotti che mangiano a pochi passi dai giornali in mostra.
L’altro ieri abbiamo lanciato l’idea e a 02Blog sono arrivate un sacco di foto delle vostre scrivanie, dei vostri luoghi di lavoro, insomma, del posto dove la maggior parte di noi passa la giornata. Oggi seconda e ultima infornata di foto, con stazioni radiofoniche, studi con finestrone sul parco e anche una postazione casalinga.
Ieri avevamo lanciato l’idea: dove lavorano i milanesi? Come sono fatte le loro scrivanie? E ieri sono arrivate un po’ di foto che abbiamo selezionato: le trovate nella gallery. C’è di tutto: dalle redazioni di settimanali alle sale di registrazione, da spazi ordinatissimi e asettici, ad altri più caserecci - o direttamente casalinghi - come è normale che sia.
Se non ci avete ancora mandato le vostre foto, potete farlo che magari facciamo una seconda puntata. La mail è la solita, quella dei suggerimenti.
Stage non retribuiti o sottopagati, lezioni private, babysitting, lavori in nero di ogni tipo, collaborazioni o, quando va bene, contratti a progetto rinnovati a oltranza: non è certo una leggenda che di questi tempi per i giovani non sia una passeggiata. Tra l’altro sono sicuro che molti dei lettori in questa situazione ci siano passati o, magari, ci sono ancora incagliati.
Bene, per tutti coloro che hanno tra i 18 e i 29 anni non ancora compiuti e non sanno dove sbattere la testa, per il terzo anno consecutivo il Comune di Milano ospiterà 76 volontari del servizio civile nazionale. Assistenza ad anziani, ragazzi e bambini in difficoltà, compiti di protezione civile e tutela del territorio e dell’ambiente, cura e gestione del patrimonio artistico e culturale della città, educazione e promozione culturale: questi sono gli ambiti di riferimento dei 22 progetti proposti dal Comune.
Certo, lo stipendio - 433,80 € - non è quello di un consulente di Finmeccanica e il lavoro potrebbe non essere adrenalinico come quello di un reporter di guerra. Ma si sa, con i tempi che corrono per molti potrebbe essere un buon modo per tirare avanti, farsi qualche esperienza in più e mettersi in gioco. Fare domanda non costa nulla.
Per capire meglio di cosa si tratta e per sentire le testimonianze di quelli che ci sono passati l’anno scorso è stato organizzato un incontro mercoledì 12 ottobre alle ore 15, in occasione dell’uscita del bando 2011, al centro Informagiovani dietro piazza Duomo. In ogni caso, per presentare la domanda di partecipazione a uno dei progetti c’è tempo fino a venerdì 21 ottobre 2011, alle ore 14.00.
Quante le sono le imprese dei “nuovi milanesi” a Milano? Una su quattro. Si fa presto a ragionare per senso comune - in parte, a ragione - e vengono in mente parrucchieri (ne scrivevamo un annetto fa) e bar cinesi, trasportatori sudamericani, ristoratori egiziani, panettieri sempre provenienti dall’Africa del nord. Vediamo qualche numero reale per farci un’idea: è molto utile a riguardo l’elaborazione Lab MiM della Camera di commercio di Milano su dati Registro Imprese.
È uscita ieri - volendo potete scaricarla qui in formato .doc: a Milano sono 13.914 le imprese gestite da stranieri - su un totale di 53.851 imprese individuali - tra queste, un buon 86% ha un titolare extracomunitario, e in questo sottoinsieme le nazionalità sono divise in questa maniera: egiziani (24%), cinesi (20%) e marocchini (7%).
nel 2011 sono infatti 76 le vie in cui le imprese con un titolare italiano rappresentano una minoranza (considerando solo le ditte individuali). In due anni sono più che raddoppiate (erano 32 nel 2009: +138%, e 51 nel 2010: +49%). Tra tutte, via Pietro Crespi (con una densità di imprese straniere pari al 91,4% del totale), seguita via Arquà (85,7%). Superano una densità dell’80% anche via Busseto, via Fusinato, via Torelli, Via Tracia, Via Conegliano, via Bramante e via Bassano del Grappa.
Si legge nella ricerca. E ancora:
Delle quasi 14 mila ditte individuali con titolare un cittadino straniero presenti nel comune di Milano, il primato va anche quest’anno a via Padova con 336 imprese (il 2,4% del totale) e con una densità di imprese etniche sul numero complessivo di ditte individuali attive nella via pari al 59%. A prevalere in via Padova sono soprattutto le imprese egiziane (pari al 33% del totale stranieri: +2% rispetto al 2010), seguite dalle cinesi (20%: +1%). Dietro a via Padova, si conferma viale Monza con 223 imprese straniere, soprattutto di egiziani (27%: -1) e di cinesi (24%: +1%), e poi via Imbonati (150 imprese, con egiziani in testa con il 37%).
