Crisi del mattone: Milano, è crisi nera e i nuovi grattacieli si "ridimensionano"

Il mercato è in crisi, i prezzi scendono, migliaia di posti di lavoro nell'edilizia sono a rischio. La nuova Milano del vecchio PGT si basa su previsioni troppo ottimistiche?


A guardarli si percepisce profumo di benessere. Tutti i nuovi grattacieli che lambiscono i cieli di Milano - porta Nuova, Portello, Fiera - sono bene auguranti: salgono verso l'alto imponendo una visione ottimistica del futuro. Tradotto in soldoni: tutti quegli spazi occupati da gente che lavora e che compra appartamenti di lusso a costi esorbitanti (10.000 euro al mq). E' benessere, per pochi, ma benessere.

Ma c'è un cortocircuito, una contraddizione in termini, che impone una riflessione: tutti questi spazi non saranno troppi? L'offerta non supererà la domanda? Legittime interrogazioni che trovano risposta nei fatti: a notizia che dei tre grattacieli dell'area City Life - la zona della vecchia Fiera - ne sorgerà per ora uno solo. Resiste quello progettato da Arata Isozaki. Gli altri due, di Daniel Libeskind e Zaha Hadid, sono rimandati a tempi migliori.

Il mercato immobiliare arranca: di pochi giorni fa la notizia del cantiere delle due torri, i boschi verticali progettati da Boeri nel quartiere Isola. Lavori fermi per i troppi debiti della società costruttrice con sede in Trentino. Trovata un'altra società si riparte. Ma la situazione è analoga a molti altri casi. Il mercato è in crisi, i prezzi scendono, migliaia di posti di lavoro nell'edilizia sono a rischio. Ma secondo l'indagine di Repubblica, il vero problema è lo svuotamento degli uffici, ma potrebbe esserci una soluzione già adottata in Inghilterra: il Comune intende convincere gli imprenditori, con incentivi fiscali, a riconvertire il terziario sfitto in residenze a costi abbordabili. Staremo a guardare, consci che il futuro non è più come ce lo avevamo immaginato mirando il nuovo skyline milanese.

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