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Arriva a Milano il Treno Verde di Legambiente

Pubblicato: 05 mar 2007 da Chikatetsu

Commenti dei lettori

Si ferma oggi al binario 1 della Stazione Garibaldi e ripartirà mercoledì. Il Treno Verde di Legambiente torna a Milano per spingere il pedale dell’acceleratore sul tema ambiente. Il convoglio ha lo scopo di monitorare lo stato dell’inquinamento atmosferico e acustico delle città dove si ferma, ma anche di informare le persone sullo stato dell’ambiente e come aiutarlo ad uscire dalla crisi che sta attraversando.

Nei vagoni è allestita una mostra interattiva, e al tempo stesso sono previsti incontri e dibattiti, provate ad indovinare su che tematiche… esatto tematiche ambientali. Oggi alle 17.30 si svolgerà un incontro su un tema che dovrebbe interessare tutti i lettori di 02blog, verrà, infatti, presentata la piantina degli alberi monumentali di Milano.

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3 commenti

Commenti dei lettori

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  • xlthlx

    05 mar 2007 - 15:11 - #1
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    [OT] mi chiedo: ma perche’ sempre in questi orari non accessibili a chi lavora? [/OT]

  • Fra Laf

    05 mar 2007 - 16:00 - #2
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    allora vieni all’iniziativa alle 21, sul link, accessibilissima :-)

  • Felice

    05 mar 2007 - 18:06 - #3
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    A proposito di ambiente:

    AAA Cercasi coscienza ambientale.

    E’ inutile girarci intorno con futili parole, in Italia non c’è rispetto per l’ambiente.
    E’ ormai condivisa e diffusa una visione di terreno come bene monetizzabile e quindi soggetto a sfruttamento finanziaro, Negli ultimi 5-10 anni concetti come tutela del paesaggio e biodiversità sono andati gradualmente a svanire nelle coscienze dei cittadini.
    Le amministrazioni comunali di fronte a questo fisiologico cambio di mentalità si sono progressivamente adeguate e hanno saputo riconoscere, con una maestria devo dire invidiabile, le possibilità economiche indotte dall’equazione “terra=denaro contante”.
    Ormai non si contano più le modifiche ai piani regolatori, le concessioni edilizie scellerate le maxi-cementificazioni frutto di una mentalità di fare “business” scellerata e assassina del nostro futuro.

    E poco contano le proteste di qualche cittadino che vistosi circondare da un minaccioso fortino di cemento reagisce ricordando ai nostri primi cittadini che una volta (solamente 10 anni fa) nel suo comune si poteva anche passeggiare in un campo fiorito e non su di un marciapiede dell’ennesimo centro commerciale.

    L’amministrazione, che stupida non è, solitamente ha in serbo una risposta efficace quanto inaspettata: alla scellerata cementificazione risponde dicendo che ha in serbo la creazione di aree verdi, di parchi e di percorsi ciclopedonabili.

    A volte andando oltre l’azzardo si preannuncia l’istituzione di un parco agricolo sovracomunale ma nella totalità dei casi la creazione di queste aree verdi slitta ovviamente, in una ipotetica lista di priorità, all’ultimo posto.
    Il cittadino di fronte a questa risposta rimane quasi sorpreso e in se stesso inizia uno strano meccanismo di autopersuasione: “..in fondo le costruzioni erano necessarie (a chi?, ci si chiede) e poi il mio comune non vuole solo costruire ma anche tutelare!”.

    Anche il sottoscritto è caduto in questo tranello e posso affermare che è un tranello ben congeniato, ben strutturato, oserei dire da manuale con l’unica differenza che con il passare del tempo l’esigenza cementificatrice ha la meglio su tutto il resto.

    Anche le poche aree verdi presenti sul territorio sono ormai relegate a riserve indiane continuamente assediate dai nuovi cowboys: i costruttori edili.
    Le residue foreste presenti sul territorio si stanno progressivamente popolando di nuova fauna consistente nella presenza più o meno radicata sul territorio di villette e case a schiera.
    Per parafrase un antico modo di dire: oltre al danno anche la beffa. I pochi parchi naturali presenti sul territorio soffrono di una carenza legislativa ormai cronica. Con la destabilizzazione nel 1998 della legge regionale di regolamentazione del sistema parchi della regione Lombardia molte aree che prima risultavano protette ora sono in balia di una sorta di limbo istituzionale. Intere foreste insubriche rimaste intatte nel corso dei decenni e unico vero rifugio di biodiversità, risultano continuamente minacciate da una classe politica che non riconosce nelll’ambiente una possibile fonte di benessere e di valore aggiunto.

    Lo sviluppo economico senza regola solitamente autorizza le amministrazioni comunali a concedere senza pensarci più di tanto la costruzione di maxi centri commerciali. Centri commerciali che fruttano tantissimo nelle casse pubbliche ma quasi nulla a quelle del privato cittadino.

    Prima di tutto analizziamo l’aspetto sociologico. In un’epoca dove prevale un forte senso individualista ed egoistico il centro naturale della vita pubblica non è più la piazza, ormai snaturata e svuotata, ma il centro commerciale solitamente costruito ai margini del paese.

    Il centro commerciale va a rimpiazzare il normale polo naturale del paese offrendo una piazza “virtuale” e “omogenea”, formata solamente da negozi, trasfigurando e riducendo ai minimi termini il fine ultimo di aggregazione e di contatto sociale che era prerogativa della ormai dimenticata “piazza”.

    Ora la piazza “mercanteggiante” e “globalizzante” di un anomino e centro commerciale è diventata l’unico elemento catalizzatore per le nuove generazioni con la differenza che questa aggregazione apparentemente festosa e urlante non è costruttiva ma tende anzi a omogeneizzare fino a ridurre ai minimi termini le individualità.

    Sembra quindi che i nostri illuminati amministratori ci vedano esclusivamente come consumatori , come grassi e gonfi sacchi di monete pronti per essere svuotati da negozi, multisala e quant’altro. Un campo, un parco e un bosco non potendo fornire un immediato profitto economico vengono visti da questi nuovi cowboys come minacce, come risorse inutilizzate da assediare e cementificare quanto prima.

    Con la speranza di colpire qualche coscienza permettetemi di congedarmi da semplice cittadino alla ricerca di una migliore qualità di vita in mezzo ad un oceano di cemento.