Milano apre agli altri culti. Martedì sera è arrivato il voto a sorpresa del consiglio che - in materia di futuri assetti urbanistici - approva due emendamenti presentati da Rifondazione, destinati a far discutere. Il primo prevede la costruzione di “luoghi di culto per tutte le religioni” mentre il secondo prevede “la garanzia di luoghi di culto per tutte le religioni rappresentate in città”. Moschee, sinagoghe, templi e monasteri buddisti…
Una differenza sottile quella che corre tra i due emendamenti, ma la sostanza la riassume con soddisfazione la prima firmataria di entrambe le modifiche al Progetto di Governo del Territorio originale (approvato nel luglio scorso) Patrizia Quartieri di Rifondazione: “Con queste modifiche garantiamo il diritto di culto a tutti, anche a chi prega nelle moschee”.
La stessa Quartieri ha anche presentato un terzo emendamento in cui proponeva l’individuazione di un area destinata alla sosta e al transito dei Nomadi. Emendamento approvato con 11 voti a favore e 9 contrari. Ora inizia la battaglia per stabilire quale sarà. Prevedibile epidemia di nimby - not in my backyard - in vista.
Mai stato rapinato di alcunché nella mia vita. A Milano mi è capitato di fare a botte meno di dieci volte in 28 anni, solo e rigorosamente con italiani: motivo per cui, basandomi sulla mia misera esperienza, non mi sento particolarmente in pericolo in via Padova, o in Pellegrino Rossi, non parliamo di Paolo Sarpi, che ci sono in pratica cresciuto avendo fatto il liceo da quelle parti.
Per questo motivo, tendo a temere molto di più la cretineria degli italiani, se incontrati in gruppo, che quella degli stranieri: ma sono punti di vista che derivano, per l’appunto, dall’esperienza. Le “minoranze etniche” milanesi, non mi hanno mai fatto paura, magari qualche volta fastidio, ma quel fastidio piccolo borghese, non mi viene un’altra parola per definirlo, che ti togli a forza, sapendone l’idiozia, ragionando.
Una di queste minoranze, sulle quali cerchi di farti passare il fastidio ragionando, è quella rom…
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Siete stati ben in trecento a dire la vostra rispondendo al nostro sondaggio di settimana scorsa: “Basta alle insegne ‘incomprensibili’ a Milano, sì o no?”. Il 62% dei votanti ha espresso parere favorevole all’emendamento proposto dalla Lega – e che insieme ad altri due è stato a proposito respinto (ne leggete su www.stranierintalia.it) perché estraneo ai contenuti del decreto cui sarebbe stato incluso – il 28% si è detto contrario e un 10% ha chiarito che la cosa non gli fa né caldo né freddo.
Un giro per Affori mi era bastato per capire come a Milano le insegne siano tuttora, in gran parte, scritte in italiano/lingua straniera (la metà di quel 62% di cui vi ho scritto sposa già questa soluzione). Ideogrammi e caratteri arabi possono convivere insieme all’alfabeto latino e anzi conviene agli stesi proprietari chiarire che cosa il loro negozio venda o proponga. Ma cosa chiedeva il Carroccio? Condizionare “all’uso di una delle lingue ufficiali dei Paesi appartenenti all’Unione europea ovvero del dialetto locale” le insegne dei negozi in tutta Italia.
Dalla statua dei caduti, un soldato che sull’attenti guarda via Padova con da via Don Orione alle spalle, fino all’oasi verde del parco Trotter ci sono più o meno 4 chilometri, una distanza che io, nato proprio di fianco a quel soldato di marmo e cresciuto tra i padiglioni del Trotter, ho percorso migliaia di volte, di mattina, di pomeriggio, di sera, di notte, con ogni mezzo di trasporto, a piedi, in bicicletta, in macchina, con la 56.
Posso tranquillamente dire di averci vissuto alcune tra le più grandi emozioni della mia vita in quei 4 chilometri, ci sono cresciuto. Eppure ieri sera, quando con tantissime altre persone – a occhio direi tra le 2000 e le 3000 – ho percorso quegli stessi 4 chilometri, per la prima volta ho percepito un senso fantastico di pace e di leggerezza che mai mi era capitato di provare in via Padova, un senso di comunità, una bellissima emozione.
Sì perché ieri sera c’erano tutti: c’erano gli italiani, c’erano gli arabi, i sud americani, c’erano i cattolici, i mussulmani, gli atei, c’erano gli anziani, i lavoratori, c’erano i bambini, e tutti insieme formavano una folla che parlava cento lingue diverse, che vestiva in cento modi diversi, che aveva cento tonalità di colore diverse, ma che sorrideva nello stesso modo.

Un emendamento al decreto legge incentivi potrebbe cambiare la fisionomia della nostra città. O meglio, fare scomparire insegne di negozi come quello della foto che apre il post. Se non siete ferrati con il mandarino solo avvicinandovi alla vetrina potreste capire che vende accessori come decine di altri negozi a Milano.
L’ANSA riporta come la Lega abbia proposto tre emendamenti al decreto: esame di italiano ai cittadini extra-comunitari che vogliano aprire un’attività commerciale, incentivi alle aziende che assumano cittadini comunitari e infine, leggiamo su “il Giornale” di oggi:
Ai Comuni, si propone di dare la possibilità di condizionare le autorizzazioni all’uso di una delle lingue ufficiali dei Paesi appartenenti all’Unione europea, oppure di un dialetto locale.
Non è chiaro come siano considerate le insegne “miste”, ad esempio; ideogrammi e testo in italiano (penso a molti parrucchieri) oppure, caratteri cingalesi e “sotto insegna” in inglese. Per quanto riguarda l’esame di italiano non sarebbe obbligatorio ma a discrezione di ogni singola Regione. Ma voi cosa ne pensate? Il sondaggio dura una settimana, commenteremo i risultati sabato 1 maggio.
Foto | Un negozio milanese by 02blog

