L'intervista a Paolo Grugni, scrittore milanese tornato in libreria con il romanzo animalista `Aiutami`, prima parte



Il percorso narrativo di Paolo è nato con “Let it Be”, un poliziesco pubblicato per Mondadori e ristampato recentemente da Alcran edizioni. Dopo la pubblicazione del successivo "Mondoserpente", arriva “Aiutami”.

Milano sullo sfondo, una città che non lascia spazio alla speranza, mai. Nel nuovo romanzo però non c’è un assassino, non uno almeno, ma molteplici carnefici: noi tutti, nei confronti degli animali, vittime inconsapevoli della civiltà. “Aiutami”, (Barbera edizioni), 123 pagine da leggere tutto di un fiato: incalzante e pregno di messaggi importanti, in cui la fiction narrativa si intreccia in un rapimento ad opera di 5 animalisti nei confronti di un cacciatore assessore, reo di non avere rispetto per gli animali. Cinque ragazzi che decidono di fare un atto dimostrativo, passare “all’azione” dato che “si parla al vento, la parola non crea forme. E visto che la parola non può dare forma alla ragione, l’azione è l’unica cosa possibile per non rimanere deformi”.

Il libro è dunque un invito ad una maggiore consapevolezza, un urlo in una valle di lacrime, eco al quale qualcuno ha risposto, dato che il Nobel Pachauri, presidente Commissione Onu per clima, ha suggerito recentemente che mangiare meno carne equivarrebbe a salvare il pianeta. Come promesso di seguito l'intervista a Paolo. Buona lettura.



Per incasellamento appartieni al genere noir. Quanto questo genere ti appartiene e cosa significa invece anti-thriller, tradizione che porti avanti dal tuo precedente romanzo Mondoserpente?

Del genere noir coi primi due romanzi ne ho sfruttato alcuni stilemi ma solo per stravolgerli e introdurli in un contesto narrativo politico sociale. Da qui nasce il concetto di antithriller. Ma con “Aiutami” il noir può riferirsi solo al nero della vita nel quale ciascuno di noi si trova a sguazzare ogni giorno

Ok mi parlerai del marcio che ci circonda e che riesci a narrare con formidabile acume e cinismo. Ma a parte i danni collaterali, esiste una cura?


La cura siamo noi se vogliamo aprire gli occhi su quanto ci succede intorno e decidiamo non solo di non accettarlo, ma di affrontarlo e combatterlo. E’ quello che fanno i personaggi di “Aiutami” nel momento in cui decidono di rapire un cacciatore. Non aspettiamoci che le soluzioni arrivino dagli altri, soprattutto dalla classe politica italiana. E’ la coscienza individuale a poter cambiare le cose

All’inizio della genesi del libro e durante il suo sviluppo mi dicevi che facevi nomi e cognomi scomodi. Li hai fatti. Persone coinvolte, chi direttamente, chi indirettamente, con la vivisezione, la mucca pazza, l’uccisione indiscriminata di animali. E’ un libro di denuncia il tuo…

E’ un libro che non ha paura di affrontare il fatto che ogni giorno, solo nei macelli, vengono ammazzati due milioni di animali. In più tutti i milioni di pesci e il 150milioni di animali uccisi ogni anno da cacciatori. Basterebbero queste cifre, mai poi ci sono gli animali seviziati e uccisi per divertimento, i 2-300mila abbandoni l’anno, i combattimenti tra cani, le corse clandestine dei cavalli, potrei continuare all’infinito. La denuncia è già insita nei fatti, io li ho solo messi tutti insieme e la cosa fa ancora più impressione

Milano. La città dove vivi e ambienti i tuoi romanzi. Emerge dai tuoi romanzi una specie di Gotham City, dove non esiste un Batman, ma viene fuori un lato B inquietante fatto di deviazioni e catastrofi. E davvero una città da lasciare alle spalle, come fanno i protagonisti dei tuoi romanzi?

Da molti anni è una città pressoché ridicola, che vive di feste e di moda, mentre chi comanda caga in testa alle gente ogni giorno. Speculazioni edilizie, cliniche lager, ragazzi neri bastonati a morte, cocaina a fiumi, marciapiedi resi impraticabili dalle auto, aria tossica. C’è qualcuno che crede opportuno vivere in questo cesso?

La seconda e ultima parte con l'intervista domani.

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