Casi metropolitani: Giovanni Eccher e il documentario su Magnus "Il segno del viandante"



Giovanni Eccher è un regista milanese
, ha anche, insieme al fratello Pietro e ai soci, i suoi piccoli studios, in quel di Lambrate, e da anni organizza il Bravo Ma Basta, un film festival di genere da cui sono passate perle come "Il Delitto di Cogne 2" o "Pisciarapido Mademoiselle": perchè vi racconto tutto questo?

Perchè a Giovanni qualche mese fa viene commissionato un documentario su Magnus, al secolo Roberto Raviola - qui sopra trovate il trailer - uno dei più grandi fumettisti di tutti i tempi. Lui realizza tutto quanto, gira l'Italia intervistando chiunque, lo presenta dappertutto, vince premi: ma alla fine non trova qualcuno che gli distribuisca il film. Ridicolo, ma è così. Gli ho fatto un'intervistina, buona lettura.

- Partiamo dall'ultima domanda. Da quello che in teoria dovrebbe essere il punto finale di una produzione come la tua: "Il segno del viandante", il tuo documentario su Magnus - che ha vinto anche premi prestigiosi - non ha ancora trovato qualcuno che lo distribuisca. Marzullianamente, ti chiedo: perchè? Come mai film iraniani sulle condizioni lavorative dei panettieri curdi in Anatolia hanno sempre qualcuno disposto a supportarli, mentre produzioni qualitativamente alte, ma made in Italy, restano nel cassetto o quasi?

Non so quanto siano supportati i film iraniani, ma teniamo conto del fatto che il pubblico vede solo la punta dell'iceberg: il mondo è pieno di film realizzati e non distribuiti o distribuiti male, ma proprio perché non sono distribuiti nessuno li conosce. I problemi della distribuzione sono molti e complessi: la creazione di molteplici canali (Internet, TV satellitari e via cavo, telefonini eccetera), oltre all'accesso sempre più "popolare" ad attrezzature professionali di ripresa e post-produzione, non ha dato come si sperava una spinta alla produttività ma ha semplicemente abbassato il livello qualitativo dei prodotti audiovisivi, creando da un lato una gran quantità di opere a costo zero (e spesso a qualità sottozero) e dall'altro un proliferare di film ad altissimo budget, tagliando fuori i film a medio budget. In sintesi, o hai George Clooney nel film o devi accontentarti di una democratica ma gratuita distribuzione su Internet. Inoltre i distributori, forse a causa della concorrenza creatasi, sono divenuti pavidi e conservatori e non supportano più la realizzazione dei film o delle serie, accettando solo la "pappa pronta". Questo documentario, che doveva essere la "puntata pilota" di una serie sui maestri italiani del fumetto, non trova una collocazione perché è un'opera singola: se si fosse trattato di una serie completa avrebbe potuto essere trasmessa in più serate o distribuita a puntate in edicola. Il problema è che per realizzare una serie completa ci vogliono investimenti sostanziosi, e gli investitori in Italia semplicemente non esistono.

- Sei una delle poche persone, anzi, l'unica che conosco, "che se cerchi il nome su google, tra i primi risultati, c'è IMDB": puoi raccontarci brevemente come sei arrivato allo sberluccicante mondo del cinema e della tua attività con gli Sbocco Studios? E soprattutto: il cinema è davvero così sberluccicante o è come fare i giornalisti che se hai sedici anni sembra una figata e poi ti rendi conto che è come fare il piazzista - con tutto il rispetto per il piazzismo, ci mancherebbe?
Come tutti i mestieri, il cinema è molto più sberluccicante visto dall'esterno che dall'interno, ma va bene così. Purtroppo non è considerato dai più un mestiere ma una sorta di hobby di lusso, almeno a giudicare dalle cifre che vengono proposte per lavori anche di alto livello professionale. Questo anche a causa di un bassissimo livello di sindacalizzazione e solidarietà tra gli artisti: negli USA lo sciopero degli sceneggiatori ha causato danni per milioni di dollari e ha paralizzato intere serie televisive, qui in Italia danneggerebbe solo gli scioperanti che perderebbero il poco lavoro a disposizione, in favore di qualche praticone o dilettante a costo zero.

