
Gli universitari lo sanno bene: in periodo d’esami non esistono sabati e domeniche. Ma trovare un luogo per studiare può diventare un problema serio se a casa nel weekend non si trova la giusta concentrazione o c’è troppa confusione. Adesso, al Politecnico, gli studenti avranno a loro disposizione un intero edificio. L’apertura straordinaria è iniziata sabato e andrà avanti fino a domenica 4 marzo. Dalle 8.30 alle 23.30 gli studenti politecnici avranno a loro disposizione l’edificio 11, sito in via Ampère 2. Ben 22 aule per 1.660 posti totali per tutti gli studenti dei Campus Leonardo e Bovisa del Politecnico.
L’iniziativa va incontro alle richieste degli studenti ed è stata attivata dall’Ateneo in via sperimentale e va ad aggiungersi all’apertura domenicale della Biblioteca di Architettura, attivata con successo da due anni. E da poco, per chi vuole studiare a Bovisa, il sabato la biblioteca di via Durando 10 è aperta nel pomeriggio. Ma l’iniziativa del politecnico non è isolata. In piazza XXIV Maggio gli studenti di “Link - sindacato universitario milanese” hanno aperto uno spazio adibito ad aula studio che la domenica rimane aperto fino alle 20, con tanto di Internet Point e Bar Caffetteria. Conoscete altre aule che rimangono aperte nel weekend? Mandateci le vostre segnalazioni, pubblicheremo un elenco completo a disposizione di tutti.
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Giovedì, il giornalista Oscar Giannino è stato oggetto di un brutto episodio avvenuto alla facoltà di Scienze Politiche della Statale di Milano, quando i giovani dei collettivi lo hanno ricoperto di uova e salsa di pomodoro. il conduttore su Radio 24 de “Noveinpunto” si era recato per un dibattito sulla crisi economica organizzato dal gruppo studentesco di destra “Azione universitaria” (vicino al Pdl). Ad impedire a Giannino di partecipare al convegno (e a lanciare le uova) sono stati gli studenti del collettivo di Scienze Politiche al grido “fuori i fascisti dall’università”.
Nei giorni a seguire, la solidarietà nei confronti del giornalista è arrivata un po’ dappertutto e il gesto degli studenti è stato giudicato da molti come “intollerante”. Adesso, però, arriva la rivendicazione degli studenti stessi, tutt’altro che pentiti di quello che hanno fatto. Dal sito di Labout leggiamo una ricostruzione dei fatti di giovedì:
Cosa ne pensate di certi comportamenti? La contestazione è legittima oppure impedire a un giornalista di partecipare a un convegno è anti democratico?

Vi ricordate la teoria dei sei gradi di separazione? Era un’ipotesi secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con in media 6 intermediari. Tale teoria fu dimostrata nel 1967 dal sociologo americano Stanley Milgram, con un esperimento su un campione di statunitensi. Oggi alcuni ricercatori della Statale di Milano che lavorano per il “Laboratorio di Algoritmica per il Web“, hanno dimostrato che i gradi di separazione sono quattro. La causa di questo scostamento? Ovviamente Facebook.
Milgram per dimostrare la teoria dei sei gradi di separazione aveva utilizzato un metodo rudimentale ma efficace (riportiamo dalla pagina di Wikipedia):
I ricercatori della Statale, invece, hanno potuto usufruire della potenza di calcolo dei computer e l’esperimento - che ha preso in considerazione 250 milioni di miliardi di coppie possibili - ha stabilito che i gradi di separazione sono 3.74. La misurazione compiuta in collaborazione con Facebook è il più grande esperimento di questo tipo mai eseguito per ordine di grandezza: 65 miliardi è infatti il numero corrente di rapporti di amicizia su Facebook.
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Come vi avevo anticipato ieri, ecco qui di seguito pubblicata l’intervista con Mario Garavaglia, uno degli storici librai della Cuem di via Festa del Perdono, che ci spiega meglio cosa sta succedendo alla mitica libreria della Statale. Ieri infatti sono passato in Statale, dopo anni, e ho chiacchierato un po’ con lui. Nel frattempo ho visto passare tanti ragazzi, che ignari chiedevano dispense o libri. I pareri erano unanimi: sarebbe proprio difficile immaginare una Statale senza Cuem.
Da quanto tempo esiste la Cuem?
La CUEM esiste come libreria dal 1968. Come struttura, mi sembra sia nata nel 1963. Io ci lavoro dalla fine del 78. Quasi 32 anni. Ho passato quasi metà della mia vita qua dentro.
Mi racconta brevemente come si è arrivati a questa situazione?
A fine luglio siamo stati convocati dall’amministratore della cooperativa che ci ha comunicato la sua decisione di chiedere l’amministrazione coatta amministrativa della società e la nostra cassa integrazione, adducendo come motivazione di questa decisione una ragione di bilancio. Motivazione questa che non ha ovviamente convinto nessuna delle persone che lavoravano qui dentro, perché siamo perfettamente in grado di valutare la dimensione del girodi affari della Cuem, l’affluenza degli studenti e quanto entra e quanto esce. Dopo di ché restiamo in attesa di capire esattamente cosa è successo. Confidiamo sul fatto che il liquidatore nominato dal Ministero, che speriamo possa arrivare a novembre, possa fare chiarezza su quanto è successo. Che si capisca il perché sia successo questo a una libreria efficiente e attiva come la Cuem.

