Spazi comunali ai writer: pace fatta


Dapprima la guerra, combattuta sui fronti opposti, a volte spietata, con arresti, ingiunzioni e pubbliche gogne. Ora, finalmente, la pace e una soluzione che in molti auspicavano da molto tempo. La Moratti ha accolto la proposta di Gisella Borioli, saggia per l'arte contemporanea nel comitato degli otto per la cultura, "un percorso di regole" che porterà i più famosi writer di Milano a colorare "le zone grigie" della città (e sono tante). I primi tre a raccogliere l'invito sono Ivan (autore di poesie urbane), Pao (il creatore dei famosi panettoni-pinguini) e Ozmo, altro "manico" della bomboletta, l'autore del graffito in alto, il San Michele after Raffaello, nel piazzale del monumentale.

Il patto è semplice: stop agli abusivi, sfregi e bombolette clandestine, ma solo progetti su commissione, "pensati per la città". "D'ora in poi gli artisti saranno esempio e testimonial, è finita l'epoca trasgressiva". Bros dunque non verrà più pizzicato per un graffito clandestino e insieme al fido compagno Ivan non potrà più inscenare singolari proteste fuori da Palazzo Marino. Chi ci sta, disegna e i ribelli si rassegnino: linea dura era e a breve sarà peggio con la nuova ordinanza anti-vandali.

La Borioli continua dunque il discorso lasciato aperto da Sgarbi che aveva dato lustro ai writer nostrani con la mostra Street art, sweet art, l'anno zero che ha traghettato a Milano l'arte di strada ad arte da salotto. "È ora d'iniziare a distinguere gli imbrattatori dagli artisti". Borioli, presidente della Triennale, rilancia il dardo infuocato, dimostrando l'apertura mentale degtna di un addetto ai lavori:

con la sola repressione rischiamo di perdere un'occasione, lasciamo scappare questi ragazzi all'estero, dimostriamo di essere città incapace di seguire le avanguardie. Anche questa è innovazione, no? Dobbiamo essere più spregiudicati.

L'obiettivo, ora, diventa mappare e dipingere l'infinità di muri ciechi, fabbriche, ponti e acquedotti che "ingrigiscono la città". Obiettivo: "Promuovere cultura urbana". La strada è lunga, ma le premesse ormai ci sono. Una domanda sorge spontanea: Quanti writer accetteranno la legalità? Togliere l'aurea di legalità ai graffiti a molti potrebbe fare storcere il naso, soprattutto ai più giovani. D'altronde anche l'illegalità ha il suo fascino. Provate a dare un occhio alle fotografie di tal Fakso che in un libro molto bello è riuscito a documentare le scorribande dei writer in stazioni e metropolitane.

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