Dati davvero molto interessanti, trovate tutto il comunicato dopo il salto insieme a due tabelle riassuntive nella gallery.
La notizia non farà certo strappare i capelli a chi abita a Milano, ma forse potrebbe far sorridere un po’ chi guarda da fuori la nostra città e sogna che possa diventare una città un po’ più europea. Pensate a tutti gli studenti italiani e non che vorrebbero venire a conoscerla, agli aspiranti designer che spedono follie per trovare una stanza alla settimana del Salone del Mobile, o semplicemente chi vorrebbe venire in città per un concerto o un evento e non può permettersi un albergo. Chissà perché il sistema degli ostelli funziona un po’ ovunque ma da noi non ha mai attecchito.
La speranza però si chiama Ostello Bello, che aprirà i battenti in agosto ma solo a settembre sarà ufficialmente inaugurato. L’Ostello Bello si trova in Via Medici 4, a pochi passi dal centro. La filosofia, espressa dai soci poco più che trentenni, è che non si tratti di un luogo dove semplicemente trascorrere le notti di una vacanza low cost, ma vuole ambire a diventare un luogo di scambio tra i viaggiatori e per gli stessi cittadini.
Su Facebook è già disponibile la pagina ufficiale dell’Ostello Bello.
Update - Come qualcuno ha sottolineato nei commenti, a Milano di ostelli ne esistono già, forse un po’ meno centrali (leggete questo post).
Ma voi lo sapevate che a ottobre c’è il Censimento 2011? Ne fanno uno ogni dieci anni, l’ultimo è stato nel 2001, quindi fate i vostri conti. La buone notizia è che se siete in cerca di lavoro, il Comune di Milano e l’Ufficio Comunale di Censimento del Settore Statistica e S.I.T. cercano rilevatori.
Insomma, persone che vadano in giro - ma non solo, leggete il bando dopo il salto - per il 15° Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni, che si svolgerà da ottobre 2011 a giugno 2012. Requisito segnalato sul sito del Comune è il diploma di scuola secondaria di secondo grado, oltre alla partecipazione alle riunioni di formazione.
Per presentare la domanda avete tempo fino al 18 luglio 2011, trovate tutte le informazioni nel pdf con il bando sul sito del Comune. Lo trovate integrale anche dopo il salto, se invece volete saperne di più sul 15° censimento della storia d’Italia - il primo fu nel 1861 - tutto sul sito Istat.
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Precari a Milano, secondo episodio. Un paio di settimane dopo la storia del tracciatore in Fiera, questa volta restiamo nel milieu dei lavoretti con cui spesso ci si riesce ad arrabattare durante gli studi. Ci si fa un gran mazzo, ma ne vale la pena - per tanti motivi, tra cui la remunerazione.
L’attacchino dei manifesti del cinema
Uno dei lavori più faticosi, ma più redditizi che mi sia capitato di fare a Milano per tirare su qualche soldo è l’attacchino di manifesti promozionali dei cinema. In pratica significava alzarsi ogni venerdì mattina verso le 7, per dei mesi, guardare fuori dalla finestra e sapere che, con qualsiasi tempo – dalla pioggia torrenziale di aprile, alla nevischiata ghiacciata di febbraio – sarei dovuto uscire, in groppa alla mia bici, e affrontare circa tre ore di viaggio tra le trafficate vie di Milano per attaccare una cinquantina di poster in altrettanti bar.
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Inizia oggi una rubrica settimanale che chiameremo precari a Milano: una specie di viaggio al termine della notte, quella notte in cui la generazione dei nati negli ottanta sta annaspando. Una notte entro i cui confini dello schiavismo e del lavoro si confondono, esattamente come lo sfruttamento e l’opportunità.
Una notte che però sembra paradossalmente piacerci talmente tanto da farci fare la fila. Sarà un viaggio in una realtà che molti di noi conoscono per averla provata sulla propria pelle, ma che molti altri forse non sospettano, ma sarà anche un viaggio semiserio, perché lo scopo di questa rubrica non è il lamento: ma la catarsi.
E poi perché in fondo l’unica risorsa di questo esercito di precari che aspettano invano il loro Brancaleone, è proprio quello di ridersi addosso, di non prendere sul serio la propria sfiga. Vi garantiamo che ognuna delle schegge di vita che leggerete su queste pagine è vera e fa parte dell’esperienza di qualcuno che vi sta attorno.
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