Il ritorno del maestro Abbado alla Scala

Grida di entusiasmo per 15 minuti senza soluzioni di continuità. Milano ha riabbracciato ieri sera Claudio Abbado. Con un abbraccio lungo e affettuoso al termine del concerto che lo ha riportato sul podio della Scala dopo 26 anni di assenza. Sull'ultima nota della sesta sinfonia di Gustav Mahler, un "grazie maestro!" partito dal loggione ha dato il via a una lunghissima, entusiastica ovazione. Il pubblico in piedi ha applaudito a lungo mentre i fiori piovevano sull'orchestra. Innumerevoli le uscite del maestro, senza che il pubblico accennasse a lasciare la sala del Piermarini.

Un concerto atteso da ben 26 anni. Tanto è il tempo che separa questa serata dall'ultima volta che Abbado diresse alla Scala, il 9 giugno 1986, l'orchestra filarmonica che lui stesso fondò nel 1982 e che questa sera prima del concerto gli ha fatto dono, per il trentennale, di un'opera di Arnaldo Pomodoro. Allora era direttore musicale della Scala. Lo era dal 1968 e lo sarebbe stato fino al 1986, quando lasciò il podio a Riccardo Muti.

Lui ha risposto a questo entusiasmo, riunendo, in una serata di beneficenza dedicata al 'Vidas' (Associazione per l'assistenza dei malati terminali) le sue due creature, la Filarmonica appunto, e l'orchestra Mozart, mettendo sul palcoscenico un organico imponente: ben 150 professori d'orchestra, fra cui 24 primi violini. Un programma da brivido per gli appassionati: la sesta sinfonia di Mahler, preceduta dal concerto numero 1 per pianoforte e orchestra di Chopin, con un solista d'eccezione: il maestro Daniel Barenboim, che ha festeggiato in questo modo i suoi 70 anni.

I seguaci del maestro, gli abbadiani, hanno organizzato un tram e distribuito alcuni palloncini per festeggiare il suo ritorno e un appassionato ha anche attaccato adesivi con scritto:

Bentornato a casa, caro Maestro. Arrivederci a presto perché l'abbadomania è la più straordinaria mania che ci sia

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