Si è spenta Rosa Bossi Berlusconi


C’è un bel da fare a scrivere un post del genere. Perché cosa si può dire della genitrice del passato e forse prossimo premier, della pietra angolare di una dinasty brianzolo-meneghina, in breve, della madre di Silvio Berlusconi? Comunque la si pensi, è un personaggio che ha generato - nel vero senso della parola - un pezzo di storia.

Un pezzo di storia che passa dalla nascita della tv commerciale, l’unico vero fattore di mutamento sociale a partire dagli anni ottanta ad oggi, attraverso un partito di plastica – secondo i politologi – inspiegabilmente sopravvissuto fino ad oggi, il tutto tra governi, avvisi di garanzia durante un convegno sulla criminalità a Napoli (per la cronaca era il 22 novembre 1994), e le lettere incazzose di Veronica a “La Repubblica”.

Rosa Bossi Berlusconi era lì, a prestarsi, docile, a sorridere ai fotografi, a mettersi in posa, orgogliosa come sarebbe stata orgogliosa qualunque altra madre, a baciare il figlio, a lamentarsi di tutto, a dire che gli altri non capivano. Era così. Si dice spesso che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli. In questo caso forse sarebbe meglio dire: le colpe dei figli, non ricadano sulle madri.

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