Chiude a Milano 1 negozio su 4: è allarme recessione

un dato che allarma: per la prima volta, nel trimestre che va da dicembre a febbraio, il numero delle chiusure ha superato quello delle aperture.

Svuotiamo tutto: cessata attività. Quante volte vi è capito di leggere questi cartelli? Lo stillicidio del commercio al dettaglio continua, ma questa volta non c'è spazio per l'ottimismo. Prima della crisi il Commercio al dettaglio era un salvagente: chi voleva investire spesso apriva esercizi commerciali. Ora la tendenza pare ormai una consuetudine desueta. Si parte da un dato, .

Almeno prima c'era parità: per quelle che chiudevano, altrettante aprivano. Succedeva nel 2012 grazie al contributo dell'impresa extracomunitaria. Ora neanche i negozi "etnici" ci salvano. Una strage di saracinesche. Sono i dati snocciolati da Confcommercio Milano. Rispetto a tre mesi fa oggi Milano gioca al ribasso con meno 41 negozi di abbigliamento, 8 ferramenta, 11 edicole, 9 rivendite di mobili, meno cinque negozi di calzature e così via elencando. Gli unici a non sentire la crisi sono i tabaccai: il saldo tra chiusure e aperture registra più otto punti vendita.

Il Nodo è spinoso. Alla crisi dei consumi si aggiungono la stretta creditizia e la pressione fiscale. Tempo fa Roberto Maroni propose di valorizzare il commercio di vicinato attraverso una moratoria sulla realizzazione di nuovi centri commerciali che ammazzano i piccoli negozi. Un palliativo. Il Comune lotta con un buco di bilancio che non permette all'orizzonte nessuno sconto sulle tasse. La tendenza sembra tracciata, ed è nera, come la crisi.

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