La storia di Angelo C.


Parti, con un collega che hai conosciuto da poco, per la Spagna; volete andare a Valencia. Al ritorno siete su un pullman, fermano il tuo amico, un controllo: gli trovano un chilo e mezzo di cocaina. Succede tutto mentre siete a Barcellona. Finisci al commissariato con lui, in mezzo a gente che ti parla in una lingua che non capisci, alla fine hai vent’anni e lo spagnolo non lo sai; e soprattutto in quei momenti non basta aggiungere una “s” alle parole per farsi capire.

Il tuo amico si prende la colpa, dice che non c’entri, che non ne sapevi nulla. Non gli credono; e finisci in carcere. Da circa sette mesi Angelo C., ventun anni, di Quinto Stampi, passa le notti in cella, in attesa che inizi un processo a suo carico. Recentemente anche a quella che somiglia ad un’udienza preliminare il suo amico ha ribadito la sua completa estraneità ai fatti. Angelo C. se la passa male, parecchio.

I genitori vanno a trovarlo appena possono, la ragazza, Francesca, anche, ma sta male, come si può solo star male in galera. Per saperne di più su questa vicenda – la cui soluzione potrebbe essere semplicemente un’estradizione dopo l’eventuale condanna – cliccate sul link.
C’era stato un giornalista di un quotidiano importante, con la redazione in via Solferino, che aveva detto alla famiglia:«Ma questo genere di storia non fa notizia». Dipende; per me, si.

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