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Martedì 15 alle 14,45 i funerali di Gianfranco Funari nella Chiesa di San Marco

Pubblicato: 14 lug 2008 da Gabriele Ferraresi

Commenti dei lettori

Martedì 15 luglio alle ore 14,45, nella Chiesa di San Marco, si svolgeranno i funerali di Gianfranco Funari. Di lui in questi giorni avrete letto tutto, visto qualunque video, subìto un’overdose di informazione. Punto critico? Al di là del “da morti sono tutti buoni”, la rivalutazione di uno stile di televisione che oggi disprezziamo, ma che è nato con lui. Un genio comunque, a scanso di equivoci.

Le anime semplici però, non vedono il filo rosso che collega il talk show spazzatura odierno, con quello che era Funari News. Non lo vedono. Ricordano solo un signore con la barba bianca, maestro nel dettare tempi comici, “Damme a’ due! Strignolo! Damme a quattro! Che mortadella rigà…” una maschera da commedia dell’arte, ma che ha gettato i semi che poi hanno germogliato, regalandoci lo scenario televisivo attuale. Che è deprimente, ricordiamocelo.

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3 commenti

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  • Profilo di macteo

    macteo

    14 lug 2008 - 10:24 - #1
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    Gianfranco riposa in pace.
    C’è un errore nella data del titolo (12 anzichè 15).

  • Profilo di Dane10

    Dane10

    14 lug 2008 - 12:53 - #2
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    Indipendentemente dal valore di Fuanri, è ingiusto incolparlo della deriva televisiva. Io sono per la responsabilità individuale, non è colpa di Funari se i suoi imitatori non sono stati alla sua altezza, sarebbe come incolpare Einstein e altri fisici per Hiroshima.
    Perchè il punto è questo: con la TV che ci ritroviamo, siamo ridotti a rimpiangere i programmi di Funari…

    p.s.: e lo dico da regista…

  • Profilo di Gabriele02

    Gabriele02

    14 lug 2008 - 13:02 - #3
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    Vero, le responsabilità sono sempre individuali, ci mancherebbe altro: però pensa ai sensi di colpa di Alfred Nobel, o a quelli dello stesso Einstein. Non voglio certo incolpare Funari di nulla, sottolineavo solo come una deriva televisiva sia partita da certi suoi programmi, il che è purtroppo abbastanza evidente. Che poi gli allievi abbiano superato il maestro, è un altro discorso. Tu che dici?
    Il vero guaio è l’idea che il pubblico possa essere protagonista solo in quanto tale. Per me è stato quello l’errore.