In Lombardia nuovi limiti all'aborto

Non basta che la Lombardia abbia la più alta percentuale di medici obiettori di coscienza (2 su 3 nella regione e il 63% a Milano); adesso il presidente Formigoni si prepara a imporre nuove regole che renderanno più difficile abortire.

Il modo migliore per ridurre gli aborti - lo sanno tu - è diffondere l'educazione sessuale e promuovere la contraccezione, dunque l'uso del profilattico, la pillola anticoncezionale e (per chi ci crede) l'astinenza. Solo quando si riusciranno a prevenire le gravidanze indesiderate si potrà evitare l'aborto. Forse la Regione dovrebbe spendere così i propri soldi.

Invece l'impegno politico a livello regionale punta ad estendere a tutte le strutture regionali le modifiche approvate dalla clinica Mangiagalli e dall'ospedale San Paolo a Milano. Aborto terapeutico al massimo entro la 22esima settimana e una terna di specialisti - non più il solo ginecologo - quando si dovranno valutare i rischi di salute per la donna. Formigoni sostiene che il suo sforzo punta solo a rendere la scelta delle donne più consapevole, ma di certo non semplificherà la strada di chi dolorosamente ha già preso la propria decisione.

Poi, si fa un gran parlare delle conquiste scientifiche di cui bisogna tenere conto (come la possibilità di tenere in vita un feto molto piccolo): allora vogliamo tenere conto anche della pillola abortiva Ru486? Anche questa è una conquista scientifica che permette di praticare aborti farmacologici invece che chirurgici.

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