- Magnus, ovvero Roberto Raviola, è nato a Bologna, ma non è stato profeta in patria, visto che le prime pubblicazioni arrivano a Milano, per la Editoriale Corno, fino ad arrivare al celebratissimo texone del 1989, e a Sergio Bonelli Editore, sede: via Buonarroti 38, Milano. Raccontaci della lavorazione del documentario, quanto tempo hai impiegato tra girato e post produzione? Dove hai lavorato, a Milano, altrove, su un'isola deserta della Micronesia con modelle ed eunuchi a farti vento con delle palme?
Magnus ha lavorato sia a Milano che a Bologna, dove è conosciuto e amato. Anche se naturalmente le case editrici più grosse si trovano a Milano, polo industriale del nord Italia, diversi suoi editori come Luigi Bernardi e Alessandro Pastore sono bolognesi. Magnus ha lavorato per lo più a Bologna ma negli ultimi anni si era trasferito a Castel del Rio (poco lontano da Bologna), nella verdissima valle del Santerno. Le riprese sono state effettuate a Milano presso la Sergio Bonelli Editore, a Bologna nello spazio dell'Accademia di Belle Arti in cui era stata allestita una mostra su Magnus e a casa del disegnatore Giovanni Romanini, siamo stati poi ospitati all'albergo Gallo di Castel del Rio (dove l'artista ha vissuto gli ultimi sette anni della sua vita), più una puntatina a sasso Marconi dove vive e lavora l'illustratore e fumettista Sergio Tisselli, che con Magnus ha realizzato Le avventure di Giuseppe Pignata. E' stata un'esperienza indimenticabile da un punto di vista culturale ma anche umano: Roberto ha lasciato dietro di sé una scia di amici e ammiratori che lo amano veramente e che ci hanno aiutato molto nella realizzazione di questo lavoro.

- Oltre ad esserti dedicato al cinema "serio", hai anche realizzato alcune produzioni underground molto interessanti - ci fu una proiezione al Leoncavallo alcuni mesi fa che fece incredibilmente il tutto esaurito - come "La Suerte gira, Gringo", "Men, martians and Machines" e soprattutto l'ultima fatica "Il Braccio Violento della Fede": so che i tuoi studios sono in quel di Lambrate, ma raccontaci bene dove create le magie che poi vediamo nei tuoi film...
Gli Sbocco Studios sono contemporaneamente una palestra e una valvola di sfogo per me e mio fratello Pietro. Insieme ad altri amici abbiamo la perversione di girare una volta l'anno un film di genere a costo zero, senza porci problemi di fattibilità e opportunità, divertendoci e cercando in second'ordine di tirarne fuori qualcosa di decente. Il cinema di genere italiano ormai è morto e sepolto, ma noi fingiamo di non essere italiani e facciamo film con un sacco di esplosioni, inseguimenti e azione. Per lo più giriamo nei dintorni della nostra casa di montagna, creando scompiglio e pettegolezzi tra gli abitanti della valle, ma quest'estate siamo andati a girare un fanta-western (il seguito di La Suerte gira... Gringo) ad Almeria in Spagna, nel deserto in cui Sergio Leone ha realizzato i suoi film. Altra esperienza indimenticabile...

- Infine: le sorgenti dell'immaginario, e qui la roba si fa complicata. Quali sono i tuoi pilastri, da dove è partita, e da dove parte la tua fantasia, quali sono gli autori che ti hanno fatto pensare "Voglio fare una roba così!". Insomma, come disse Victor Hugo "Voglio essere Chateaubriand, oppure niente!".

Devo ammettere che la domanda mi imbarazza un po'. Gli autori che mi hanno influenzato e spinto a dedicarmi alla scrittura e al cinema sono tantissimi, ma per la maggior parte non sono al livello di Chateaubriand e Hugo... A me piace il cinema e la letteratura di genere, l'horror, la fantascienza, il western, il fantasy, il noir eccetera, tutta roba che in questo Paese è considerata in blocco materia di serie B. Forse proprio l'ossessione per il quotidiano e il provinciale che permea la produzione letteraria, cinematografica e televisiva italiana, retaggio collaterale (e a mio avviso non voluto) del neorealismo, hanno fatto sì che io senta il bisogno di raccontare storie scollate dalla realtà, o meglio in cui la realtà è trasposta su un altro piano. Non credo di essere il solo: lo spettatore medio italiano è un vero e proprio fagocitatore di intrattenimento di genere, solo che si è diffusa la convinzione che certi film possano essere fatti solo a Hollywood... Spagna, Francia e Inghilterra ci stanno surclassando da questo punto di vista, e producono film di genere di qualità altissima, spesso superiori ai prodotti americani analoghi. Un distributore americano raccontava il suo stupore di fronte a questo fatto: l'Italia non produce film horror (spesso con la motivazione che "non vendono"), ma cifre alla mano ne importa una quantità inverosimile. A questo si aggiunga il fatto che Milano, nonostante le pretese di alcuni politici che la esaltano come città europea e all'avanguardia, è di fatto una zona culturalmente in coma, in cui gli unici eventi accettati e sponsorizzati sono fiere commerciali e dove uscire la sera significa infilarsi in un locale a caso (tanto sono tutti uguali) e pagare otto euro una birra. Chi non vorrebbe evadere da tutto questo?

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