Non c’è pace per la mostra Vade retro. Arte e omosessualità da von Gloeden a Pierre et Gilles (e noi che ci eravamo augurati di non parlarne più). Alla fine è intervenuta in persona Letizia Moratti, sindaco di Milano, che evidentemente ritiene la questione di primaria importanza, molto più di altre emergenze milanesi.
La prima cittadina ha ordinato che il catalogo della mostra - con la foto incriminata dell’opera Miss Kitty (raffigurante il volto di Benedetto XVI - sia ritirato e mandato al macero. Per di più la mostra stessa è a rischio se non saranno eliminate tutte le opere blasfeme.
Un intervento un po’ autoritario per un paese liberale e per una città come Milano che avrebbe (ne dubitiamo sempre più) ambizioni europee e internazionali.
Sembra che stiamo scivolando verso l’Iran piuttosto che verso l’Inghilterra.Voi comunque date un’occhiata alla foto con la copertina del catalogo, perché non lo vedrete mai più in circolazione. Un po’ come i volumi inseriti nell’Indice dei libri proibiti.
raf
11 lug 2007 - 12:43 - #1non sono milanese, ma lavoro a milano. Ma che ambizioni avrebbe questa città? Expò 2015? Capitale europea? Che tristezza leggere queste notizie.
DKK
11 lug 2007 - 14:42 - #2Ma dove siamo finiti? L’arte è arte, non si può censurare.
Che squallore.
mr. watson52
11 lug 2007 - 15:07 - #3Ma quale arte? Ha fatto bene il sindaco! E’ ora di finirla con queste str…..te!!
raf
11 lug 2007 - 17:17 - #4Lo decidi tu che sono str**zate? per favore…
Nicola Ottomano
11 lug 2007 - 19:13 - #5Sono davvero allibito… censurare cosa poi!
Ma che politici bigotti ci sono in giro… e che c@zzo!
Mas
11 lug 2007 - 19:44 - #6Domanda: com’è che oggidì questi presunti artisti siano ormai capaci di fare soltanto queste robe per poter avere il loro quarto d’ora di notorietà?
A me non pare che Leonardo, Botticelli, Caravaggio, Dalì, Sassu, ecc. ecc. avessero bisogno di simili sotterfugi.
Mi piacerebbe inoltre sapere cosa sarebbe successo se codesto “capolavoro” avesse avuto le fattezze di Ahmadinejad (tanto per citarne uno…). ;o)
Ciao a tutti
Felice
11 lug 2007 - 20:55 - #7L’arte (qualunque essa sia) non deve essere usato come pretesto per portare sempre avanti le solite battaglie sterili, inutili e francamente stupide contro la Chiesa. L’immagine di Benedetto XVI è stata usata in molteplici aspetti denigratori e francamente da artisti del genere mi sarei aspettato critiche di più alta levatura. Che poi Moratti abbia sbagliato non lo metto in dubbio ma che tristezza attaccare sempre solo a senso unico.
Nicola Ottomano
11 lug 2007 - 21:28 - #8Ma che discorsi sono!
Allora cosa sarebbe oggi della Divina Commedia se fosse stata “mandata al macero”?
Voglio ricordare che Dante colloca ben 6 Papi nei gironi infernali?
Celestino V: Ignavi
Niccolò III, Bonifacio VIII e Clemente V: Simoniaci
Anastasio II: Eretici
Silvestro I: Consiglieri Fraudolenti
Per non parlare poi delle opere di Cecco Angiolieri…
Mas
11 lug 2007 - 21:39 - #9Scusa Nicola ma paragonare opere immortali come quelle da te elencate con queste cose mi pare alquanto offensivo nei confronti degli autori, non trovi? ;o)
Nicola Ottomano
11 lug 2007 - 23:01 - #10Anche a quei tempi, quelle opere immortali erano considerate prive di ogni valore… la Divina Commedia, all’inizio, si chiamava “Commedia”… l’aggettivo “Divina” fu aggiunto solo molto più tardi… Dante era morto da un pezzo.
bye
DKK
12 lug 2007 - 09:55 - #11Più che altro non si capisce questo accanimento contro le iniziative omosessuali.
4L3X
12 lug 2007 - 16:46 - #12Facile. Perchè siamo in Paese bigotto e perbenista (e aggiungerei anche ipocrita)… Stiamo affondando in alto mare in materia di diritti civili, di libertà di espressione e di stupidi pregiudizi. Che tristezza…
Balthuz
02 ott 2007 - 16:25 - #13La mostra (che ho visitato all’anteprima per la stampa) era imbarazzante. Ma non per il tema, quanto per la bruttezza di alcune opere esposte e per il taglio sottilmente omofobo. Da omosessuale dichiarato e militante (ancorchè a modo mio) mi sono sentito offeso. Bene ha fatto la Moratti a chiedere la rimozione di quelle opere, gratuitamente provocatorie quando non insensate, che istillavano un’orrenda idea di omosessualità intesa come anticlericalismo gratuito, pedofilia a tutti i costi e sessuomania morbosa e pornografica. Non siamo negli anni ‘70 e questo genere di manifestazioni, volute da un omofobo conclamato come Sgarbi (che usa i termini “culattone” e “lesbica” come abituali insulti, si vedano i molti filmati dell’assessore-curatore-prestatore su Youtube, dalle Iene in poi) non fanno altro che mortificare e offendere noi gay “normali” (e siamo in tanti), alimentando un’idea d’omosessualità assolutamente morbosa e lontana da qualunque realtà. La Moratti, poi, non ha censurato la mostra, alla quale aveva dato subito il patrocinio del Comune, scrivendone perfino un’introduzione in catalogo. Ha semplicemente chiesto la rimozione di alcune opere giustamente ritenute “fuori tema”. Ed ha fatto bene. Che c’entra con l’omosessualità, ad esempio, la bella scultura di Aron Demetz, “In ricordo della madre”, rappresentante un bambino che si guarda l’ombelico (ed esposta maliziosamente di schiena, quasi a voler sottolineare una vena pedofila del tema… Con l’affaire Alessandro Riva, ideatore della mostra, arrestato per presunta pedofilia, ancora fresco fresco nell’aria). Meglio sarebbe stata “Mio padre voleva un figlio”, quella sì a tema omosessuale, garbata e vera. Ma che ne sa Sgarbi, troppo impegnato a provocare ed insultare per studiare e informarsi. O la scultura del papa, che condanna sì, ma non uccide nessuno, come invece accade nell’Islam… Brava Moratti e via l’omofobo Sgarbi.