Manifestazione Cox18: considerazioni sul giorno dopo

Manifestazione Cox18: altre foto

Le prime, sono quelle che è come se chi ha scritto questo pezzo del Corriere, sia stato altrove, rispetto a dove mi trovavo io insieme a Trab: possibile, possibilissimo. Possibile anche che mi sia perso qualche pezzo per strada. Di cestini incendiati non ne ho visti. Nelle foto ci sono. Saranno stati altrove. Date un occhio alle foto della loro gallery.

Come ovvio, per colpa di una minoranza eufemisticamente poco furba, ci vanno di mezzo diecimila persone - quattromila secondo la Questura, tremila secondo le mie orecchie appostate vicino alla radio di un celerino in Vetra - e che qualunque organo di informazione mainstream ha subito l'apertura pronta. Vediamole, e pensiamo un pochino.

Cosa hanno in comune Mark Chagall, Riccardo de Corato, Thomas Kuhn, il flogisto e l'Ulisse di Joyce? Più di quanto crediate.

Manifestazione Cox18: altre foto
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Basta vedere il Corriere

corriere titolo

Per il quale sembra che sia stato un G8 tra piazza XXIV maggio e Duomo. Per La Repubblica, la situazione è già un pò diversa. Ecco il titolo che c'è in homepage nelle pagine di Milano

anarchici repubblica conchetta

Già un pò la situazione cambia. Anarchici. Il Giorno, quotidiano un tempo dignitoso ed oggi definito da più parti, mia compresa, come il microtabloid del reazionariato se ne sbatte invece, e alle 2,45 di sabato notte, mentre scrivo il pezzo che state leggendo, apre ancora con Balotelli e la fondamentale inaugurazione del portale chiesadimilano.it

ilgiorno balotelli

Il Giornale invece, al momento (3,07 di domenica mattina) non è accessibile, o comunque incasinato

giornale home page a caso

La sintesi qual è, al di là delle interpretazioni che gli organi di stampa possono dare a seconda della linea editoriale imposta dai loro proprietari, o di quello che qualche anarchico con poco sale in zucca possa aver combinato in una manifestazione pacifica? Qual è la sintesi dunque? Tutt'altra. Eccola.

Che chi ci vive(va), in Conchetta, ha costruito in decenni di sacrifici un luogo che era un punto di riferimento - e non sentendolo come "dovuto", o da avere gratis - il tutto non per lucro, ma per qualcosa che oggi suona orribilmente demodè: per la parola ideali. Se vedete uno squatter che gira in Bentley, datemi un colpo di telefono. Magari restituisco la tessera all'ordine e mi lancio nel lucroso business delle occupazioni abusive.

Luoghi non allineati, o dove i non allineati possano incontrarsi, devono esistere. E dubito che potranno mai sparire. Avete presente la storiella di Orson Welles sull'Italia e la Svizzera? "L'Italia ha avuto guerre, epidemie, devastazioni, ma sono venuti fuori Leonardo da Vinci, Michelangelo, Dante. La Svizzera ha avuto centinaia di anni di pace, e ha inventato l'orologio a cucù".

Bene: applicate questa allegoria, alla situazione culturale della Milano degli ultimi anni, agli spazi dove non si debba essere conformi, allineati a quello che viene definito come norma. Pensateci prima di desiderare un mondo tutto ISO9002: perchè sarebbe un mondo morto. Morto. La creatività, ha bisogno di essere al di fuori delle regole. Non può starci all'interno, deve infrangerle: si chiama mutamento di paradigma, Kuhn, un filosofo della scienza, l'ha studiato a fondo. Senza, staremmo ancora qui a credere alla Teoria del Flogisto, per spiegare chimicamente la combustione.

Esattamente questo passaggio, quello del mutamento di paradigma, ci permette un salto temporale di qualche decennio. E parlare di qualcuno che di muri ne ha tirati giù, dipingendoli. haring muro metroLo vedete nella fotina qui a lato. Se lo aveste visto, nella metropolitana di New York, un giorno qualunque del 1982, con dei gessetti in mano, qualcuno avrebbe gridato al delinquente, al vandalo, al non allineato da schiacciare. Lo stesso qualcuno avrebbe speso, vent'anni dopo, trenta euro per prendersi una maglietta acculturandosi in Triennale un sabato pomeriggio.

E' solo uno dei diecimila esempi che si potrebbero fare di fenomeni culturali nati in contesti che i De Corato del mondo vorrebbero spazzare via per un pugno di voti in più, ed in seguito passati dall'underground alla storia dell'arte. Pensate a quello che facevano i nazisti con l'arte degenerata: vi faccio tre nomi di cui ora avete le stampe in casa e che al tempo, se vi foste conformati al pensiero unico, avreste dovuto bruciare. Eccoli: Paul Klee, Max Ernst, Mark Chagall. O, andando più sul leggero, alle persecuzioni critiche, subite da James Joyce ai tempi della prima edizione de L'Ulisse, ricordate recentemente da Umberto Eco in una geniale recensione ucronica di cui purtroppo non ho trovato traccia nel web (era su Repubblica di venerdì scorso).

Bene: perchè vi ho raccontato tutto questo? Per farvi degli esempi di come quello che scardina la realtà, che la cambia, che ce la fa vedere con degli occhi diversi, raramente nasce dall'ordine, più spesso, arriva dal caos. O da quello che la maggioranza delle persone, chiama caos, e non riesce a capire, essendone spaventata: è una legge della natura umana, dei fenomeni culturali, difficile da negare a mio modo di vedere.

E c'è anche un altro motivo. Un motivo molto semplice. Riccardo De Corato, tra vent'anni, sarà solo un ex eterno vice sindaco che ha voluto esercitare il suo Potere nella maniera più arbitraria immaginabile. Ma non passerà alla storia per questo motivo; non ci passerà e basta. Nel mentre, Haring, Chagall, e Joyce, se la staranno ancora ridacchiando nei manuali di storia dell'arte e nelle antologie di tutto il pianeta.

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