Un paio di mesi fa vi avevamo chiesto qual è il quartiere della città in cui non vorreste mai e poi mai abitare, ora riduciamo la scala di un ordine di grandezza e dal quartiere ci spostiamo alla casa. Qual è il palazzo più orribile di Milano?
Questo sondaggio, il cui esito finale sarà una raccapricciante fotogallery degli scempi archittetonici milanesi a uso abitativo, ha bisogno del vostro aiuto: inviateci le immagini di quelli che ritenete i palazzi più brutti di Milano alla nostra mail.
Come fonte d’ispirazione, gustatevi il confronto tra la scrostata costruzione all’angolo tra via Giuseppe Ferrari e via Carlo Farini e i nuovi grattacieli sullo sfondo.

Ragazzini e anziani muoiono per le vie di Milano, troppo spesso: due giorni fa il Comune per migliorare la sicurezza e la segnaletica stradale ha deciso di destinare il “50% degli incassi delle multe, sulla base della previsione del 2011, a interventi per rendere le strade più sicure” (fonte: Comune di Milano). Una fatalità forse, scrive il Giorno, ha intanto provocato la morte di un giovanissimo ciclista.
Tante volte da scooterista mi sono trovato a passare da via Solari, spesso mi sono trovato in difficoltà anch’io per la presenza di auto in sosta vietata o in doppia fila e ho dovuto invadere la corsia del 14. Giacomo Scalmani ha avuto l’unico torto di tentare di rientrare a casa in bici, una innocua caduta e un tram gli ha tolto la vita, Arturo vi racconta l’accaduto in questo post con le riflessioni del presidente di Ciclobby.
La dinamica non è ancora chiara. Un lettore del Giorno, Gianfranco, sottolinea: “Il problema non è il fondo stradale bagnato; la corsia è sempre occupata da auto in sosta 24 ore su 24 nonostante il divieto, è pericolosissimo per le biciclette ma anche per moto e auto”. Segnalateci nei commenti le vie che il Comune dovrebbe iniziare a mettere in sicurezza perché ormai troppo pericolose.
Foto | Via Solari, Paolo Mazzo by Flickr

Il fenomeno delle bici vendute in Fiera di Senigallia è noto a tutti i milanesi. Tutte “rubate”? Sottratte ai loro legittimi proprietari? Come vogliamo definirle? La nostra Polizia Locale le chiama con un eufemismo “biciclette di dubbia provenienza” e sabato ne ha sequestrate 35 arrestando anche una persona. Nelle foto della gallery riconoscete qualche vecchia conoscenza? Il numero da chiamare è 020208.
Com’è possibile che dopo anni di immobilismo sia accaduto qualcosa direte voi? Nel corso del tempo il mercatino delle “bici usate” in Fiera sembrava una delle costanti della vita quotidiana di Milano… Pare l’impulso sia venuto da un incontro tra l’assessore Franco D’Alfonso, il comandante della Polizia Locale Tullio Mastrangelo e gli operatori dello storico mercato dei Navigli (fonte: www.comune.milano.it).
L’assessore alla Sicurezza Marco Granelli ha preso la palla al balzo invitando chiunque sia stato derubato della propria bici a denunciare i furti presso i comandi della Polizia Locale, “quando è possibile con fotografie”. Insomma, di certo a questo sequestro dovranno seguirne altri ma iniziate a scorrere le immagini messe a disposizione dal Comune, magari ritroverete la vostra!
Foto | www.comune.milano.it).

