La passeggiata sul Naviglio della Martesana

Da Melchiorre Gioia fino a Crescenzago: 4 chilometri tra orti urbani, glicini, anatre, ville patrizie, ponticelli secolari.

Una (rara) bella giornata di questa primavera 2013 mi ha portato a fare una passeggiata della quale sento parlare da tempo: quella lungo il Naviglio della Martesana, da via Melchiorre Gioia fino a Crescenzago, approfittando anche della festa dei "Partigiani in ogni quartiere" del 25 aprile. Quattro chilometri a piedi tra glicini, anattroccoli, ponti secolari, orti urbani, ville patrizie del '700 e un bel po' di nutrie (sono convinto che se venissero chiamate "piccoli castori" invece che "ratti giganti" non farebbero più schifo a nessuno).

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Tutto questo senza voler dare un'immagine troppo idilliaca, visto che comunque si attraversano i vari Viale Melchiorre Gioia, Viale Monza, Via Padova e una quantità di vialoni che passano sopra la testa. E anche il paesaggio circostante non permette quasi mai di dimenticare che si è sempre e comunque nella periferia di Milano. Ma anche questa è una ragione del fascino di questa passeggiata: nella periferia di Milano, aperta a tutti ma comunque nascosta alla vista, c'è una piccola oasi.

Si parte all'altezza di via Melchiorre Gioia 189, là dove il Naviglio della Martesana finisce la sua corsa all'aperto e comincia ad attraversare la città sotterraneamente. Non è difficile trovare il punto di partenza: prima di tutto non sarete i soli, anzi; inoltre è difficile non riconoscere l'angolo in cui si trova il Cafè Martesana (dove un tempo c'era la Cassina de’ Pomm): sotto un glicine, affacciato sul Naviglio, perfetto se non avete voglia di camminare ma solo di recuperare un angolo di bella Milano (oppure per fare un aperitivo al ritorno dalla passeggiata).

Dopo 100 metri la sensazione che tutte le persone attorno stiano instancabilmente ripetendo che "non sembra di stare a Milano" si fa piuttosto forte; ma in un certo senso è vero: tutto il lato destro del Naviglio è costeggiato da un continuum di orti urbani, sulla sinistra muri diroccati e casette seminascoste fanno pensare che chi in quelle case ci vive abbia fatto proprio una bella scelta. E poi c'è silenzio. O meglio, c'è una miriade di persone, ma il traffico sembra molto più lontano di quanto effettivamente sia.

All'altezza di viale Monza, in Piazza Gorla, c'è uno degli scorci più belli di Milano. Ma prima è d'obbligo un consiglio gastronomico visto che proprio qui c'è il ristorante greco Mikonos (pare che sia uno dei migliori in città) e la Casa dei Ciliegi (antica cascina oggi adibita a ristorante). Dicevamo dello scorcio tra i più belli di Milano: il protagonista è il Ponte Vecchio. Un ponticello costituito "da un arco a tutto sesto di circa 13 metri di luce in mattoni pieni con bordi rinforzati da blocchi di pietra di Ceppo dell’Adda" (definizione del Comune di Milano, non mia) che risale al XVI secolo. Dietro al quale si staglia la "misteriosa" (non so perché ma spesso si trova questo aggettivo) Villa Rossa. Niente male neanche le ville immerse nel verde circondate da case più popolari con balconi che quasi sfiorano l'acqua.

Appena oltrepassato il ponte, la piazzetta che qui si trova ha un nome meno piacevole: "Piazza dei Piccoli Martiri". Rende omaggio ai 200 bambini della scuola di Gorla che morirono il 20 ottobre 1944 a causa di una bomba sganciata da un aereo Alleato. La statua che raffigura la morte con in braccio un bimbo esanime è inquietante, ma di certo non lascia indifferenti.

Poco più avanti e passando di fianco al teatro Zelig, si arriva al Parco della Martesana, protagonista di questo 25 aprile e quindi vestito a festa e pieno di gente per i "Partigiani in ogni quartiere". Da notare comunque il grande anfiteatro annesso a un centro per le attività socioculturali gestito da volontari.

Da qui inizia l'avvicinamento con viale Padova, che gradualmente si accosta al Naviglio e che incrocia proprio all'altezza di Crescenzago, oggi quartiere di Milano ma che è stato Comune autonomo fino al 1923. A ridosso del ponte che attraversa il Naviglio c'è Villa Lecchi: prima delle tante ville patrizie che caratterizzano la zona. È una dimora del '700 della famiglia Lecchi, che nell'800 ha ospitato un'azienda tessile (si vedono ancora i segni della ruota che azionava i macchinari sfruttando la corrente della Martesana) e che oggi è occupata dall'associazione culturale Villa Pallavicini.

Vale la pena, una volta sbucati in viale Padova, di fare una piccola deviazione e andare a dare un'occhiata alla Chiesa di Santa Maria Rossa in Crescenzago, in via Berra, una chiesetta costruita nel X secolo protagonista di un angolino nascosto che ci aiuta a ricordare come poteva essere Crescenzago prima di essere inglobato dalla città.

Crescenzago, però, non era un paesino anonimo alle porte di Milano. Tutt'altro: era la "Riviera di Milano", un luogo prescelto da alcuni notabili milanesi per costruire le loro ville tra il verde e passare le vacanze. E le ville (qui una descrizione più approfondita) sono ancora protagoniste di questo tratto di Naviglio; regalando tra l'altro un'atmosfera straniante, visto che sono circondate da tangenziali, palazzoni, ecc.

Si tratta di ville patrizie costruite attorno al 1700, ancora oggi abitate e ben tenute: Villa De Ponti, una delle più antiche, Villa Petrovic, caratterizzata dalla torretta in stile gotico, Villa Pino, immersa in uno splendido parco. È la fine del tragitto a piedi; ma la strada da qui è ancora lunga e accompagna il naviglio fino a Cassano D'Adda, attraverso campi e paesi (Vimodrone, Gorgonzola e Inzago); ma allora è meglio montare in sella a una bicicletta.

Foto | © Giovanna Maffoni

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