La prima volta chiama. Me lo passano: ti trascina in un vortice di parole a cui non ammette interruzioni. Lui, Gianfranco Motta, spiega che è morta sua moglie, e lui è rovinato. Vado a trovarlo, abita a Baggio, vicino al vecchio Marchiondi.
E lui ti racconta la sua storia: ha 76 anni, pensionato, l’anno scorso gli muore la moglie, Angela. Era l’unica persona che aveva, e da allora vive in pratica come un recluso in un appartamento dove non butta mai via niente e accumula carte che raccontano la sua storia, che mostra di continuo.
Ma la storia è un’altra: qualche anno prima gli diagnosticano un brutto male, e lui crede di essere spacciato. Intesta ogni cosa alla moglie. Poi la sfiga, al solito, ci vede benissimo: e manca la moglie, mentre lui sopravvive al tumore. Ed ora vive così, come uno che ti domanda
“Sa, lei crede ai miracoli? Io vorrei costruire una macchina del tempo, per salvare mia moglie, ne parlo spesso con un amico ingegnere. Lei ci crede ai miracoli, no?”
Casi metropolitani: Gianfranco Motta



Alter_EGO
12 nov 2008 - 00:57 - #1Il post parla di solitudine, mi dispiaceva che non ci fosse almeno un commento! :)
Gabriele02
12 nov 2008 - 09:36 - #2Bè giusto, o era perfetto così? Ahhh…il metatesto…
luca de vito
22 mar 2010 - 16:16 - #3Gianfranco è molto più vero di Formigoni e di Penati…mille di queste interviste!