No, non ci troviamo in un vecchio film di Gillo Pontecorvo, stile Giovanna in cui le lavoratrici si ribellano alla chiusura decisa dai “padroni”. Siamo a Milano, nel 2008, in una delle aziende più note e diffuse del capoluogo lombardo, la catena di supermercati Esselunga.
Qui, secondo quello che racconta La Repubblica, una cassiera non è stata autorizzata ad andare in bagno perché non era ancora arrivato il suo turno di pausa. Dopo richieste insistenti il permesso non viene accordato, funché la donna - che lavora in viale Papiniano da 5 anni - non ce la fa più ed è costretta a farsela addosso.
I rappresentanti dei lavoratori annunciano denunce, mentre la direzione della società, per il momento, evita di intervenire sostenendo che non è stata informata né dai sindacati né dal punto vendita. Se fosse confermato il fatto, però, saremmo davanti a un episodio gravissimo, l’ennesimo passo indietro nella difesa dei diritti dei lavoratori. Anche i più basilari.
vulpe
20 feb 2008 - 14:56 - #1Già, se fosse vero sarebbe grave.
Ma l’”ennesimo passo indietro nella difesa dei diritti dei lavoratori” mi sembra ridicolo…
Ma chi li scrive ’sti articoli? Sembra la chiusura di un filmato di real tv…
Orzowei
20 feb 2008 - 15:02 - #2Il fatto è grave… tempo fa avevo letto un articolo di denuncia delle condizioni di lavoro dei dipendenti della catena Lidl… roba da mettersi le mani nei capelli. Leggete qui: http://www.ciao.it/Lidl__Opinione_729128
Captain's Charisma
20 feb 2008 - 15:59 - #3Ho lavorato in Esselunga anni fa e se devo esser sincero. la cosa non mi è proprio nuova…
tintin
20 feb 2008 - 16:04 - #4Purtroppo avendo lavorato per un paio d’ anni come consulente nella grande distribuzione ed essendomi occupato qualche volta di gestione del personale quanto è raccontato nell’ articolo di Repubblica non è una novità.
Oltre ad Esselunga la stessa situazione è accaduta in altre insegne della grande distribuzione.
italianomedio
20 feb 2008 - 17:09 - #5la cosa triste è che chi difende i diritti dei lavoratori è anche a favore dell’immigrazione in italia che ovviamente causa una sovrabbondanza di personale soprattutto per i lavori poco o non qualificati, facendo in modo che chi ne può fruire possa semplicemente dire: o ci sei qui tu o c’è una fila di altri 100.. che fa lo stesso anche per meno.
Lapo
20 feb 2008 - 18:11 - #6cioè secondo i commenti è capitato più di una volta che una cassiera si pisciasse addosso??
ma per piacere
terrò il naso allerta
Ortablog
20 feb 2008 - 18:47 - #7Io, avendone un reale bisogno, me ne sarei fregato delle disposizioni aziendali e me ne sarei andato in bagno. A volte la soluzione più semplice è la più efficace. Non penso l’avrebbero licenziata per questo e neppure che qualche giudice nel caso avrebbe dato torto alla cassiera.
AngeloUni
20 feb 2008 - 19:44 - #8io trovo profondamente scorretto fare la pipì al di fuori delle pause. il fatto è grave e ha pienamente ragione l’esselunga!?!
bah
20 feb 2008 - 21:01 - #9storie che inventano i comunisti niente più–
slyferd
20 feb 2008 - 21:57 - #10Io lavoro in Esselunga … è tutto questo posso garantire che si tratta di una storia vera. Esselunga è sempre stata cosi, sono contento perche l’accaduto sia stato letto da tante persone, in questo modo si puo conoscere la brutta faccia di questa assurda azzienda che a mio parere non merita le lodi di leader nel settore.
BORAT
20 feb 2008 - 22:05 - #11e tu va a lavorare in Coop no? Comunista!
