Il Palasharp potrebbe diventare la prima moschea di Milano

Gli islamici chiedono il Palasharp come centro di preghiera e per integrare la comunità con tutta la cittadinanza. Se si inizia subito, sarà pronto per l'Expo

La comunità islamica di Milano ha chiesto ufficialmente al Comune di poter avviare la ristrutturazione e la gestione del Palasharp, lo storico tendone che da un anno versa in stato di abbandono e che l'amministrazione comunale ha deciso di abbattere per fare posto a una nuova struttura per concerti ed eventi in vista dell'Expo 2015.

E' previsto, per i prossimi giorni, un confronto tra le parti: gli islamici hanno chiesto un incontro con gli assessori De Cesaris (Urbanistica) e Cappelli (delegato ai rapporti con le comunità religiose) per discutere del loro progetto.

La volontà della comunità islamica è quello di istituire un centro di preghiera e, con la ristrutturazione dell'impianto, creare anche un centro conferenze, una biblioteca e un ristorante. Un luogo aperto a tutta la cittadinanza e non solo a uso esclusivo delle pratiche religiose.

Così parla il presidente dell'Istituto culturale islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari dalle pagine del Corriere:

Abbiamo bisogno di uno spazio per pregare. Sono quattro anni che il venerdì ci riuniamo al Palasharp, prima dentro, poi nella tenda davanti. Ci siamo trovati bene. C'è il parcheggio 4 euro un'ora. C'è la fermata della metro rossa. Il Comune non sa come demolirlo. Se ce lo dà in concessione per un tempo lungo, 30-40 anni, noi siamo pronti a investire

Gli islamici hanno già stilato un progetto per quanto riguarda i fondi necessari (circa 600mila euro) per la riqualificazione della zona: una parte verrebbe dagli stessi cittadini della comunità, stimata in circa 100mila persone. La restante parte arriverebbe da finanziamenti di privati del Qatar e del Kuwait.
Il progetto di moschea al Palasharp farebbe tramontare definitivamente l'idea di piccoli luoghi di culto di quartiere in discussione a Palazzo Marino. Una soluzione che in poco tempo potrebbe risolvere i problemi di sicurezza e ordine pubblico e garantire la libertà di culto.

Certo, probabilmente ci sarà da discutere e da valutare i progetti (ancora tutti da presentare), ma le potenzialità sono molto evidenti. La questione è: sarà possibile una convivenza con i cittadini della zona e soprattutto con il convento delle suore che si trova subito a fianco? Speriamo solo che la soluzione della riqualificazione della zona venga affrontata in tempi brevi se, come vuole il Comune, il tutto dovrà risolversi in tempo per l'Expo. La vediamo difficile, onestamente.

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