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Piccoli e medi editori in festa: il 29 maggio in Triennale Bovisa

Pubblicato: 14 mag 2008 da Gabriele Ferraresi

Commenti dei lettori


Milano non è solo la capitale della grande editoria, è anche la capitale di una editoria più di nicchia, ed è proprio quella che troveremo in Triennale Bovisa ( via Lambruschini 31 ) il 29 maggio, dalle 17 alle 2 di notte, per la festa dei Piccoli e Medi Editori. Una specie di micro Fiera del Libro di Torino.

Sono tante a Milano le piccole case editrici, che magari sopravvivono fatica, con gli uffici in timidi trilocali dalle parti di Buenos Aires e ragazzi che si fanno un mazzo così per fare uscire libri che se va bene vendono mille-duemila copie. Il tutto aspettando cosa? Di farsi comprare da qualcun altro, di fare il botto come è capitato a Fazi con Melissa P. - e alè che gran colpo per il livello culturale di una nazione - o di appassire lentamente svaporando nel nulla.

Ah gli anni ottanta: chi si ricorda della SugarCo. per esempio? Creatura craxiano-boniveriana fallita miseramente con l’arrivo dell’era di Mani Pulite? Pochi. Su questo pezzo del 1993 trovate tutta la storia di questo piccolo emblema di cosa fosse l’editoria milanese una ventina d’anni fa.

Foto: corscri, Flickr

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2 commenti

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  • aspita

    15 mag 2008 - 08:38 - #1
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    definire la sugarco “creatura craxiano-boniveriana” quando nell’articolo da te stesso collegato si legge che e’ stata fondata nel 1957, forse e’ un po’ azzardato, non ti pare

    e comunque anche negli anni di massimo fulgore della stella socialista, la sugarco si e’ distinta per aver portato in Italia autori che nessuno dei grandi avrebbe mai pubblicato

    francamente non capisco l’astio nei confronti dei piccoli editori che trasuda dall’articolo; faccio peccato e penso male: lavoravi per uno di loro che se n’e’ andato a gambe all’aria e non t’ha pagato?

  • Profilo di Gabriele02

    Gabriele02

    15 mag 2008 - 09:20 - #2
    1 punto
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    Hai mai letto lo sfacelo che hanno fatto con “Pasto Nudo” di Burroughs alla SugarCo? Dio esiste e si chiama Adelphi, perchè senza non avremmo un capolavoro, fortunatamente ritradotto e ri-editato. Solo quello che hanno fatto con Burroughs basterebbe a metterli metaforicamente al muro: mica basta portarli in Italia i grandi autori, se poi li fai tradurre a Topo Gigio :-) e affiancandoli a pubblicazioni di livello firmate Craxi Bettino… Guarda le antologie minimum fax per esempio. Grazie al cielo finora tutto ciò che ho fatto è stato pagato, magari poco, ma pagato, ciao
    Gabriele