La pacchia è finita, ultima settimana di vacanze per i circa 200mila studenti milanesi che il 12 settembre torneranno sui banchi di scuola. Una settimana che trascorrerà tra le impazienze e i riti che si ripetono ogni anno. Il più oneroso dei quali è senza dubbio l’acquisto dei libri di testo. Quest’anno, ad attendere mamme e ragazzi di superiori e medie, ci sono un paio di sorprese, tutt’altro che gradevoli.
La prima riguarda il tetto di spesa. Il ministero dell’istruzione ha infatti previsto per quest’anno un aumento medio dell’otto per cento dei limiti massimi per tutte le superiori. Con picchi record, come quello delle classi seconde degli istituti tecnici del settore tecnologico, che passano da 160 a 220 euro (+37,5%).
La seconda riguarda sempre i tetti di spesa, ma con una peculiarità milanese. Secondo quanto denuncia l’associazione dei consumatori Codacons, infatti, a Milano il 40 per cento degli istituto ha sforato questi tetti. Ovvero, ciò significa che in molti licei scientifici si è superata la soglia dei 315 euro per la terza, che nei classici è stata polverizzato il tetto dei 376 euro per la prima e che alle medie i 115 euro per la seconda sono solo un bel ricordo.
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Iniziato sperimentalmente negli anni passati in alcuni istituti sparsi per la Penisola (per non parlare degli Stati Uniti, leggete questo post su melablog) l’accelerazione della rivoluzione digitale in ambito scolastico aumenta. Vedremo meno studenti con zaini da dieci chili e più in giro per strada?
La riflessione prende spunto da un articolo del “Corriere” che parla del lancio ad aprile di “E.ducazione” il portale dell’Ufficio scolastico regionale che “metterà a disposizione degli alunni notebook, iPad, tablet-pc, ma anche versioni digitali dei dizionari, atlanti e libri di testo”.
Meno libri cartacei – ci pensate a una Milano con poche, pochissime librerie e senza Libracci? –, estinzione dei laboratori di informatica, il digitale aiuterà l’apprendimento a scuola? E le classiche mamme milanesi che scuse troveranno per accompagnare i propri ragazzi molto più “leggeri” con il Suv?
Foto | David Ortez by Flickr

Dopo l’estate, quando ho letto qui su 02blog di alcuni corsi di maglieria, ho deciso di provare. Mi sono iscritto a un corso di uncinetto tunisino e grazie agli insegnamenti di Veruska, ho imparato a usare l’uncinetto e sono riuscito a realizzare sia un paio di guanti sia una custodia per l’iPhone. Niente male per uno che non aveva mai tenuto in mani i ferri!
Fino a qualche anno fa gomitoli di lana, ferri, sciarpe o coperte fatte a maglia erano roba da nonne o da vecchie zie: quanti di noi, da bambini, si sono prestati a tenere le braccia ferme per riavvolgere un gomitolo. Da qualche tempo però, complice la moda arrivata dall’Inghilterra, termini come knitting e crochet sono diventati trendy e in tanti hanno riscoperto i passatempi delle nonne.
Non solo le ragazze, ma anche alcuni uomini si sono dati alla maglieria, un hobby ricco di soddisfazioni e anche rilassante. Non tutti però hanno a portata di mano nonne, zie o mamme da cui imparare i trucchi del mestiere. Con l’anno nuovo ripartono nuovi corsi, in giro per la città, rivolti sia a principianti sia a chi è già esperto, ma vuole imparare nuovi trucchi e modelli sempre più elaborati. Un’offerta così varia che ce n’è per tutti i gusti…
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L’articolo più completo a proposito del laboratorio da tre crediti su “Conoscenza e studio dell’omossessualità” che verrà varato il 20 gennaio in Statale è uscito due giorni fa su “Repubblica”, più in breve sul “Giorno”. Anche noi di Blogo ne abbiamo già scritto ieri, ovviamente sul sito del network più indicato: queerblog.
Primo motore di questo inedito corso ufficiale universitario dedicato all’omosessualità, GayStatale, il gruppo della comunità GLBT dell’Università degli Studi di Milano. Presso via Conservatorio 7, da settimana prossima fino al termine di marzo, si susseguiranno undici lezioni cui daranno il loro contributo docenti milanesi ma anche professori in visita dagli atenei di Verona e Roma.
Un corso che si propone una volta tanto di citare l’omosessualità in una notizia “positiva” fa scalpore. Ricordiamo che Milano è una città dove se si viene semplicemente sospettati di avere tendenze omosessuali, in determinate circostanze, può essere molto rischioso: pensiamo al giugno 2009 (pestaggio corso Como) oppure a dieci giorni fa (aggressione con spranghe in viale Fulvio Testi).
Foto | Marco Varisco by Flickr
La maturità ve la ricordate? Io nì, ricordo solo un ottimo tema e una disastrosa versione di greco. Beh, da oggi per 25 mila milanesi la maturità è un fatto di stringente attualità e angoscia (mai capito chi si angosciava, però).
Questa è la buona novella; quella meno buona è che su 638 commissioni (3750 esaminatori totali) mancano ben 183 docenti (161 esaminatori e 22 presidenti di commissione). Tutti, ovviamente, con certificato medico alla mano. Solo io sento puzza di Pomigliano? Alla faccia della Gelmini: “la situazione dei docenti è sotto controllo”.
