Muore Candido Cannavò, storico direttore della Gazza

Ci è venuto a mancare Candido Cannavò. Aveva 78 anni. Direttore della Gazzetta per 19 anni. Una vita spesa a raccontare lo sport, le sue manie e le storture. Una vita che è finita proprio a casa sua, in quella Gazzetta che ha contribuito a rendere un'autorevole voce a livello internazionale. Giovedì si è sentito male in mensa, era con il figlio giornalista al Corriere e con altri colleghi. Oggi ci ha lasciato alla clinica Santa Rita.

Giornalista tutto d'un pezzo Candido, sempre critico nei confronti delle storture e dei vizi dello sport italiano. Severo con Pantani (ma che poi ha rimpianto), oppure quando si schierò per la cancellazione del Catania (squadra di cui è stato presidente dal 1952 al 1955). O ancora quando dopo l'Heysel scrisse che la Juve doveva restituire la Coppa dei Campioni. Scelte impopolari ma che risaltavano la sua integrità. Lasciata la direzione della rosa ha scritto tre saggi tornando al giornalismo di strada: "Libertà dietro le sbarre" (un viaggio nelle carceri che nel 2004 ha ricevuto un riconoscimento nell’ambito del premio letterario e giornalistico Ernest Hemingway), "E li chiamano disabili" (2005), un successo da undici edizioni, e "Pretacci - Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede" (2008), premio Fregene.

Gianni Agnelli disse di lui: "Non sapremo mai ciò che la medicina ha perso, visto che il giovane Cannavò ha deciso di diventare giornalista, ma sappiamo quanto ci ha guadagnato lo sport e noi con lui". Martedì i funerali.

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