Il lavoro a Milano: le (poche) professioni che resistono alla crisi

Crisi nera anche nella capitale meneghina, la disoccupazione giovanile è raddoppiata in pochi anni. Ma qualche settore che ancora tira c'è: moda, e-commerce, economia verde.

Consola poco sapere che la disoccupazione giovanile a Milano è più bassa della media nazionale. Consola molto poco, perché il numero dei ragazzi e ragazze tra 15 e 24 anni che non trovano lavoro è raddoppiata nel giro di 5 anni. Nel 2008 era il 13,9%, nel 2012 ha raggiunto il 28,7%. Lo racconta il Rapporto sul Lavoro a Milano realizzato dall'Università Bicocca in collaborazione con il Comune di Milano e i principali sindacati.

Ma qualche barlume di speranza c'è, legati ai settori della moda, del commercio, dell'economia verde. Lo ha spiegato l'assessore al Lavoro Crisitina Tajani: "Nonostante la crisi, ci sono professionalità ancora molto richieste sul territorio, come quelle dell'alto artigianato legato alla moda, come sarte e modelliste, quelle legate alla green economy, quali manager energetici e del ciclo dei rifiuti, e quelle del commercio online".

E la politica che fa? Incentivi per i lavoratori autonomi ci sono già, e si pensa di proseguire su questa strada puntando su co-working, start-up, smart cities e microcredito. Ma non è solo una questione di crisi o di politiche del lavoro non soddisfacenti, ci sono anche difetti strutturali nella formazione dei giovani, che conoscono poco l'inglese - cosa che penalizza parecchio, vista l'importanza di saper agire in contesti internazionali - e hanno poca voglia di spostarsi da Milano per andare a vivere altrove, in Italia o all'estero.

Quindi: colpa della crisi, della politica, dei giovani. E il mondo del lavoro? Non aiuta, visto l'abuso che si fa dei contratti di stage, in una sorta di riciclo costante di stagisti che durano sei mesi, vengono lasciati a casa e sostituiti da un altro stagista. Chi un impiego almeno ce l'ha, lamenta comunque numeri negativi: retribuzione che aumentano (+1,7%) meno dell'inflazione (+2,3%) e meno del costo della spesa (+3,1%). La cassaintegrazione inveceè andata su del 7,5%. Infine, per completare il quadretto, si nota come i settori delle comunicazione e dell'innovazione tecnologica, da tempo punti di forza della città e della regione, sono in crisi nera. Unico mercato che sta bene, quello del lusso. Ma è un mercato troppo piccolo per dare una mano.

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