Milano: 100 milioni per cancellare i graffiti

Ripulire l'intera città di Milano dai "graffiti" - quelli veri e propri e le tag - costerebbe 100 milioni di euro; se si volesse rimettere a nuovo gli edifici di tutta la provincia servirebbero altri 75 milioni; se poi l'obiettivo fosse ripulire i palazzi degli oltre 1500 comuni della Lombardia, non basterebbero 300 milioni di euro.

Parola di Assoedilizia, che ha fatto i conti incrociando e analizzando diversi dati: numero degli edifici, percentuale degli stessi imbrattati valutando maggiore o minore incidenza tra centro e periferia, tra piccoli comuni e medio-grandi città, presenza ed entità negli stessi di crew o bande di graffitisti, stanziamenti pubblici per la ripulitura, risultati raggiunti.

Come è facile immaginare, in testa alla classifica dei muri sporchi c'è Milano, non a torto considerata la capitale d’Italia dei graffiti. Circa 24.000 gli edifici imbrattati su un totale di oltre 55.000, con danni per 100 milioni di euro. Secondo il vicesindaco sen. Riccardo De Corato, l'amministrazione comunale ha speso finora 25 milioni di euro, ma secondo Assoedilizia, "la città appare soltanto, e in alcune zone, meno deturpata di prima".

Questi i danni nelle altre province della Lombardia, capoluoghi compresi: Brescia 33 milioni; Bergamo 25; Varese 17; Como 15; Pavia 10; Mantova 9; Cremona e Lecco 7; Lodi 4; Sondrio 3. Totale, 305 milioni di euro. Ma il centro degli interventi dovrebbe essere proprio Milano, dove l'azione dell'Amsa ha ottenuto buoni risultati, ma i writer sono tornati alla carica con maggiore veemenza e procurando danni assai rilevanti. Come si può vedere nella foto di questo muro in via Giuseppe Meda: l'Amsa è intervenuta più volte, ma nel giro di pochi giorni sono comparse nuove scritte e nuovi "murales".

L'associazione dei proprietari di casa teme che il Comune decida di far pagare obbligatoriamente ai condomini la pulizia delle facciate, con una conseguenza paradossale, secondo Achille Colombo Clerici:

“Il graffitismo è un fenomeno sociale e come tale va combattuto dai pubblici poteri, ai quali d’altronde abbiamo sempre assicurato la nostra concreta collaborazione. Non si può obbligare il privato ad assumersi oneri che sono di competenza pubblica. Ottenendo il bel risultato che il proprietario, oltre ad essere danneggiato, deve anche pagare i danni”.

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