Casi metropolitani: la protestatrice muta di Sesto San Giovanni

protmuta

Qui c'è un mistero da sciogliere. La donna che vedete nelle foto è lì da una decina di anni. Non intendo nella foto, ma in quel punto di Sesto San Giovanni, tutto il giorno, con un cartello che recita "Per rompere l'anima alla gente non è necessaria l'intelligenza, è sufficiente la cafoneria".

Sta davanti al Commissariato di via Fiume, dove, anche se chiedi ti dicono poco, quello che già sai. La storia la si sa: lei che faceva l'insegnante, la cumpa di ragazzini che si mette sotto la sua finestra di casa e passa le serate come molti le passano a sedici anni, sbraitando, sgremando e parlando di marmitte Arrow, variatori o carburatori. Il tutto montato, va da sè, su dei Phantom o dei Booster con le carene a specchio.

Lei che protesta, e nessuno la ascolta. E i teen che continuano a sgremare, a impennare, a urlare, a cacciarsi la lingua in bocca. Lei che nessuno la ascolta, finchè non decide di iniziare questa gandhiana e ormai decennale disobbedienza civile. Caratteristiche: non ti racconta niente.

Non parla: lei è la protestatrice muta di via Fiume. Io vi invito, se passate da quelle parti, a tentare di convincerla a parlare: se qualcuno ci riesce, gli offro da bere. Per distrarsi, visto che tutti i giorni, tutto l'anno, si piazza lì, inganna il tempo leggendo la Bibbia.

La protestatrice muta di Sesto San Giovanni

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