Per chi, come il sottoscritto, nei corridoi della Statale ci ha passato gli anni migliori della vita da studente, la notizia della chiusura per fallimento della mitica libreria CUEM risulta a dir poco incredibile. Eppure è così. La sede di via Celoria è già chiusa da una settimana, mentre quella di via Festa del Perdono sta cercando di tirare avanti per qualche giorno, per tentare di vendere i fondi di magazzino ancora rimasti.
Il destino però sembra proprio segnato, perché se una cosa è certa è che la cooperativa che gestiva la CUEM, una vera e propria istituzione per l’acquisto di libri e dispense per generazioni di studenti, ha dichiarato fallimento e sarà messa sotto amministrazione coatta amministrativa.
Insomma, gli scaffali sono sempre più vuoti, la preparazione delle dispense è stata “deviata” verso la libreria Coop, che qualche anno fa ha aperto proprio di fronte all’Università, anche una delle storiche dipendenti ora lavora lì. Se passate dalla CUEM invece, in questi giorni ci troverete soltanto il signor Mario, che un po’ sconsolato vi dirà che il tal libro o la talaltra dispensa non sono più disponibili. Sono rimaste solo qualche centinaio di libri, qualche articolo di cancelleria anche l’orario ovviamente è stato ridotto.
Per saperne di più tornate a leggerci domani. Su queste pagine pubblicheremo un’intervista a Mario Garavaglia, da oltre trent’anni libraio universitario, che dopo aver visto passare davanti al proprio bancone generazioni intere di studenti, ora assiste impotente all’agonia della CUEM. Nell’attesa potete guardare la gallery. Come al solito, subito dopo il salto…
Continua a leggere: La CUEM, storica libreria universitaria milanese, chiuderà i battenti a giorni

Giornata di Career Day oggi alla Statale, dove molte aziende hanno allestito una serie di postazioni per presentarsi agli studenti e per ricevere i loro curriculum. Un evento molto atteso da chi frequenta le lezioni perché rappresenta un primo contatto con il mondo del lavoro. Ma oggi è stata anche una giornata di proteste e contestazioni. Un gruppo di giovani (che si fanno chiamare Lab. OUT Milano) ha fatto irruzione con uno striscione alla conferenza di presentazione a cui partecipava anche il rettore dell’ateneo, Enrico Decleva. I manifestanti hanno interrotto la conferenza distribuendo ai presenti delle banconote facsimile: “Sono gli unici soldi che vedrete”, hanno detto durante l’azione.
Al centro della protesta del gruppo, un aspetto importante per i giovani in cerca di lavoro: la retribuzione degli stage. “Noi non accettiamo i loro stage che non contribuiscono in alcun modo alla nostra formazione - hanno scritto in un comunicato - ma solamente ad aumentare i loro profitti usufruendo di mano d’opera gratuita”. Parole di comprensione sono arrivate dall’assessore al lavoro Cristina Tajani, presente al convegno: “Le richieste di avere stage retribuiti e contratti di qualità avanzate oggi dai collettivi studenteschi sono del tutto condivisibili”.

Il futuro non è più quello di una volta, anche a Milano, come ebbe a dire Ivan, poeta di strada. La notizia che i giovani italiani, disillusi da una situazione economica e sociale allo sbando, emigrino in cerca di fortuna in altri paesi non è una novità, se ne parla da tempo. La notizia sconfortante è che anche nella città più produttiva d’Italia non si fa eccezione: l’esodo dei giovani milanesi all’estero con la speranza di un futuro migliore è un fenomeno in crescita. Un articolo di Repubblica sforna dati impietosi:
l’esodo dei milanesi statisticamente definiti «persi» è in costante aumento. Un boom di cittadini in fuga a caccia di opportunità che Milano offre col contagocce. Le cifre, eloquenti, dicono che la “colonia” ha superato quota 60mila nel 2011, crescendo del 134 per cento negli ultimi dieci anni. Un incremento che nella fascia d’età 23-35 anni supera il 180 per cento: da 2.897 a 8.138 unità. Fra questi, laureati in cerca di meritocrazia, aspiranti imprenditori, ma anche tanti ragazzi respinti dal mercato del lavoro interno.
Sono i numeri dell’Aire, l’anagrafe dei milanesi residenti all’estero: chi si iscrive certifica di essere andato via dall’Italia ma può continuare a votare. La stima è peraltro parziale, perché non conta i cittadini che abbandonano la città senza comunicarlo. I primi a fare le valigie sono i neolaureati, ma anche i ricercatori universitari. Si formano a Milano, poi fuggono. Ma per esperienza personale ci metto anche le persone che perdono il lavoro a 35-40 anni e non riescano a rientrare nel mondo del lavoro, seppur qualificati. Vogliamo sentire la vostra: avete mai pensato di abbandonare Milano e tentare la fortuna all’estero?

