Morto Luciano Lutring: "il solista del mitra", il gentiluomo della Mala Milanese

Ultimo esponente della mala milanese degli anni 70 il "solista del mitra" è morto stamattina nella sua casa di Arona.


Luciano, l'artista, non amava i percorsi semplici. Una vita "rocambolesca", ultimo rappresentante della mala milanese, quella che non uccideva, ma che anzi, trovava un senso nella passione per la vita, la "bella" vita consumata tra lussi e belle donne, ma anche di amori leggendari, come quello per Yvonne. Su Wikipedia una bella pagina aggiornata.

Sul suo profilo Facebook aggiornava i sui fan delle sue passioni: la scrittura, prima, e poi la pittura, coltivata con successo e riconoscimenti. In Francia, durante la prigionia, pubblica “Lo Zingaro”, la sua autobiografia, dalla quale sarà liberamente tratto un film, nel quale Lutring viene interpretato da Alain Delon.

Stamattina la notizia del sul decesso. Classe 1937, ex bandito, noto per l’appellativo di “solista del mitra” coniato da Franco Di Bella del Corriere, perché solito nascondere l’arma in una custodia di violino nelle sue prime rapine. Ladro "gentiluomo" autore di centinaia di rapine, soprattutto a banche, negli anni Sessanta e Settanta. La sua carriera nasce a Milano, la sua città. Qui muove i primi passi, le prime rapine in gioiellerie e banche. Così sul suo primo "colpo", nato per caso:

Un giorno mia zia Vittoria mi chiese di andare a pagare una bolletta alle poste. Io andai. Ma l’impiegato era lento e detti un pugno sul bancone. Nel movimento si vide la pistola che portavo sotto la cintura. L’impiegato si spaventò, credette che fosse una rapina e mi consegnò i soldi. Io pensai: “È così facile?”. E me ne andai col bottino. Due milioni all’epoca, bei daneé. La benzina costava 75 lire, il caffè 20, il giornale 15

"Nemico pubblico numero uno" per anni latitante, poi l'arresto a Parigi nel '65 dopo una sparatoria in cui rimase ferito. Dodici anni di carcere e poi la grazia, anzi la bi-grazia (prima Pompidou poi Leone). Un personaggio sui generis Luciano. Amava raccontarsi con piglio e ironia, infarcendo i discorsi con frasi in dialetto milanse.

Amava ripetere di "vivere d'arte e onestà, e non dei suoi stessi errori", come scrisse Andrea Villani che nel 2012 gli ha dedicato un romanzo biografico, "Luciano Lutring, la vera storia del solista del mitra" (Mursia). Nella prefazione al libro Lutring scrisse, quasi come un testamento: "Nessun uomo nasce con l'etichetta di criminale. Ma a volte le contingenze, e anche le coincidenze, possono spingere chiunque nel baratro. Da questa mia storia si comprenderà che la fede e l'arte possono aiutare chiunque a uscirne e trovare la giusta collocazione nella società. Lasciando ai posteri, ma prima di tutto a Dio, il giudizio finale".

In un incontro pubblico qualche annetto fa organizzato all’enoteca Ligera a cui assistette anche 02blog (qui li trovate) raccontava così di Milano, la sua città:

Com’era Milano una volta? A Milano una volta c’erano i contatti umani, eravamo tutta gente di quartiere, tu a Milano andavi dalla vicina di casa, ci chiedevi una cipolla, un rosmarino, adesso il tuo vicino di casa non sai se è un terrorista, un… si o no? Non c’è più la disponibilità, non c’è più il calore, una volta i vicini di casa erano come fratelli ,tutti sapevano vita morte miracoli di tutti.

Una città diversa da quella di oggi, dove un assassino gira per la città con un piccone, agggredisce persone, e nessuno pensa a chiamare la polizia (un semplice 1,1,2). Ci si chiede perchè, si scomodano pareri di sociologi e criminologi e si tira in ballo la paura e i legami labili di una società diventata individualista ed egoista. Milano non è più quella di una volta. La mala non è più "gentile" e i suoi protagonisti scompaiono. Ciao Luciano mancherai a Milano e anche a noi.

  • shares
  • +1
  • Mail