Gli Invivibili


Dice di chiamarsi Gerarda. Magari è vero. Il cognome non se lo ricorda. Ti chiede più volte se fai parte del “gruppo delle eliminazioni”. Tu ci caschi, e pensi lei creda tu sia un assassino. Gerarda è una signora un po’ avanti con gli anni che vive nel suo rifugio raffazzonato, poco distante dalle ex Varesine, dove a breve sorgeranno costruzioni inimmaginabili. Per parlarle bisogna urlare. E’ quasi completamente sorda, e se ti avvicini alle sue orecchie per dirle banalità come “Ma non sei stufa di questa vita?” senti un odore che fa salire il vomito.

E’ una delle migliaia di senza tetto della città. Inutile chiederle la sua storia, non se la ricorda neanche più. Ce ne sono tanti, in giro per Milano, di invisibili, per parafrasare una trasmissione di qualche anno fa. Ma basta un cambio di consonante per avvicinarsi davvero alla realtà; non sono affatto invisibili, li vediamo benissimo. Piuttosto, invivibili. Come le esistenze che si trovano a condurre, non importa se per caso o per scelta. Con l’inverno alle porte è doveroso, tornare a leggersi uno dei blog storici sulla condizione degli homeless a Milano, e magari dare un’occhiata nel guardaroba e controllare bene. Perché la felpa degli Yankees presa con i punti nel ’92 a qualcun altro potrebbe tornare utile. E quel qualcuno non è il nostro armadio.

Oltre ai classici contenitori gialli che si trovano un po’ ovunque in giro per la città, una delle parrocchie a cui si possono lasciare indumenti inutilizzati e quella di Sant’Antonio, in via Carlo Farini 10, subito dopo il ponte della Stazione Garibaldi. A due passi da Corso Como.

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