Uno dice: “un disatro!”. Macché, è una maturità in linea con le cifre degli ultimi anni post-Gelmini, sia per quanto riguarda i non ammessi intorno al 5,7 per cento del totale (basta un’insufficienza in pagella e ci si rivede il prossimo anno e anche le lodi sono in ribasso) sia per quanto riguarda le defezioni in commissione…
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Un paio di giorni fa su Il Post si leggeva un interessante riassunto della situazione scuole in Italia; sempre più in alto mare tra tagli alla didattica e al personale. Un problema che tocca ovviamente sia gli studenti sia le famiglie lavoratrici. Come giustamente scriveva l’autore del pezzo:
Il tempo pieno non è andare a scuola anche il pomeriggio. Non è un’aggiunta di ore. È un progetto didattico che ha una lunga storia e consolidati risultati, che estende a un numero maggiore di ore scolastiche le necessità di apprendimento dei bambini attraverso attività e insegnamenti strutturati su questo numero di ore. E che fa assumere alla scuola la responsabilità di una formazione più collettiva dei bambini, più basata sul rapporto con gli altri
Il fatto è che proprio questo assunto sembra stia venendo a crollare e quello che è stato un diritto assodato fino all’altro ieri per molti di noi, oggi è un lusso che lo stato non può più permettersi. Un lusso la cui ricaduta pesa molto - in termini di soldi e di tempo - sulle famiglie lavoratrici. Questo nonostante il Ministro Gelmini sostenga che le classi a tempo pieno siano addirittura aumentate rispetto al passato.
L’ingegnere del Politecnico che lavora ancora prima di laurearsi è un mito quasi defunto. Non c’è più ciccia neppure per loro, i cari vecchi ingegneri che già stempiatelli scrivevano la tesi di sera perché di giorno erano impegnati a cogliere occasioni irrinunciabili. Secondo una recente ricerca dell’ateneo, presentata dal rettore Giulio Ballio all’inaugurazione dell’anno accademico in Bovisa, i laureati occupati a distanza di due anni dalla discussione della tesi sono in calo di quasi il 4%. E sono oggi solo l’85%.
A trovare lavoro nei primi quattro mesi da dottore è oramai solo il 70%, contro il 90% di un anno fa. E se una volta erano le aziende che venivano a cercarseli fra le mura dell’università, oggi gli ingegneri sono costretti ad andare a lavorare all’estero. Europa soprattutto. “La loro uscita dal nostro Paese non dipende da noi. Si fa poco per trattenerli – ha accusato ieri il Magnifico rettore - La concorrenza straniera è sempre più agguerrita, assicura stipendi iniziali maggiori dei nostri e migliori prospettive di carriera”.
Ma forse non è solo questo. Siamo proprio sicuri che lavorare all’estero sia solo una necessità? Chi non ha un amico che, fatto l’erasmus, non è più tornato? Ora, al Politecnico il confronto fra coetanei, italiani e stranieri, è una realtà più che in altri atenei. Basti dire che qui il 6% degli iscritti è composto da ragazzi di ogni parte del mondo, mentre in media nelle università italiane gli stranieri sono il 2,7% della media nazionale. E il 25% dei nuovi iscritti ai dottorati di ricerca proviene dall’estero.
Su slideshare trovate l’intero discorso del rettore Giulio Ballio e la prolusione del professore di Sociologia e Politica sociale Costanzo Ranci, dall’esplicito titolo: “Progettare nell’incertezza. I giovani nella società dell’accelerazione“.
Oggi sul Corriere Milano, sia nella sua versione online che in quella cartacea, si parla degli incontrollabili studenti milanesi in gita: ragazze che tornano dal viaggio studio ad Amsterdam incinte - come fanno a esserne certi!?! - ragazzi che si ubriacano, che evadono dall’albergo, che fumano, che fanno tutte quelle cose che ti senti di fare a sedici anni, sennò, vuol dire che non hai sedici anni.
Uh? Oltre a questo, leggendo il pezzo, non mi sembra che le cose siano cambiate molto, dai tempi del mio liceo. La gita è sempre la classica occasione per trasgredire, fare idiozie, possibilmente in un paese straniero, lontano dai genitori che in quella fascia d’età sono irredimibili nemici della voglia adolescenziale di crescere col passo più lungo della gamba.
Qualche aneddoto?
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Basco e giubba rossa sono diventati un’istituzione del volontariato. A febbraio inizia il nuovo corso di formazione per diventare volontari City Angels. Il corso dura 3 mesi, due sere la settimana: una in sede e una in palestra. Si impara tutto quanto serve per essere volontari di strada d’emergenza, che operano nei punti più “a rischio” di Milano: dalle tecniche di squadra (gli Angels operano in squadre da tre a cinque volontari, guidate dal caposquadra) al primo soccorso, dalle nozioni di psicologia e comunicazione fino all’autodifesa.
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Dell’annunciata chiusura del Liceo Civico Serale Gandhi avevamo già parlato in febbraio. Per rinfrescarvi la memoria, vi riporto un estratto di quanto scritto allora:
C’è chi dice per l’esiguo numero di iscritti, chi per la politica del centro-destra che prevede tagli alla cultura in nome della “razionalizzazione dei servizi”. Il Gandhi, in piazza XXV aprile, è dotato di quattro Licei: Classico, Scientifico, Linguistico e Socio-Psicopedagogico, in tutto dodici classi che andrebbero in fumo. E pensare che questo civico serale è l’unica possibilità per ottenere il diploma classico o scientifico continuando a lavorare. Il costo per un anno di scuola pubblica serale è di 258 euro, quasi dieci volte di meno dei soldi richiesti in una scuola privata
La situazione è precipitata con il rientro di settembre, tra le proteste continue degli studenti, blocchi del traffico, occupazioni e relativi sgomberi da parte della polizia. Abbiamo intervistato E.R., che frequenta l’ultimo anno di liceo proprio al Gandhi, per sapere qual è il punto di vista degli studenti: trovate tutto dopo il salto.
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