Gattopazzo
20 feb 2008 - 23:04 - #12E i sindacati che sono sempre pronti a farci andare a piedi dove sono in questi casi, se la situazione è di questo tipo?
Quando c’è da tirare fuori davvero i c0gl10n1 tutte pecore, vero?
q44gatti
21 feb 2008 - 01:33 - #13pultroppo è la realtà, in questa azienda da anni c’è una strategia che mira a dividere,tutti contro tutti vengono fatti responsabili persone poco competenti e poco responsabili con due sole caratteristiche ambizione e bisogno di fare straordinari ,quindi persone ricattabili e disposte a tutto spesso con psicologie deboli che finiscono per essere manipolate a tal punto da sentirsi onnipotenti e non capiscono che sè qualcosa va male nell’eccedere nella strategia del terrore e del ricatto saranno loro di persona a pagare e che chi li a promossi per primo dira finalmente.Perchè ormai dava fastidio anche a me … “alzava troppo la cresta”
infatti e piena esselunga di responsabili retrocessi per un motivo ho per l’altro .Se hai personale addestrato in modo adeguato spendendo soldi tuoi e non soldi che scarichi dalle imposte ho della comunità europea prima di disfartene ci pensi bene!! non lo retrocedi sai che formarne altri ti costano invece in esselunga a 20 anni senza competenze fai carriera ed anche a suon di trombe (ti montano la testa)e a venticinque la finisci a suon di calci(appena acquisisci competenze vieni trattato come un demente incapace se poi nel frattempo credendo alle lusinghe hai fatto fare la pipi a dosso ad una cassiera….meglio ancora)cmq vergognoso nessun senso di responsabilità nei confronti della società e nei confronti di chi sceglie di lavorare in un paese dave rubare a vario titolo e la cosa più facile che esiste visto l’inpunità che ti danno leggi e sistema
BORAT
21 feb 2008 - 09:50 - #14se ha squola tu avrebbi studdiato invece di kazzeggiare, poi all’esselunga non ti indietreggerebbero no?
Cokeine999
21 feb 2008 - 11:47 - #15Bernardo Caprotti e il popolo delle libertà…
tintin
21 feb 2008 - 12:22 - #16…sulle Coop potrei raccontare cose che voi umani nemmeno immaginate. Ma sono più bravi di Caprotti e Esselunga nella gestione dell’ informazione aziendale e non fanno trapelare quasi nulla su quotidiani e televisioni.
q44gatti
21 feb 2008 - 13:07 - #17“Signor “BORAT ,credo che ciò che ho affermato è drammatico per una società civile,ironizzare sul mio italiano serve a poco l’ingnoranza esiste in ogniuno di noi dovendo scegniere meglio ignoranti in italiano e non ignoranti e basta!!cmq prendo la sua come un incentivo a studiare di più ,colgo l’occasione per invitarla ad essere meno superficiale quando si parla di prioblemi che coinvolgono le persone che lavorano.
precisazione :Non in tutti i lavori c’è bisogno di studio per fare carriera, ma di competenze fatte sul “campo”; da noi, poi “basta avere una raccomandazione per fare anche il professore universitario senza aver studiato” …chi mai si prenderebbe il disturbo di controllare.!
BORAT
21 feb 2008 - 13:10 - #18“basta avere una raccomandazione per fare anche il professore universitario senza aver studiato” …chi mai si prenderebbe il disturbo di controllare”
appunto, vedi che se vuoi ci arrivi?
elerik
21 feb 2008 - 18:11 - #19personalmente nn mi stupisco certe cose esistono e lo sanno tutti ki fa l’ingenuo è xkè ha la convenienza a farlo…i diritti dei lavoratori sono solo scritti sulla carta ma nei fatti è tutto diverso questo è la tristezza di vivere in 1 paese come questo
bah
21 feb 2008 - 21:55 - #20ancoraaaaaaa! ma non capite che sono tutte cose inventate dai comunisti??
