Poco alla volta le stazioni cambiano, rifanno il look, diventano sempre più simili a centri commerciali; al loro interno negozi di ogni tipo, plasmati secondo una estetica minimal e asessuata. Grandi Stazioni o Cento Stazioni sono gli esperti visagisti degli ambienti ferroviari.
Tempo fa per Garibaldi il lifting è stato totale. Eliminato il mitico Pracchi (chi ci è stato sa!), un alimentari più cianfrusaglie in cui si trovava di tutto a prezzi stracciati, ora sorgono una sfilza di negozi tutti uguali, franchising e similari. I passaggi sotterranei sono marmorei e illuminatissimi. Abolite le panchine alla gente non resta che girovagare per questi esercizi commerciali o stare in piedi in attesa del proprio treno. L’unico scorcio metropolitano è dato dall’uscita di via Pepe, al binario 20. Lì si può respirare l’odore di vecchia stazione. Volenti o nolenti questa spalmata di sberluccicante “restylane” è la tendenza incontrastabile del nuovo millennio: più negozi, più luci, una vagonata di telecamere per la sicurezza. Un’esperienza che ha già avuto successo in altre stazioni europee.
Fra meno di due settimane prenderà vita una nuova Stazione Centrale, con un’inaugurazione in pompa magna in corrispondenza all’avvio dell’alta velocità; si prevede la presenza del Presidente del Consiglio in persona più il seguito di qualche ministro. Ci si aspetta, più a lungo termine, l’apertura di un centinaio di negozi tra cui un megastore di Feltrinelli. Questo post vuole essere l’inizio di un viaggio di soggettivissime e dispersive recensioni alle stazioni meneghine che effettuerò a cadenza settimanale.
In alto una giovane Monica Bellucci, nei panni di una candidata ladra, giunge in Centrale ne “I Mitici, colpo gobbo a Milano”
nuova stazione centrale, lavori in corso






I restauri alla Stazione Centrale sono iniziati nel 2005 ad opera, come si è detto, di Grandi Stazioni (una s.p.a. al 60 % di Ferrovie dello stato, al 40% di privati). Sicurezza e shopping sono le parole chiave del progetto. Sarà come trovarsi in un immenso autogrill: per arrivare ai treni un percorso obbligato costringerà i passeggeri al transito davanti ai negozi. Il che dilaterà i tempi di percorrenza; i taxi sono stati spodestati dal chiuso della galleria ad una tettoia all’aperto ai lati della stazione (naturalmente una decisione che ha suscitato proteste trai tassisti).
Non federalismo ferroviario bensì un modello centralista, in un certo senso sovietico, ma che di socialista ha solo l’omologazione; un linguaggio internazionale fatto di un arredamento (ringhiere, tapis roulant, ascensori, scale mobili) universale e intercambiabile tra una stazione e l’altra: Grandi Stazioni è un format consumistico. La ripulitura di marmi, volte e statue, giunta quasi al termine, fa il suo effetto: l’architettura fascista, magniloquente e statica, non può che provocare stupore ed un senso di inadeguatezza e inettitudine nell’individuo sperso in cotanto gigantismo.
È perdendosi negli immensi saloni che si comprende come questa architettura, basata sul vuoto, possa dominare l’individuo e spingerlo a rifugiarsi tra le braccia di un potere autoritario. La stazione è stata, un tempo, uno strumento di propaganda perfetto. È nel piccolo, nell’architettura domestica, che c’è la pace; nella Stazione Centrale c’è tutto il resto, eppure, esteticamente, la trovo splendida e non capisco i detrattori.
Nella parte nuova invece sembra di essere in alcuni sotterranei della linea 3 della metropolitana. E qui si percepisce un altro tipo di controllo, più alla minority report. Le luci sono potenti, non ci sono anfratti per nascondersi, si ha l’impressione che delle telecamere ti seguano, ovunque tu sia, che ci sia una strada da seguire, e non ci si può perdere. C’è un altro sistema di controllo rispetto alla vecchia stazione, più consono al ventunesimo secolo.
gregs
04 dic 2008 - 11:43 - #1a proposito di panchine che non ci sono, proprio a Garibaldi due settimane fa ho avuto un’emorragia dal naso, ci soffro dall’infanzia, avevo bisogno di sedermi e non sono riuscito a trovare un posto. Sono stato a girovagare col naso gocciolante di sangue e alla fine mi sono seduto per terra contro la vetrina di una profumeria. Con l’emorragia peggiorata per il nervosismo a sentirmi vittima dell’idiozia della sicurezza combinata con l’ottimizzazione del passeggero/shopper.
manuele varese
04 dic 2008 - 12:17 - #2beh.. che dire, milano arriva 8 anni dopo roma termini..
il progetto per la centrale era pronto già da inizio 2002.. eppure i lavori sono cominciati solo a settembre 2005 !
Paro
04 dic 2008 - 12:57 - #3Dalle foto non si vede molto ma da quel poco che ho visto, non hanno rispettato lo stile architettonico della Centrale (mi riferisco alle ultime 9 fotografie).
Di sicuro andrò a vederla per confermare o smentire le mie impressioni.
N!ck
04 dic 2008 - 14:42 - #4fantastici i mosaici del pavimento tagliati alla ca**o e incastonati _IN VERTICALE_ nei vetri delle scale mobili…
Nicola Ottomano
04 dic 2008 - 15:50 - #5Scusate ma qualcuno sa se è possibile andare in biglietteria senza doversi per forza smazzare 2 chilometri di rampe mobili?
Nicola
Maura
04 dic 2008 - 16:24 - #6Ho fatto la pendolare tra Crema e Milano tra il 2003 e il 2005 prima del restyling.
Non ricordo posti per sedersi nemmeno allora (tranne sulle banchine) ma ricordo benissimo le infinite attese in piedi, davanti al tabellone che snocciolava ritardi e soppressioni, senza niente da fare che non fosse andare avanti e indietro tra le pareti grigie.
Non sono una “fan” della stazione-shopping center, ma se fossi ancora pendolare, adesso potrei impiegare quel tempo per curiosare in libreria o comprarmi del caffè equo e solidale da Altromercato. :-)