"Milano è un'arma": intervista con Francesco Gallone

Intervista è una parola grossa, anche perchè ce la trasciniamo dietro da giorni senza mai arrivare al dunque. Andiamo con ordine però: Francesco Gallone scrive un libro, ambientato per questa città. Si intitola "Milano è un'arma" e fin qui ci siamo. Il libro funziona: la trama che potremmo metterla a metà strada tra "Underworld" di De Lillo, "Lunar Park" di Ellis e che so, "I milanesi ammazzano al sabato" - che non è solo il prossimo album degli Afterhours ma anche un bel romanzo di Scerbanenco - il che non è mica poco. In realtà non c'entra assolutamente nulla con i libri sopramenzionati:


Cosa succede quando brucia un Centro Sociale Autogestito? Chi ne gioisce, chi ne beneficia, chi si sente ferito? E chi se ne accorge? È a questo punto che, affrontando contingenti naziskin, ultras, maruja, chinatown, cinghios, albatros, rumeni, ninja, pulotti, caramba, squatter, punkabbestia, rastoni, avvocati, spettri, imprenditori, kebab, ciclisti, fino a trovarsi nella “grande battaglia di Milano”, Cristiano Camporosso entra in gioco. Poliziotto raccomandato, interista, non laureato, perdente per scelta o per destino, la burocrazia gli affida il caso contando sul fatto che non lo risolverà. Ma Cristiano decide di portare a compimento qualcosa, per una volta nella vita.

Ecco la prima parte, buona lettura:

Cosa fai nella vita? Cinque righe per descrivere cosa fai o cosa sei costretto a fare per sopravvivere


Sopravvivere non mi è difficile. Attratto dai Fiori del Male ed i Paradisi Artificiali, infine mi son dedicato ai Fiori Artificiali. Nel senso che vendo i fiori finti al mercato. E' unlavoro molto bello, da filibustiere, è metropolitano e street, ma anche molto legato alla tradizione. Nel tempo libero, occupo le panchine nei parchi, mi guardo attorno, canto nei settevolteronin, band post-hardcore, e se ci riesco scrivo.

Domanda oltre il banale. Come ti è venuta l'idea del libro?

In realtà avevo alcune esigenze che volevano essere espresse. La prima era Milano, volevo che qualcuno la descrivesse così come la vedo io. Volevo sollevare all'attenzione la Milano della periferia, la città degli stranieri, delle compagnie dei parchetti, delle strade sporche, dei rifugi accoglienti. La Milano non televisiva, quella di cui non si parla se non se ne sparla. Quella Milano, che è più Milano, e che ha spesso più orgoglio e dignità della Milano inflazionata. La Città.

Poi avevo dei personaggi. Personaggi che volevano uscire e gridare. Personaggi che volevano vivere un'avventura, e maturarvi dentro, richiamando i clichè per schiantarli contro il cemento, e uscirne nuovi, uscirne veri.
Avendo la Città ed i Personaggi, gli ingredienti fondamentali del noir, avevo bisogno di un'idea. L'idea è arrivata dalle labbra di una mia amica, per strada, chiacchierando, commentando e distopizzando la cronaca.

Un Centro Sociale in fiamme. Un morto. Il sottobosco, ed un caso riottoso, che nessuno vuol risolvere, ma non si capisce se per interessi o disinteresse. La possibilità di scrivere un romanzo distorcendo le regole narrative del noir. La possibilità di creare un originale fumetto scritto come un romanzo, un noir nuovo girato come un action-movie. Questo mi ha dato la forza di volontà necessaria a giungere alla fine.

(Fine prima parte)

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