Ricordate la vicenda? Era la scorsa estate quando una donna di 38 anni venne multata da un vigile per “atti contrari alla pubblica decenza” a causa di una tintarella a seno nudo alle due del pomeriggio sull’erba del parco di Largo Marinai d’Italia. Sono passati appena dieci mesi e la protagonista della storia è stata condannata a pagare 250€ nonostante una difesa appassionata.
Difficile immaginare un esito diverso dato che Milano si trova in Italia e non in nazioni come la Germania dove vigono altri costumi riguardo all’essere svestiti in pubblico. A partire dalla capitale Berlino, ad esempio, il nudismo è tollerato – in uno spazio appositamente riservato – nel parco più grande della città, il Tiergarten. Voi cosa ne pensate? Rispondete al nostro sondaggio, avete tempo fino a mezzanotte.
Foto | Curran Kelleher by Flickr

Approfitto di una notizia apparsa sul New York Times a proposito della (presunta) pericolosità dei nuovi tabelloni elettronici che si vanno diffondendo negli States. In provincia di Milano ne ricordo solo due, uno sulla Varesina dopo Bollate e l’altro a Cormano, entrambi a Led. A parte l’eccessiva luminosità non mi sembrano così invadenti! O sono così diversi da quelli tradizionali? In autostrada sono fastidiosi ma grazie al cielo diffondono solo annunci e a parte rallentare gli automobilisti sono innocui.
Forse ci attende un futuro alla Minority Report perché sono già sul mercato tabelloni intelligenti (potete leggerne qui, inquietanti…) che mai mi sarei aspettato inventassero. Una fotocamera posta dietro all’insegna ci “legge” una volta che ci passiamo davanti e un software decide quale pubblicità far apparire sullo schermo Lcd, quasi come nel film di fantascienza con Tom Cruise. Brividi. Per ora però parliamo dei tabelloni giganti che ci bombardano di spot ogni sera mentre magari sfrecciamo in auto verso casa o corriamo a prendere la metro. Il sondaggio dopo il salto.
Continua a leggere: Insegne pubblicitarie elettroniche a Milano, favorevoli o contrari?
A Milano il multiculturalismo è una realtà. Lo dimostra il giovane rapper Zanko che ha dato alle stampe l’album più multietnico della storia italiana “MetroCosmoPoliTown”. Lui è siriano, d’origine, ma italiano di fatto, essendo nato e cresciuto a Milano. Qui si ribaltano le concezioni: E’ normale un arabo bianco? E un italiano nero? Ne parliamo con lui e l’intervista che segue è un bell’esempio di lucida riflessione di un’Italia che sta cambiando sotto i nostri occhi.
Di cosa parlano i tuoi testi?
Non c’è un argomento fisso, parte tutto dall’ispirazione, da una riflessione. E’ ovvio che tante mie riflessioni riguardino la mia doppia cultura e la mia posizione privilegiata nel vedere le cose perchè ovviamente ho una visione contemporanea su 2 mondi che mai come oggi si sentono cosi contrapposti.
Continua a leggere: L'intervista al rapper Zanko, il siriano di Milano "Metrocosmopolitano"

In Triennale da non perdere fino al 10 gennaio è possibile visitare la mostra “La città fragile“. L’esibizione, leggiamo sul sito della Triennale, “attraverso documenti fotografici, video, illustrazioni, mappe, dati statistici emblematici, vuole rappresentare alcune fragilità della città contemporanea mettendo in scena il rapporto tra le comunità”. Dalle comunità agite dal risentimento, dalla chiusura verso l’altro e dalla ricerca di un capro espiatorio, a quelle che cercano di farsi carico delle fragilità agendo nel sociale. Una mostra toccante su una Milano invisibile o che, meglio, ci rifiutiamo di vedere. Per altre informazioni potete visitare il sito cliccando qui.
Ingresso gratuito, orari:
Lunedì chiuso
Martedi/domenica 10.30-20.30
Giovedì 10.30-23.00
Foto | La città fragile
Il campo rom di via Rubattino è stato sgomberato dal Comune, ma ancora non si sa che fine faranno i 36 bambini che ogni giorno dal campo andavano nella vicina scuola “Bruno Munari” di via Feltre e che adesso rischiano di perdere quella piccola opportunità di educazione e scolarizzazione.
È questo il succo della lettera aperta scritta dall’associazione di genitori di quella scuola per denunciare la situazione e provare a cercare insieme una soluzione.
Ora questi bambini hanno perso tutto e noi abbiamo perso l’occasione di dimostrare loro che siamo un Paese democratico capace di accogliere persone e culture diverse dalla nostra, magari in difficoltà. Abbiamo perso l’occasione di dimostrare ai nostri figli che la tolleranza e la convivenza civile sono valori alla base di una società democratica e che le diversità devono essere vissute e valorizzate come risorse.
Da quando il campo è stato sgomberato almeno una decina di bambini rom hanno continuato ad andare a scuola, anche grazie ai genitori dei loro compagni italiani che si sono dati da fare per accompagnarli; manca però un intervento delle autorità che possano garantire il diritto allo studio, valido per tutti sia italiani sia immigrati sia rom.
In seguito agli sgomberi di Rubattino e di via Forlanini, Milano Città Aperta ha convocato per domani, 2 dicembre, una fiaccolata di solidarietà alle 18 da piazza San Babila a piazza Fontana. Intanto è quasi un paradosso che a preoccuparsi per i bimbi rom siano i genitori degli altri bambini che andavano a scuola con loro.