Sgombero ex Cuem: il rettore della Statale spiega perchè ha chiamato la polizia

Ieri i tafferugli nell'ateneo tra gli occupanti e le forze dell'ordine

UPDATE!
L'aula dell'ex libreria Cuem è stata rioccupata.

Il rettore della Statale Gianluca Vago oggi ha scritto una lettera aperta, in cui ha commentato quanto successo ieri durante lo sgombero della libreria autogestita (sei persone sono rimaste ferite nei tafferugli):

Sento il dovere di fornirvi un breve resoconto dei fatti avvenuti ieri e riportati dagli organi di informazione. Come sapete, fino a ieri la nostra sede di via Festa del Perdono ha subito il sopruso dell’occupazione forzata, protrattasi per oltre un anno, dei locali dell’ex libreria Cuem da parte di un ristretto gruppo di individui, già ampiamente noti alle forze dell'ordine, che dichiarandosi diretti “eredi” dell’esperienza dell’ex libreria, li hanno trasformati, senza averne titolo o autorizzazione alcuna, in un centro di aggregazione. In questa specie di 'centro sociale' persone di varia estrazione, anche non universitari, hanno svolto attività (raduni, ristorazione, festini, concerti, ecc.) molto lontane dall’ipotesi culturale per la quale la Cuem aveva ottenuto a suo tempo l’autorizzazione da parte dell’Ateneo, spesso e volutamente arrecanti pesante disturbo alle normali attività dell’Ateneo (lezioni, lauree, convegni, e altre manifestazioni culturali). Lo scambio e la vendita di libri, comunque illecita, hanno rappresentato sempre un aspetto del tutto secondario delle loro attività.

Dallo scorso novembre, fin dall’inizio del mio mandato, sono stati compiuti ripetuti tentativi per convincere gli occupanti a ricondurre la loro esperienza nell’ambito della legalità, costituendo una regolare associazione e formulando proposte ragionevoli e costruttive per l’utilizzo degli spazi. In questa prospettiva si è persino rinunciato alla prima ipotesi di intera destinazione dello spazio ex Cuem al servizio disabili, ipotesi già presa in considerazione dal Consiglio di Amministrazione e poi accantonata lo scorso dicembre in favore di una delibera, sostenuta dalle rappresentanze studentesche, che prevedesse una parziale assegnazione di tali spazi ad una regolare associazione studentesca, previa pubblicazione di un bando di selezione pubblica.

A tale bando, cui hanno risposto due soggetti interessati, gli occupanti si sono invece rifiutati di partecipare. Quest’ultima circostanza, insieme al susseguirsi di episodi di vandalismo e provocazione rivolti alla comunità universitaria, e culminati in una recente tre giorni di festeggiamenti, completamente fuori da ogni possibilità di controllo, per celebrare l’anniversario dell’occupazione e la nascita di una 'Università clandestina', mi hanno infine indotto ad autorizzare lo sgombero dei locali che è stato effettuato nella giornata di sabato 4 maggio. Esso è avvenuto senza alcun intervento delle forze dell’ordine e nel corso delle operazioni è stata assicurata la rimozione e la conservazione del materiale contenuto nei locali. Alla riapertura dell’Ateneo il lunedì mattina (6 maggio) gli ex-occupanti, dopo essere rientrati in possesso del loro materiale, hanno contestato l'avvenuto sgombero dei locali e si sono insediati nell’atrio principale del settore didattico occupando successivamente le aulette antistanti l’Aula Magna dopo averne forzato gli ingressi: il tutto è stato accompagnato da gravi atti di intimidazione nei confronti del personale dell'Ateneo addetto al servizio di sorveglianza e addirittura di altri studenti, dall’interruzione delle lezioni e degli esami in corso e da ulteriori atti vandalici che hanno provocato seri danni alle strutture universitarie.

A nulla sono valsi i tentativi di mediazione da parte di alcuni docenti. Nel pomeriggio la situazione si è ulteriormente aggravata con il cortile centrale dell’Ateneo invaso dagli occupanti che hanno creato una sorta di barricata all’ingresso delle aulette occupate. Essendo venute meno le condizioni di sicurezza così da mettere a serio repentaglio l’incolumità degli studenti e del personale universitario, mi sono visto costretto a richiedere al Questore di Milano l’intervento delle forze dell’ordine per il ripristino della legalità nell’ambito dell’Ateneo.

Mi assumo l’intera responsabilità di una scelta difficile, presa a salvaguardia dei diritti degli studenti e dell’intera comunità universitaria, oltre che a tutela della dignità dell’Istituzione pubblica. L’epilogo è stato solo la conseguenza di una escalation crescente di gesti irresponsabili ed atti di prevaricazione da parte di una esigua minoranza aggressiva, rappresentante solo di se stessa, non tollerabili in democrazia né ora né in futuro.

Intanto UniSì (Uniti a Sinistra) ieri aveva diramato una nota:

Oggi la polizia è entrata in tenuta antisommossa in Università, come non accadeva da oltre 30 anni. Come studentesse e studenti di UniSì non possiamo che condannare il comportamento delle istituzioni nella gestione della situazione: l’Università dev’essere un luogo di dialogo, confronto, discussione, non di scontri e guerriglia urbana. Rimaniamo altresì preoccupati di come la ricerca di dialogo e confronto si sia potuta trasformare nell’attuazione della violenza.

Il dibatto sulla faccenda rimane aperto, anche perchè molti studenti (a giudicare dai commenti apparsi in rete) non sono affatto dalla parte degli ex Cuem.

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