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L’Intervista all’autrice di 101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita. Parte I

Pubblicato: 13 ott 2008 da Trab



Ai lettori di 02blog non è sfuggita
. Due settimane fa il libro “101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita” risultava essere il libro della settimana più venduto in assoluto a Milano con 4000 copie vendute. Un piccolo caso letterario che valeva la pena approfondire con l’autrice, Micol Beltramini, blogger per vocazione, scrittrice quasi per caso.

Come ti è venuto in mente di scrivere un libro su Milano, non essendo tu originaria della città?

Me l’hanno commissionato sapendo che avevo vissuto lì per ventott’anni. All’inizio non credevo che avrei trovato trenta cose da fare a Milano, figurati centouno. Ah, come sbagliavo.

Si dice che per apprezzare una cosa bisogna vederla con occhi di straniero. Come si fa? ad esempio, passeggiando per corso Vittorio Emanuele riesci a vedere qualcosa di bello, o perlomeno di curioso?

Devi necessariamente uscire dall’ottica paraocchi lavoro-casa. in corso Vittorio Emanuele c’è il muretto di San Babila, che val sempre la pena fermarsi. c’è la statua dell’Omm de Preja, che è uno dei monumenti in assoluto più antichi di Milano. C’è, se ti sposti appena verso il duomo, la mini-statua della sirenetta che ci si impala contro. C’è il vecchio Odeon, che hanno appena rimesso le matinée. E poi, ehi, c’è la galleria. E lì ce ne sarebbero, di cose da dire.

Qualcosa mi dice che spesso Milano ce la dobbiamo far piacere per forza. Eppure leggendo stralci del tuo libro sembri sincera…Cosa ti ha entusiasmato di più nello scrivere questo libro?

L’espiazione, credo. Sono stata così felice di scoprire che mi sbagliavo. E’ che sono una cinica col cuore di panna. La volta che la vita mi prova che c’è ancora qualcosa di bello mi ci butto con tutta me stessa.

Essendo tu giovane, dicci qual’è l’angolo di milano più romantico, anzi i tre angoli di Milano dove un “Romantico a Milano” non è cosa da poco…

L’orto botanico di Brera, il giardino del Pac, il quadrilatero del silenzio. Non necessariamente in quest’ordine.

Domani la seconda parte in cui Micol ci parlerà dei progetti futuri, alcuni anche pericolosi. Stay tune.

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10 commenti

Commenti dei lettori

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  • G.

    13 ott 2008 - 14:00 - #1
    -1 punto
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    se mi pagano ne trovo forzatamente 200 di cose da fare pure io a milano.

  • Profilo di Lelino

    Lelino

    13 ott 2008 - 15:02 - #2
    0 punti
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    Beh dai G., almeno è stata onesta. Sarebbe stato peggio se si fosse inventata una storiella confezionata ad hoc.

  • G.

    13 ott 2008 - 19:54 - #3
    0 punti
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    sì, infatti apprezzo l’onestà… ma è palese come sia una bufala dai , un libro del genere andrebbe scritto con il cuore, con il portafogli in mano :-(
    poi vabé, magari dice cose interessanti eh………..

  • Xor

    13 ott 2008 - 21:09 - #4
    0 punti
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    Concordo con G.

  • Grub

    14 ott 2008 - 08:29 - #5
    1 punto
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    cioe’, ha vissuto a Milano 28 anni e pensava di trovare a fatica 30 cose da fare? Avrebbero potuto prende almeno qualcuno che Milano la vissuta davvero…

  • Brizzina

    14 ott 2008 - 10:00 - #6
    1 punto
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    Io ho sfogliato il libro in libreria, e non ho resistito, ho comprato. A ogni pagina mi veniva da dire: “Sì, che bello, è vero!” E’ che di Milano siamo abituati a sentir parlare male, ma io non la cambierei - e chi non si trova bene, perché non si accomoda altrove?

  • G.

    14 ott 2008 - 10:01 - #7
    -1 punto
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    NON LA CAMBIERESTI ?
    ………………………………………………………………………
    tra tutte questa è la cosa più shockante che abbia letto su questo blog……..

  • moonrebreath

    14 ott 2008 - 14:49 - #8
    1 punto
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    La ragazza non ha scritto con il portafogli in mano… per carità, il portafogli serve anche, ma in questo caso era in tasca.
    Le è stata fatta una proposta e ha accettato. Con la curiosità intellettuale che ci vuole in questi casi.
    Vive tutto quel che fa. E se facendolo ha imparato ad amare Milano, direi che ha solo fatto bene. Il libro è ben scritto, magari un po’ lirico, a volte, ma comunque sciolto e divertente.
    Le cose da fare sono ben più di 101, e lo dice anche. Ma la linea editoriale è quella. 101 son chieste, 101 si danno.
    Tra l’altro, meglio lei, che scrive bene e ha visto Milano con occhi diversi, anche da “straniera”, piuttosto che un meneghino incolto.

  • G.

    14 ott 2008 - 17:27 - #9
    0 punti
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    A parte che avendoci vissuto per 28 anni, non si può dire che non sia milanese………
    il punto è questo, che lei non ha imparato ad amare milano (anche xchè altrimenti l’avrebbe fatto durante quei 28 anni in cui ci è stata, non ora!!!) è stata costretta in un certo senso ad amarla, perchè altrimenti non scriveva il libro e non beccava un quattrino.
    Però per l’amor del cielo, non è una critica a lei, io pure lo farei, come detto.
    La critica è all’obbligo di trovare 100 cose da fare a milano, che secondo me moltre saranno estremamente forzate.

  • ella2

    15 ott 2008 - 16:26 - #10
    0 punti
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    per onestà devo dire che il libro non l’ho letto e quindi quanto dico è un po’ avventato, però quello che viene detto nell’intervista è di un banale che lo si può trovare su qualsiasi guida o articoletto su Milano, se il libro è così farcito di luoghi comuni, non credo valga la pena. Dopo 28 anni a Milano, chi sa scrivere dovrebbe essere capace di tirare fuori ben altro.
    Però forse nell’intervista non ha voluto svelare la sua vena migliore o forse la sua qualità rimane esaltata da una scrittura divertente, che nell’intervista non appare?

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