Il car pooling a Milano sbarca in Università: dal 10 ottobre studenti, professori e personale di Politecnico e Statale potranno usufruire del servizio che promette di portare meno traffico, meno emissioni e più risparmio. Cos’è il car pooling? Lo avevamo già spiegato qui, in sostanza è un sistema che si basa sui “passaggi” e sul mettere a disposizione la propria auto. Un servizio particolarmente utile nei casi di persone che lavorano o studiano nello stesso posto.
Il progetto presentato dai rettori Giovanni Azzone (Politecnico) ed Enrico Decleva (Statale), insieme all’assessore ai trasporti Pierfranceco Maran è il primo passo del progetto di Campus Sostenibile annunciato pochi giorni fa. Le basi sono solide, a quanto sembra. Oltre al finanziamento della Fondazione Cariplo (oltre 60mila euro), dietro a questa scelta c’è infatti un’indagine che ha coinvolto un campione di 15.543 persone, circa il 20 per cento degli studenti frequentanti e dei dipendenti delle università: in più di un caso su tre, gli intervistati si sono detti disponibili a condividere l’automobile per recarsi in università.
Come funziona? Già da oggi qualsiasi utente dei due atenei può registrarsi al portale e inserire richieste per i propri viaggi dal 10 ottobre in poi. Il servizio permette di inserire le richieste specificando orari e destinazioni, inviando una notifica nel caso in cui il sistema trovi un equipaggio compatibile con il servizio richiesto. Tutto è gratuito e il costo del viaggio viene suddiviso fra i passeggeri. Dalle due università sono fiduciosi sulla buona riuscita del progetto. Funzionerà? Voi che ne pensate? Sareste disponibili a condividere la vostra auto?
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Politecnico e Statale hanno inaugurato un portale per raccogliere i progetti per la rinascita del quartiere Città Studi dove convivono le due università. Quattro i temi al centro della discussione: cittadini, energia, ambiente, accessibilità. «Attraverso il sito vogliamo aggiungere idee, segnalazioni e criticità nuove al nostro lavoro», ha detto il rettore del Politecnico Giovanni Azzone. Parte attiva nella rinascita del quartiere dovrebbe essere anche il Comune nella persona dell’assessore a lavoro e università Cristina Tajani.
Obbiettivo dell’iniziativa è la trasformazione di un quartiere nato 100 anni fa come grande progetto di integrazione tra città e università, ma abbandonato nel tempo. Per farlo, l’ateneo di piazza Leonardo Da Vinci (primo genitore del portale) ha deciso di raccogliere le proposte più innovative, unendo le eccellenze in campo energetico, ingegneristico e architettonico con una filosofia wiki. Come cambierà Città Studi? C’è tempo fino al 2015 per scoprirlo. Tuttavia, nelle intenzioni delle due università ci sono:
trasformazione di piazza Leonardo (via tutte le auto)
l’eliminazione degli attraversamenti pericolosi
la riqualificazione del campo sportivo Giuriati
l’efficienza energetica nella maggior parte degli edifici
la pedonalizzazione dell’area intorno alla piazza
la cancellazione dei parcheggi in via Celoria
Senza contare la conversione degli spazi - ancora tutta da definire - dei locali di veterinaria, la facoltà della Statale che dovrebbe trasferirsi a Lodi. Progetti ambiziosi che devono fare i conti però con molti ostacoli. Il primo economico. Visto che da Palazzo Marino difficilmente arriveranno soldi, Politecnico e Statale dovrebbero trovare da sole le risorse, cosa che in tempo di tagli è tutt’altro che semplice. E poi c’è la trasformazione di un quartiere da far accettare ai residenti. Prova di come non sia semplice affrontare certi argomenti è il vicino parcheggio “maledetto” di via Ampére: aperti i cantieri da 9 anni - tra proteste e battaglie giudiziarie - sono sempre lì.
La soluzione contro i furti di rame? Materiali intelligenti che riconoscano le impronte digitali e l’identità del ladro. L’idea - tutt’altro che balzana - arriva dal Politecnico e più precisamente da Marinella Levi, docente di scienze e tecnologie dei materiali della facoltà di Design. Nell’intervista video che trovate qui sotto, la prof spiega che esistono materiali che rispondono a stimoli luminosi (e quindi in grado di immagazzinare informazioni sul ladro, a quanto pare) con cui si potrebbero rivestire i cavi.
Quella dei furti di rame sta diventando una piaga sempre più diffusa, in città come in provincia, che non colpisce soltanto le linee ferroviarie o i cantieri. Proprio in questi giorni i carabinieri hanno arrestato a Melegnano una delle bande che prendevano di mira i cimiteri dell’hinterland. Cosa c’è da rubare ai morti? Ricchi bottini di statue, crocifissi e ornamenti possono essere rivenduti sul mercato del rame a caro prezzo. Almeno finche la Cina continuerà a stendere fili e cavi elettrici.