egotisme
22 feb 2008 - 11:15 - #21Il fatto che scriviate “siamo a Milano, nel 2008″, come se ciò fosse in contrasto con l’evento raccontato, la dice lunga su quanto siamo lontani dal prendere coscienza della situazione in cui viviamo. “Milano” e “2008″ sono due fra i più temibili nemici del vivere civile.
ioia
22 feb 2008 - 15:15 - #22Non abbiamo ancora imparato ha fare la tara alla carta stampata neanche nelle vecchie catene di confezione succedeva pensate voi ai giorni nostri dove la strada per i sindacati difensori degli oppressi la conoscono proprio tutti
q44gatti
24 feb 2008 - 14:30 - #23Non mi sembra corretta la contrapposizione esselunga /coop ,quindi del meno peggio .Qui si tratta di rapporto di correttezza datore di lavoro/lavoratore.
credo poi che è infamante sostenere che alla coop e peggio anche se non si sà.Se chi afferma ciò fa delle denunce precise visto che sa ,sarebbe meglio! alludere non credo sia corretto.
poi il sindacato fà ciò che è possibile fare sulla base dei numeri.
Premesso ciò dovrebbe imparare dalle altre categorie che se ne fregano dei problemi del paese e dovrebbe fare solo l’interesse in primis dei lavoratori , (intesi come lavoratori non quadri ho comunque responsabili che mangiano in due piatti)e poi dei lavoratori iscritti.
Infatti credo che a furia di voler tutelare tutti a finito per non tutelare in modo adeguato nessuno.
xxxxxxx
25 feb 2008 - 01:38 - #24ma fatemi il piacere
xxxxxxx
25 feb 2008 - 01:42 - #25puetroppo sono cose ke succedono in esselunga,non è giustificato,non si tratta di comunismo come sostengono i veri ignoranti,ma sn episodi veri ke fanno pensare allo skifo in cui viviamo…è una cosa scandalosa
q44gatti
25 feb 2008 - 22:38 - #26citazione:”Non abbiamo ancora imparato ha fare la tara alla carta stampata ”
Qualcuno forse si…gira voce in esselunga che il padrone di questa catena è molto arrabiato non per l’immagine dell’azienda ,ma perchè crede che i dipendenti debbano essere rispettati…..io credo che questo signore sia uno di quelli che ha dato la tara alla carta stampata a tal punto che è almeno da 15 anni che non legge i giornali quando parlano della sua azienda ESSELUNGA continuamente COINVOLTA è presente per questi episodi.
…ma è così romantico pensare al padrone che ignaro di tutto un bel giorno viene a sapere che i “caporali”maltrattano i suoi operai ed entra in scena cacciando l’infedele aguzzino che ha abbusato della sua fiducia e tira una pacca sulla spalla del suo fedele spacca pitre (da un vecchio film con Amedeo Nazzari)
Eeeee, se fossimo solo spaccapietre e padroni. Come sarebbe bello il mondo!!!…………
Da : Favola comunista (…e per gentile concessione di realtà fascista)
coopino
03 mar 2008 - 11:40 - #27Ancora con sta storia di comunismo fascismo; i soldi non hanno colore politico ne all’esselunga ne alla coop; casi di mobbing succedono all’esselunga e alla coop , anche se con questa storia di Milano abbiamo raggiunto il TOP.
Ed e’ inutile chiedere aiuto ai sindacati..che sono pappa e ciccia con le aziende e ai colleghi che sono bravi a parlare in assemblea e poi si tirano indietro alla minima occasione. I sindacati sanno e tacciono..pensano piu’ a fare carriera che a tutelare i lavoratori
bona !!
Zed 77
04 mar 2008 - 22:54 - #28Esselunga ,in merito di rispetto dei lavoratori,non ha mai avuto una buona fama,merito anche del regime filofascista che vi regnava.Io,come dipendente ne so qualcosa.Ferie date a ricatto,lavoro festivo non retribuito, straordinari imposti,orari indecenti e pretese interminabili sono i fattori che l’hanno portata al traguardo dei 5 miliardi di euro di fatturato annuo.Le ciliegina sulla torta e’ rappresentata poi da questi episodi disumani che a volte rimangono nell’ombra.Cosa dire?Complimenti signor Bernardo Caprotti,ottima azienda la sua!!!!
