Archivio Primo Moroni: la Moratti si attiva con Finazzer Flory per "rilevare" l'archivio

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L'archivio Moroni "è un patrimonio storico della città, lavoreremo per tenerlo in vita". Lo ha detto ieri il sindaco Moratti. Sono migliaia di volumi, volantini e documenti sulla storia dei movimenti operai, giovanili e studenteschi sequestrati dalla libreria Calusca del Cox 18. Ieri l’assessore Massimiliano Finazzer Flory ha detto di voler collocare i libri in spazi comunali e di voler aprire un contatto coi rappresentanti del Cox 18, o con i familiari di Moroni, non si capisce bene (dopo le dichiarazioni dei rappresentanti di AN). Il fatto che la figlia di Moroni, Maysa, abbia firmato una lettera aperta al Sindaco con Dario Fo, Franca Rame, Paolo Rossi e Bebo Storti, la lega indissolubilmente al Centro sociale.

Ma cos'è davvero l'archivio Primo Moroni? Chi ha avuto la possibilità di consultarlo (come il sottoscritto) lo sa bene. E' un pozzo infinito dal quale attingere per capire i movimenti di lotta e controcultura che si sono succeduti dagli anni '70 ad oggi: femminismo, movimenti operai, resistenza, anarchismo, critica della scienza e antiproibizionismo. Si tratta di libri (in particolare su tematiche socio-economiche, storiche, politico-filosofiche, legate ai conflitti nelle società contemporanee, con specifica attenzione agli anni Sessanta-Settanta), riviste (soprattutto politico-culturali, scienze sociali, arti visive, controculture, fanzine storiche del '77, voci del movimento di liberazione omosessuale e quelle del movimento femminista, il punk e il cyberpunk), documenti (volantini, rapporti di comitati, atti e materiali di convegni e riviste, prodotti da collettivi di varia natura nell'ambito di campagne politiche, manoscritti e dattiloscritti e corrispondenza).

Sul sito dedicato a Moroni e all'archivio ci trovate la storia di Primo, un intreccio di lotta, scontri, rivendicazioni e la voglia di salvaguardare la memoria di un movimento che, al di la delle implicazioni politiche, rappresenta un pezzo di storia italiana. Sulla necessità di produrre e mantenere la memoria della contro-cultura vi rimando al bel post di Gabriele.

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