Chinatown: sulla Ztl il Tar dà ragione ai grossisti

Le otto telecamere che avrebbero dovuto controllare che gli orari consentiti per il carico e scarico fossero rispettati resteranno spente.

Stop alla zona a traffico limitato che il Comune aveva deciso, a novembre, di introdurre anche alle strade attorno a via Paolo Sarpi, per combattere il trasporto merci dei grossisti cinesi di Chinatown. Cinque telecamere sono già funzionanti e controllano l'area pedonale, appunto, di Paolo Sarpi. Ma le altre otto che Palazzo Marino ha fatto installare sono al momento spente, e spente resteranno ancora per un bel po'.

Da via Canonica, a via Montello, a via Procaccini: le telecamere sarebbero dovute entrare in funzione a febbraio, per permettere il carico e scarico delle merci solo dalle 6 alle 7.30 e dalle 10 alle 12.30. Misura sospesa in attesa della decisione del Tar, al quale i commercianti cinesi hanno fatto ricorso lamentando come il provvedimento avrebbe significato per loro una perdita attorno ai 100 milioni di euro.

E il Tar ha deciso, dando ragione ai grossisti. Il motivo lo spiegano a Repubblica Milano gli avvocati Elisabetta ed Elia Di Matteo: "La nostra tesi difensiva si basa sul fatto che il Comune è libero di fare la Ztl per motivi di traffico, ma se la Ztl, come in questo caso, viene istituita per questioni di ordine pubblico, un provvedimento di polizia, non è di competenza comunale. Se l’obiettivo è osteggiare l’accentramento dell’ingrosso o mandare via i cinesi lo strumento deve essere un piano del commercio".

Niente da fare, per il momento, per i comitati di quartiere che da tempo cercano di porre un limite al via vai di merci e riportando alcune vittorie, come i paletti lungo tutta via Bramante che ostacolano il carico e scarico, impedendo alle macchine di sostare sui marciapiedi. Vittoria invece per l'Unione imprenditori Italia Cina-Nuove generazioni, come spiega il presidente Francesco Wu: "Se le nostre istanze fossero state sbagliate il Tar non ci avrebbe dato retta; per noi i controlli vanno bene, ma non esiste che si crei un’area ghetto, l’unica in città con queste limitazioni. Sarebbe discriminatorio. E come noi la pensano anche diversi commercianti italiani".

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