Domenico Gianturco
20 ott 2009 - 17:41 - #29Repubblica — 19 ottobre 2009 pagina 2 sezione: MILANO
NON è mai stata picchiata. Non ha subito mobbing. Non le è mai stata negata la pausa per andare in bagno. Non si è mai fatta la pipì addosso. La procura di Milano ribalta il caso della cassiera dell’ Esselunga, che tra febbraio e marzo del 2008 suscitò l’ indignazione di sindacati, consumatori, associazioni e partiti di sinistra, al punto che ci fu chi candidò la donna all’ Ambrogino d’ oro. Il pubblico ministero Piero Basilone chiede l’ archiviazione dell’ inchiesta: «Dagli accertamenti è emerso un quadro psicologico (certamente patologico) di pregressa e grave sofferenza che, con grande misura e con tutto il rispetto per la vittima, non può certo essere del tutto trascurato in una doverosa, attenta considerazione dell’ intera vicenda». Ora sarà il giudice per le indagini preliminari Maria Grazia Domanico a decidere se archiviare il fascicolo. Inizialmente, al momento della denuncia, la cassiera sembrava credibile. Diceva di essere stata picchiata da uno sconosciuto nello spogliatoio del supermercato di viale Papiniano. Una punizione per aver denunciato un caso di mobbing un mese prima, quando aveva detto di essersela fatta addosso perché non aveva avuto il permesso di andare in bagno. La donna, italoperuviana, oggi 45enne, raccontava che il suo aggressore, tenendole la bocca tappata e tirandola per i capelli le aveva sbattuto più volte la testa contro gli armadietti. «Mi ha riempito di calci e pugni e infine mi ha spinto la testa nel water, urlandomi “piscia, piscia”», riferì la donna, che presentò denuncia contro ignoti, forte di un referto che riscontrava un trauma cranico-facciale, una distorsione cervicale, numerosi ecchimosi agli arti inferiori e una contusione al braccio destro. Nel registro degli indagati furono iscritti il direttore del supermercato, la vicedirettrice, un addetto alla sorveglianza e la capocassiera. Il pm ordinò una perizia per verificare lo stato di salute mentale della donna. E cominciò ad approfondire. La pausa negata per il bagno? La circostanza non risulta confermata da una collega che, scrive Basilone, «ha espressamente dichiarato di aver controllato la sedia della Bolognesi e il pavimento e di aver riscontrato che la postazione non era bagnata». Poi ci sono le contraddizioni tra il racconto della cassiera e le testimonianze dei colleghi. Alla fine il pm esclude il reato di lesioni colpose anche perché la malattia diagnosticata alla donna come effetto dell’ episodio di mobbing «è insorta prima di quella data e non è certamente conseguenza del ritardo della donna a recarsi in bagno». Quanto all’ aggressione, per il pm «le lesioni riscontrate, conseguenti a quella aggressione, paiono astrattamente compatibili con la ricostruzione dell’ evento fatta dalla persona offesa». Il quadro, però, cambia con gli accertamenti. Il pm ipotizza che l’ autore del pestaggio possa essere il sorvegliante, l’ ultimo a vederla, mandato dalla vicedirettrice. Tra i due, però, non emergono contatti telefonici. Del resto, la vittima dà nel corso delle indagini due versioni diverse dell’ aggressione: dice di essere stata sbattuta prima contro il water e poi contro gli armadietti degli spogliatoi. Questa e altre incongruenze, oltre agli episodi di autolesionismo emersi dal passato clinico della donna, hanno persuaso il pm dell’ inattendibilità della sua denuncia. Incredula Roberta Musu, la sindacalista della Uil che ha raccolto la denuncia della cassiera. «Io l’ ho vista, quando è stata picchiata: se è riuscita a farsi da sola quello che aveva, tanto di cappello…». -