1991: Walter Chiari muore al Siloe di via Cesari a Niguarda

1991: Walter Chiari muore al Siloe di Niguarda

Salta indietro fino all'anno dopo Italia '90. Che per capirci era sindaco Paolo Pillitteri, e lascia dire le cose alla giornalista di Repubblica che fai figura migliore:

MILANO - La televisione accesa e lui lì davanti, seduto in poltrona, gli occhiali sul naso, vestito ancora di tutto punto. Ieri mattina lo hanno trovato così, Walter Chiari, passato, presumibilmente, dal sonno alla morte quasi senza accorgesene. Quartiere Niguarda, casermoni grigi accanto a vecchie case a due piani. Walter Chiari abitava in via Cesari, aveva un appartamento nel 'Residence-Hotel Siloe', due stanze più bagno e ripostiglio, in tutto 40 metri quadri

L'incredibile vicenda umana di Walter Chiari va assolutamente ripercorsa, perchè anticipa di trent'anni l'attuale scenario spettacolare-politico. Dai falsi pentiti alla Gianni Melluso, alla cocaina, passando per la X Mas, Ugo Tognazzi, e lo sdoganamento della Repubblica di Salò.

Foto | ComuneTorino.it

1991: Walter Chiari muore al Siloe di Niguarda
1991: Walter Chiari muore al Siloe di Niguarda
1991: Walter Chiari muore al Siloe di Niguarda
1991: Walter Chiari muore al Siloe di Niguarda

Via Cesari, nella quale muore nel 1991 Walter Chiari, è piuttosto nascosta. Una via interna, chiusa da un lato, quello che porta ai campi di quelli che furono gli Azzurri Niguardese, e dall'altro che porta verso la Trattoria California, di cui ci si occupò mesi fa. In via Cesari c'è il Siloe, un residence a molte stelle. Ci trovarono morto Walter Chiari nel 1991. Una stella annerita, oscurata, un uomo che da un pezzo ormai aveva paura di restare solo; e non era paura, era una certezza, come ci suggeriva Baresi in quegli anni, in uno sciagurato spot per Intesa pour Homme, purtroppo non ancora su Youtube.

Chiari era delle generazione che la guerra l'aveva fatta: e che magari, l'aveva fatta anche dalla parte sbagliata - cioè quella che perde, in tutte le guerre, a partire dalla disfida tra Orazi e Curiazi - ma senza stare a pensarci troppo, visto che a vent'anni non si può pretendere di più: scriveva sul giornale della X Mas, ma per dire, Ugo Tognazzi era nelle Brigate Nere di Mantova. Walter Chiari viveva in un residence di Niguarda, un posto singolare per uno che aveva fatto ridere mezza Italia, che aveva fatto film con Visconti.

Quando aveva iniziato a restare solo Walter Chiari? Quando, con trentotto anni di anticipo sugli outing di Fiorello, Helen Mirren o Giordano Bruno Guerri, gli capitava tutto questo

Nel 1970, l'attore viene accusato di consumo e spaccio di cocaina; nel vortice di uno scandalo ingigantito dai media e dalla stampa dell'epoca, Walter Chiari sconterà una pena detentiva tra il maggio e l'agosto del 1970. L'accusa di spaccio cadrà, ma non quella di consumo personale

Da quel momento in poi, fino alla fine degli anni settanta per Walter Chiari è tutto un ammutolirsi di telefoni; che non squillano più, o squillano molto meno di prima. Finchè non arrivano gli anni ottanta, e arrivano anche le accuse di Gianni Melluso, "Gianni il Bello", il pentito causa dell'agonia di Enzo Tortora, che tira in mezzo proprio Chiari e la compagna Patrizia Caselli. Di nuovo gli archivi del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari vengono in aiuto:

Le affermazioni di "Gianni il bello", a quanto pare, non hanno trovato il minimo riscontro nelle indagini della Procura milanese. Il "pentito", che è uno dei più titolati accusatori di Enzo Tortora nel processo napoletano alla camorra, aveva raccontato di incontri con Walter Chiari e di consegne di droga in notevoli quantitativi. Le sue dichiarazioni erano state trasmesse per compattezza ai magistrati milanesi

Da gelare il sangue quel "tra i più titolati accusatori di Enzo Tortora", per chiunque abbia seguito minimamente l'iter giudiziario di uno dei più nauseanti casi di malagiustizia italiana. Ci viene in soccorso il libro di Vittorio Pezzuto, Applausi e Sputi, di cui trovate una sinossi e qualche informazione su questo link. E ancora più ci viene in aiuto Leonardo Sciascia:

Bisognerebbe, comunque, che gli interessati ne traessero almeno un'immediata lezione: e cioè che i giornali non durano un giorno, che non tutti finiscono nei convogli destinati alla combustione. Anche scrivere su un giornale è, direbbe Orazio, come scrivere sul bronzo

E gli anni ottanta, sono tutta una discesa, per Chiari: e nella discesa si finisce a vivere in un residence a Niguarda, ti rubano un Leone d'Oro a Venezia sotto il naso, e anche se lo fa Carlo delle Piane per quel capolavoro che è Regalo di Natale, l'amaro resta. Recentemente su Sky è passato "Meglio esser Chiari", un documentario condotto dal figlio di Walter Chiari, che ha ripercorso la sua carriera. Meglio di tante parole, parla un commento di Belfagor66 al post di tvblog:

Che peccato aver rivalutato Califano - coinvolto nella stessa faccenda (dello spaccio e del consumo di cocaina, ndr) e aver costretto ad emigrare su piccole emittenti l’ultimo Chiari. Ma in Italia funziona così…meno hai classe e più hai fortuna nell’immondezzaio che è la nostra tv

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