Recensione: Bellavista, il ristorante italo-cino-giapponese di via Farini 60

Bellavista via Farini

Lo so, la foto non rende giustizia. Ma preparatevi ad una recensione che spazza in via in un sol colpo la Guida Michelin, le malefiche Zagat, e che so, tutto quanto scritto da Carlin Petrini dal 1990 ad oggi. Ebbene si, perchè qui mica si parla del ristorante delle langhe dove puoi gustare del Barolo invecchiato in botti di aragosta e pelo di cervo. Qui si parla di Bellavista, il ristorante Italo-Cino-Giapponese di via Farini.

Partiamo dal "dove siamo". Siamo in via Farini: per chi abita nella parte nord di Milano è il collegamento al centro, il posto dove passano i tram che poi arrivano in Cairoli. E' la via dove c'è l'Upim e dove c'è il GS, ed anche un McDonald's. Bellavista si trova al civico 60 di questa valle di catrame poco distante, ma davvero pochi passi, dalle sede di Scientology.

L'accoglienza da Bellavista, è sempre calorosa. Ti accomodi e nel giro di pochi secondi arriva la donna cinese di cui ignoro il nome a portarti una salviettina calda ed il menu. La lista è a dir poco eterogenea. Si va dai classici piatti da ristorante cinesi, a prezzi che sfiorano il ridicolo - per capirci, le due pietanze più costose, il petto di pollo e l'anatra alla piastra, costano 5,20 e 5,80 euro - alla cucina italiana, che purtroppo non ho mai sperimentato, ma anch'essa a costi contenuti, alla cucina giapponese. Ed era proprio lì che volevo arrivare.

A Milano, che io sappia, per mangiare sushi, sashimi, tempura o maki, bisogna non dico svenarsi, ma spendere quantomeno cifre cospicue. Diciamo dai trenta euro in su, bevande comprese, per un pasto che lasci sazi? Bene: dimenticate tutto questo, perchè da Bellavista potete mangiare le stesse cose che trovereste da Parco o da Hana, alla metà del prezzo. E senza sentirvi onorati ad essere serviti, con il cameriere che vi guarda altezzoso visto che, o voi pezzenti, non siete in compagnia di una modella ninfomane. Il che non guasta.

Ci si può alzare pieni, da Bellavista, già spendendo quindici euro: prendete uno dei grandi classici, ovvero il sushi misto: un deca e cinquanta se ne va per quello, ovvero sei sushi e sei maki - che già, se non siete reduci da un satyagraha, saziano - il resto, prendeteci una birra - occhio, hanno solo la Kirin, niente Asahi o Sapporo. Se volete eccedere in tempura vari, non costano poi molto - 7,80, a prenderne uno da soli si rischia l'indigestione - e ci si alza, in due e mangiando fino alla nausea, spendendo al massimo venti euro a testa.

L'arredo, di cui purtroppo non ho immagini, è, come dire, spartano. E nell'arredo stesso si ritrova la fusione fredda tra Cina Giappone ed Italia: alle pareti quadri di una Milano d'epoca mai esistita se non nella mente del pittore - navigli pescosi, chiese diroccate, cose così - poi quadretti di Sushi brandizzati Asahi Extra Dry - birra che anche volendo, non viene servita, stupendo - e poi calendari cinesi e oggettistica data in omaggio ai clienti più affezionati, come:

  • piramidi con dentro liquidino e plastichine fosforescenti: al centro, una finta mela verde candita di plastica

  • mela rossa in porcellana


  • coniglietto cinese simbolo di fortuna
  • In sintesi: il posto adatto se vi piace mangiare giapponese decorosamente e senza spendere un capitale.

    I più:
    + Servizio e cortesia
    + Prezzo
    + Freschezza del pesce

    ...e i meno
    - Ambiente spartano
    - Nenie sino-giapponesi di sottofondo (ma nel caso leggiate qui, o signori del Bellavista, non toglietele mai, che sono una parte fondamentale dell'ambiente!)
    - I temibili regalini finali Made in China! Soprattutto la mela-pomo della discordia in finta porcellana

    Ristorante Italo-Giapponese-Cinese Bellavista,
    Via Carlo Farini 60, 20159 Milano
    Tel 02-36523159

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