Che Milano non sia una città per ciclisti e biciclette è pacifico. In molti però sta crescendo la convinzione che Milano non sia neppure una città per pedoni. Appena due anni fa era stata eletta dall’ACI come la città con le strade meno sicure d’europa. Indiziati numeri uno, gli attraversamenti pedonali: pochi, pericolosi e mal segnalati. In una città dove le auto sono ovunque e sfrecciano da destra e sinistra a tutte le velocità, per chi vive la vita di quartiere questo è un problema reale. Ma dove si trovano gli attraversamenti più pericolosi?
In Corso XXII Marzo, all’angolo Viale Piceno, c’è n’è uno dei peggiori. Qualche settimana fa, come ha denunciato il comitato dei residenti, “una anziana signora e il suo cane si accingevano ad attraversare il passaggio pedonale quando un grosso camion, nel fare manovra per svoltare, l’ha agganciata e trascinata insieme all’animale sotto una ruota. Ill cane è morto e l’anziana ha riportato gravi lesioni agli inferiori e si trova in prognosi riservata”. Un’altra strada “maledetta” è via Beatrice d’Este (e in generale la circonvallazione in quel tratto) che spesso si trasforma in teatro di incidenti anche mortali. In viale Monte Santo, i pedoni possono aspettare parecchi minuti prima che le auto si accorgano di loro e li facciano passare sulle zebre, mentre sui Bastioni di Porta Venezia gli automobilisti che si fermano a far passare chi deve attraversare la strada rischiano il tamponamento. In Città Studi, nel progetto di trasformazione del Campus universitario progettato da Politecnico e Statale, uno degli obbiettivi principali è quello di instaurare un’isola pedonale per eliminare il traffico intorno a piazza Leonardo Da Vinci e cancellare gli attraversamenti pericolosi. In zona 9, infine, alcuni cittadini hanno realizzato addirittura una mappa on-line per censire tutti gli incroci a rischio della zona.
Voi conoscete altri attraversamenti pericolosi in città? Mandateci le vostre segnalazioni.
Foto | Flickr
Esiste un romanzo di cui noi tutti saremo condannati ad ignorare l’inizio e la fine. E’ il romanzo di Milano, scritto dalla gente che la vive, con penne, pennarelli, pennelli e bombolette, sui muri e sui cartelli appesi un po’ dovunque. E’ il romanzo a cui partecipano, inconsapevolmente, i personaggi più vari, che in ogni angolo della città vergano quotidianamente chilometri di pensieri, notizie e informazioni sugli spazi bianchi che l’architettura urbana concede. Una comunicazione permanente e orizzontale, rivolta a tutti, ma resa precaria dal vento e dalla pioggia.
Di questo romanzo, dicevo, non conosceremo mai l’inizio né la fine, e forse solo i più accorti intuiranno la trama. In questa gallery, senza pretese di alcun tipo e con tanta spensieratezza, vi riportiamo una sintesi su scala infinitesimale di tutto quello che viene scritto sui cartelli appesi in città, con una piccola descrizione di ciascuna foto, per contestualizzarla. Un viaggio che racconta un mondo parallelo, niente che sia mai stato riportato dai giornali o dalle tv. C’è ironia, buon gusto, severità, ignoranza, civetteria, rabbia.
Ci sono i sentimenti, i desideri e le ambizioni della gente. Ci sono gli ordini e le richieste. Ma dettato dall’istinto o dalla legge che sia, ciascuno di questi cartelli racconta un pezzetto microscopico di Milano. E chi siamo noi per ignorare anche uno solo di questi pezzetti? Buon viaggio.
Oggi leggendo la newsletter di Arcipelago Milano sono finito su un pezzo di Emilio Vimercati in cui si elencano un po’ di numeri sul consumo di suolo a Milano. Quanto stiamo costruendo - anzi: stanno costruendo - in questa città? Parecchio: e il suolo è una risorsa a termine, non è che sia infinita. Dopo il salto qualche numero, qui vi butto giù due righe per inquadrare la situazione.
È facile cadere nel luogo comune della città che “non è mai finita”, della città “cantiere aperto”, che deve rimanere tale, in una perenne rigenerazione. È un luogo comune sì, ma a volte i luoghi comuni inquadrano bene la realtà. Questo mi sembra uno di quei casi: voi avete mai visto un anno di città senza cantieri aperti? Senza grandi opere? Senza un’impalcatura su una facciata? Parlo per me: no.
Non alludo solo all’edilizia civile, alludo anche e soprattutto alle opere pubbliche come possono essere le linee della metropolitana, o i restauri di monumenti (il Duomo quanto è stato “incartato”, vi ricordate? E le varie Porte?) Non ho mai visto la città “finita”. E credo nessuno di noi vedrà mai la città senza cantieri, una città che la vedi ed è come fosse una stanza in ordine, pensi “Ok, tutto a posto, posso buttarmi sul divano un attimo”…

Svegliarsi la mattina, scendere a slegare lo scooter e rinvenire i resti di un “banchetto notturno”. Sui Navigli è all’ordine del giorno trovare gli specchietti di moto e motorini piegati, paralleli al terreno e spolverati di bianco. Naturalmente non è borotalco, né pasta abrasiva, ma cocaina, bamba, barella, pizza, chiamatela come volete, basta che non la sniffiate (se proprio non potete farne a meno) sugli specchietti del mio scooter!
Questa volta ci hanno lasciato pure degli evidenti residui, quanto sarà? Un euro, due euro? L’unica consolazione è osservare che stanotte quelli che giravano sotto casa mia erano “sballoni gentiluomini” infatti hanno solo girato gli specchietti, senza strapparli via, come invece è capitato in passato.

