"L'età del Cemento", il documentario sullo sfruttamento del suolo lombardo

L'età del cemento In Lombardia la tendenza a costruire è elevata, si sa: chiunque abbia fatto un giro in macchina a partire dalla periferia di Milano si sarà accorto che salvo rare eccezioni anche la campagna è costellata di case, capannoni e strutture varie. Mario Petitto, autore e regista de “L’età del Cemento” ha voluto intraprendere un viaggio in Lombardia per documentare lo stato di “salute” di una regione che ogni giorno concede al cemento una media di 100 mila metri quadrati.

"L'età del cemento", una fotografia della situazione del territorio in Lombardia, come siamo messi?

Non si può dire che il suolo lombardo se la passi proprio bene. Dal 1997 ad oggi si è costruito ad un ritmo di 117mila metri quadrati al giorno, che tradotto vuol dire che è come se avessimo edificato in questi anni altre 7 città della grandezza di Brescia.

In una regione con una grande vocazione agricola negli ultimi 8 anni sono spariti oltre 43mila ettari di suolo agricolo, come se avessimo cementificato per 21 volte l'intero Parco del Ticino. E di pericoli all'orizzonte ce ne sono tanti perché la Lombardia rischia di veder arrivare anche oltre 600 chilometri di asfalto tra Brebemi, Pedemontana, Tem e molte altre autostrade ancora, che in alcuni casi hanno già aperto i cantieri. Eppure quello che abbiamo colto nel nostro viaggio attraverso la Lombardia è che si è costruito troppo, e troppo spesso senza che ce ne fosse un reale bisogno: la cosa che più ci ha colpito è vedere una quantità di capannoni sfitti mentre a pochi metri, contemporaneamente, se ne stavano costruendo di nuovi, o palazzi e uffici completamente disabitati. Per non parlare delle seconde case: ci sono alcuni paesi di montagna che sono stati ricoperti di abitazioni ma che anche in piena stagione turistica sono deserte. Insomma l'appetito edificatorio è sempre forte, a scapito dei nostri territori più belli.

In seguito alla tua analisi quali sono i temi/i problemi che vanno affrontati con maggiore urgenza?

Come per tutte le risorse non rinnovabili non possiamo pensare di continuare a consumare suolo in eterno: la prima urgenza è sicuramente questa. Mentre lavoravamo al documentario però siamo restati di stucco anche nel constatare che nel nostro paese mancano addirittura dei dati sul consumo di suolo. Non abbiamo un database unico che ci faccia capire quanto ne stiamo usando e se non fosse per il lavoro volontario di centri come il CRCS (Centro di Ricerche sui consumi di suolo), oggi non avremmo nemmeno quei pochi dati che possediamo. Mentre ogni mattina qualcuno è in gradi di dirci quanto Pm10 c'è nell'aria, nessuno è in gradi di dirci quanto suolo stiamo consumando. Ma come si può fare, ad esempio, una buona regolamentazione urbanistica se non si hanno dei dati certi sulla situazione? Il suolo dunque andrebbe studiato nello stesso modo come oggi analizziamo l'aria che respiriamo o l'acqua che beviamo. Per fortuna però negli ultimi anni la sensibilità verso questo argomento è cresciuta molto e oggi qualcosa inzia a muoversi.


Un futuro diverso è possibile? Hai trovato all'interno della tua ricerca degli esempi virtuosi, modelli per un futuro sostenibile?

In realtà questo viaggio alla scoperta del consumo di suolo ci ha fatto scoprire una Lombardia molto bella, fatta di cascine, agriturismi, boschi incontaminati, coltivazioni della pianura padana tra vigneti e risaie. Abbiamo incontrato moltissime persone che a loro modo cercano di porre un freno al cemento nel loro lavoro quotidiano. Il futuro crediamo passi da qui, da questa nuova sensibilità delle persone per il suolo e il paesaggio. A partire da amministratori illuminati che non si piegano alle lusighe del mercato immobiliare, a chi propone un'agricoltura di qualità anche a due passi dalle nostre città o chi non si arrende nel vedere realizzare un'autostrada inutile ma contrappone progetti di mobilità "dolce". Ma anche da chi semplicemente decide di conservare il proprio terreno senza costruirci qualcosa. Viaggiando per la Lombardia abbiamo trovato moltissimo cemento ma anche tanta bellezza, la sfida ora è riuscire a conservare questa bellezza insieme ad uno sviluppo che sia sempre di più sostenibile.

Per chi fosse interessato il documentario verrà presentato stasera alle ore 20.30 nella sala del CAM Garibaldi, in corso Garibaldi 27, ang. via Giorgio Strehler 2, e al termine della proiezione ci sarà un dibattito sul tema: "Riprodurre la città, conservare la campagna".

  • shares
  • +1
  • Mail