"MI piace un casino": A cinquant'anni dalla Legge Merlin, il mondo dei bordelli torna a rivivere sui Navigli

Qualcuno ricorda le case chiuse? Templi del vizio e della lussuria, dove dietro prestazioni a pagamento (per tutte le tasche), avvenenti (e meno avvenenti) signorine offivano le loro grazie a giovani (anche giovanissimi) e vecchi. Amarcord celebrato in numerosi film come Paprika di Brass.

Giusto quest'anno sono esattamente 50 anni dall'introduzione della fatidica Legge Merlin, quella che sanciva la chiusura definitiva delle amate-odiate (più amate) case di appuntamento, tornate di recente nel dibattito politico come metodo per contrastare lo sfruttamento (oltre che per fare aumentare gli introiti statali in maniera considerevole). Sopra un illuminante parare sulla riapertura delle case chiuse del grande opinionista Pino Scotto.

Comunque, per tornare sull'argomento, da domani 19 settembre alla fine di dicembre - con inaugurazione in anteprima oggi - oggetti e arredi delle case di piacere saranno in mostra nello show-room di Crazy Art che, da quasi un trentennio, possiede una tra le più importanti collezioni dedicate alle case chiuse. Un ambiente perfettamente ricostruito da Giancarlo Ramponi e da sua moglie Rosella - titolari di Crazy Art - decisi a far rivivere l'atmosfera che si respirava un tempo. Intanto, sondaggino: dopo il salto continua il post.

Il suggestivo percorso allestito nell'atelier milanese, è un tuffo nel passato, e si snoda tra stampe e dipinti erotici, lavabi e servizi igienici d'epoca, importanti documenti e una collezione di mutandoni, reggicalze e guepiere. Tra i pezzi forti c'è la 'ciuladura', una particolare poltrona per i clienti più anziani, un inginocchiatoio erotico e una lampada meccanica rossa con la riproduzione di cinque piccole ballerine: la loro danza contemporanea significava che le camere erano tutte occupate. Gli ambienti, perfettamente ricostruiti, sono composti da mobili, oggetti e suppellettili d'epoca originali provenienti, in larga parte, dalla storica collezione del bolognese Antonio Belletti, rappresentante della Goliardia che, alla chiusura delle case di tolleranza, raccolse nei vari bordelli mobili e suppellettili.

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