A Oxford (nella foto) per darvi una idea hanno 60 km di piste ciclabili (su 45 kmq di superficie contro i 181 di estensione di Milano), a Torino per fare un esempio italiano secondo il sito del Comune piemontese ci sono circa 175 Km di percorsi ciclabili. Nella nostra città come è noto possiamo contare 135 km di itinerari dedicati alle bici fino a ora. Bene, il piano per la mobilità ciclistica 2011-2016 conta di portarli a 300 km circa. Ecco cosa accadrà:
“La giunta Moratti ha allestito un piano di aumento da 75 chilometri, che dovrebbe procedere senza intoppi; bisogna andare avanti rispettando i tempi per non perdere i finanziamenti già ottenuti. La giunta Pisapia punta però a un piano ancora più ambizioso, che preveda quasi altri cento chilometri”.
Così Gianni Santucci sul “Corriere” di oggi (qui l’articolo completo) spiega bene le intenzioni del nuovo sindaco di incentivare l’uso della bicicletta e di come con circa 30 milioni in cinque anni si possa stravolgere (in positivo per i ciclisti) la mobilità in centro a Milano. I raggi verdi per collegare le periferie al centro diventeranno realtà? Intanto rendere organica la mappa delle ciclabili meneghine non sarà semplice (godetevi il puzzle sulla mappa del “Corriere”).
Foto | Tejvan Pettinger by Flickr

Se la sono “filata” in pochi in una Milano già arrabbiata e trafficata eppure sembra essersi conclusa felicemente la polemica scoppiata ai margini delle passerelle milanesi. Problema: dove fare le sfilate in centro città? Soluzione: utilizzare lo spazio dedicato ai circa tremila caduti per la Libertà nella Loggia dei Mercanti, d’altronde ci si è fatto di tutto in passato. Cosa è capitato per dirla alla TgCom? I partigiani hanno negato il “permesso” agli stilisti.
“Vittoriosi i partigiani, soddisfatti i vertici del Comune, perplessi (ma accomodanti) i grandi della moda, rasserenati i rappresentanti della Curia. Sembra finito il ping pong sulla location delle sfilate di settembre”.
Così Paola D’Amico e Annachiara Sacchi sul “Corriere della Sera”. A complicare le cose si è infatti inserita a fine mese la cerimonia di insediamento del nuovo arcivescovo di Milano, Angelo Scola, esattamente domenica 25 settembre pomeriggio. Quindi piazza off-limits e Loggia impraticabile. A voi lettori il giudizio se la Milano Fashion Week riesce a imporsi come evento o sia vissuto come disagio. Le sfilate si terranno davanti alla Rinascente alla fine.
Foto | MITO SettembreMusica by Flickr

La prima metà dell’anno è andata, è allora tempo di bilanci come quello che ci propone Massimo Pisa su “Repubblica”: poco meno di 60.000 infrazioni (+13%) rilevate a fine luglio, oltre 4500 incidenti in meno nei primi sette mesi rispetto allo stesso periodo nel 2010. Le multe riguardano guida in stato di ebbrezza, cinture non allacciate, qualche casco (pochissimi) non indossato e forse non a sorpresa revisioni “dimenticate” e assicurazioni mai stipulate.
Questo non significa che incidenti – alcuni spettacolari con tanto di ribaltamento di vetture (ricordate l’auto sottosopra di viale Certosa?), anche gravissimi, non capitino (per non parlare poi degli investimenti volontari che sono balzati alle cronache questa estate) anzi, ma che siano meno frequenti sì. E a voi quale dei vizi dell’automobilista milanese vi sembra più imperdonabile tra quelli elencati sopra? Rispondete al nostro sondaggio!
Uberto | Flickr