La Galleria diventa teatro di un reading dell'ultimo minuto

Flash mob dappertutto. Sembra scoppiata una moda, soprattutto sui giornali, che come al solito si accorgono dei fenomeni di costume con quattro anni di ritardo. Ecco allora che la manifestazione situazionista non è più solo un'esclusiva di ragazzini vestiti da zombi a Halloween o di marchi dedicati ai giovani che fanno uno spot pubblicitario live in una piazza della città: il flash mob sfonda anche tra le persone più acculturate.

Ci hanno provato dei cittadini appassionati di lettura ieri in Galleria, anticipando l'inizio di Bookcity, la tre giorni dedicata alla scrittura e alla lettura, con campo-base il Castello Sforzesco. Quando gente che non si conosce si incontra, soprattutto se il motivo è la lettura e la condivisione dei saperi c'è solo da rallegrarsi, ma quello che ci lascia perplessi è la modalità flash mob. O anche solo il fatto che questa iniziativa sia denominata flash mob.

Dai su, è una modalità di manifestazione che non ha successo, molto sbandierata sui media, anzi adorata dai media, ma in tutto e per tutto fallimentare nella sua realizzazione! Qualcuno di voi ha mai partecipato a un flash mob davvero riuscito? Sarebbe bellissimo raccogliere una testimonianza che ce lo racconta. Spesso sentiamo dire "Eh ma il flash mob funziona solo in America". E' vero? Quei video (belli a dire il vero) che mostrano coreografie improvvisate con centinaia di partecipanti sono produzioni molto ben strutturate e non certo il risultato del passaparola tra studenti universitari.

Insomma basta, le parole sono importanti, non vi siete stufati di sentire chiamare comuni manifestazioni con nomi esotici e altisonanti? Forse è ora di smetterla di alimentare miti inesistenti solo perché piacciono a qualche giornale.

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