Il presidio dei Phone Center a Palazzo Marino


Dopo la manifestazione di sabato scorso, i Phone Center tornano in piazza e lo fanno in cento o duecento persone. Un presidio vivace e partecipato davanti a Palazzo Marino, dove varie persone si sono alternate al megafono per raccontare la loro storia. Storie che tra loro hanno tutte un comune denominatore: l'angoscia di dover chiudere la propria attività.

Molti hanno già chiuso spontaneamente le saracinesche dei negozi per non incorrere nelle multe oltre che nella chiusura forzata, il problema è che adesso chi ha chiuso non ha più uno stipendio. La protesta dei gestori dei centri di telefonia per ora è caduta nel vuoto, ma se continua ad andare così si andrà in contro ad un serio problema occupazionale e di integrazione dato che i gestori dei phone center sono per lo più stranieri.

Il problema, sottolineano molti, non è semplicemente la perdità del lavoro, ma anche tutto ciò che ne consegue. Multe, muti accesi che non potranno essere ripagati, permessi di soggiorno che non potranno essere rinnovati e contratti d'affitto che diventano del tutto inutili. Tutto questo accadrà a persone che hanno tentato di integrarsi lavorando onestamente e dando vita ad imprese del tutto regolari al momento della loro apertura.


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