
Milano non è mai stata molto presente nell’immaginario del pop italiano. Napoli ha la celeberrima canzone, Roma ha il suo Venditti. Perfino il cielo di Torino ha trovato qualcuno che ci scrivesse una canzone sopra. Di Milano invece, si canta poco o niente. Qualcuno sicuramente dirà: mi, gù de laurà. Colpisce quindi scoprire che negli ultimi mesi ben due nomi importanti del rock alternativo italiano hanno dedicato loro brani alla nostra città.
Senza sprecarsi in quanto ad affetto, a ben vedere. Stiamo parlando innanzitutto dei meneghini Afterhours che hanno intitolato il loro ultimo disco “I Milanesi ammazzano il sabato”; tra le sue 14 tracce, oltre alla title-track, spicca “Tema: la mia città”, il cui testo è spiegato così dal cantante Manuel Agnelli: «Milano è “bilanciocentrica”, la cultura e l’attenzione per il sociale non esistono. Ma confidiamo nei suoi eroi e nei loro maglioncini magici per risolvere la situazione: un esercito di Ferocissimi Bloggettari Anonimi contro il sistema, ma solo dopo l’aperitivo…».
Ci va ancora più pesante, se possibile, il catanese Cesare Basile che nella sua “Il fiato corto di Milano” si immagina – se ho capito bene – un attentato terroristico in metropolitana e commenta: “Cosa volete che me ne freghi, se ci faranno saltare in aria (..) qui non c’è gloria, non c’è onore da serbare”. Che dite, questi autori cantano anche la vostra ambivalenza verso Milano oppure non hanno capito niente di questa città?
Foto: myriapod, Flickr
Savioz
15 mag 2008 - 12:26 - #1Ferocissimi Bloggettari Anonimi contro il sistema, ma solo dopo l’aperitivo…
quanto è vero… il milanese mi piace solo dopo i trent’anni… prima mi irrita
Karlo77
15 mag 2008 - 13:34 - #2Bhè facilissimo sparare a zero contro una città come Milano perchè sbattersi facendo saltarne fuori i lati positivi quando con i soliti luoghi comuni si può tirar fuori una canzone di facile successo… cominciamo innanzi tuto a riflettere sull’effettiva validità dei cantanti che scivono questi testi ;-)
(parlo degli Afterhours Basile non lo conosco).
Alice Twain
15 mag 2008 - 13:53 - #3Manuel è almeno quindici anni che scrive qua e là su Milano, e mi sono sempre trovata perfettamente riflessa nei suoi testi in proposito, almeno dai tempi di “gli architetti sono qua / hanno in mano la città”. Milano si può anche amare, ma non c’è verso che piaccia. (Per inciso: Manuel è di Corbetta, non è milanese.)
vulpe
15 mag 2008 - 15:14 - #4In miniera!
Frangino
15 mag 2008 - 15:46 - #5Nessuno si è accorto che i Baustelle da due album cantano di Milano e dei milanesi?
Dane10
15 mag 2008 - 16:09 - #6Carino il titolo degli Afterhours, citazione (una volta si chiamava plagio…) del libro di Scerbanenco (così, alla milanese, anche se bisognerebbe scrivere Sherbanenko…).
Per il resto la polemica non riguarda solo il mondo della canzone, ma il mondo dei media in generale. In un paese romanocentrico, in cui per fare l’attore simpatico devi saper dire “ahòmaghestascherza’!” e per diventare la signora della domenica italiana devi imparare a dire “a’Ggalea’!” cinema e musica non recano grande omaggio alla città di Milano, visto che i pochi film ci vengono girati da borgatari pariolini e i cantautori che vanno per la maggiore non saprebbero descrivere niente di diverso dal raccordo anulare (anche perchè non hanno mai visto, niente di diverso dal raccordo anulare…).
In questo panorama si inserisce il bolognese Dalla, che ha scritto forse la canzone più bella sulla città di Milano: “Milano a teatro, un olè da torero; Milano che quando piange, piange davvero…Milano a portata di mano, ti fa una domanda in tedesco e ti risponde in siciliano…poi Milan e Benfica, Milano che fatica…”
mrk.mancuso
16 mag 2008 - 10:35 - #7Ma non so… bisogna considerare comunque che Milano è forse la città in Italia in cui passano il maggior numero di concerti interessanti anche di nicchia che in tutto il resto d’Italia spesso vengono snobbati…
MX11
16 mag 2008 - 14:09 - #8Mah, facile diventar “famosi” incitando un sentimento d’odio (o anche di fastidio).
Com’era? bene o male, basta che se ne parli?
terrylsd
16 mag 2008 - 16:55 - #9Ma, almeno per quanto riguarda gli Afterhours, il rapporto con Milano è sì critico ma comunque produttivo, sono canzoni che in un modo nell’altro riflettono uno spirito della città. Questa prospettiva non è di per sè negativa, problematica sì, ma non necessariamente negativa…
anrewbst
19 mag 2008 - 16:10 - #10Frustrazioni rivolte verso la propria città quando si è i primi a renderla un cesso; questa è come la penso su molte opinioni riguardo Milano. Molto bello e condivisibile il commento di Dane10