Regole cortili condominiali a Milano: ma si può giocare a palla o no?

Il Comune riconosce il diritto al gioco, ma non può "incidere sul diritto privato". Insomma, bisogna fare pressione sull'amministratore.

Nel settembre 2012 era stato accolto con un mix di reazioni: preoccupazione da parte di chi vuole un cortile tranquillo, gioia da parte di chi vorrebbe vedere i bambini giocare in cortile (un po' per allontanarli da tv e computer, un po' per... allontanarli). Il Comune di Milano aveva infatti sancito nei cortili condominiali milanesi "il diritto dei bambini al gioco nelle aree scoperte delle abitazioni private".

Peccato che, qualche giorno fa, in un cortile di via Brioschi sia apparso, dopo un'ora e mezzo di gioco al pallone da parte di un gruppetto di bambini, il cartello “È assolutamente vietato giocare a palla”. Ma come? Dal momento che la cosa si è ripetuta un po' ovunque e l'assessorato al Tempo Libero ha ricevuto parecchie richieste di chiarimenti, ecco arrivare una spiegazione, che però non fa altro che aumentare la confusione.

"Il Comune cerca di ovviare con gli strumenti giuridici che ha, ma purtroppo non possiamo incidere del tutto sui singoli regolamenti condominiali che sono soggetti a norme di diritto privato", questa la spiegazione dell'assessore Bisconti. E che significa? Significa che per il Comune, sì, i bambini possono giocare, ma se nel regolamento di condominio la cosa è espressamente vietata, allora il diritto al gioco va conquistato, facendo richiesta di modifica del Regolamento condominiale e una lettera raccomandata all’amministratore che chieda il riconoscimento dell’articolo 83 bis.

E però il Comune, che ha preso a cuore la questione (cosa molto apprezzabile, tra l'altro), proverà a fare un passo in più: "Nel nuovo Regolamento edilizio della città verrà inserito il libero uso dei cortili per il gioco, sulla falsariga di quanto è già avvenuto per l’introduzione delle rastrelliere delle bici. Anche i bambini, come i ciclisti, sono un soggetto debole e come Comune abbiamo il dovere di preservare i loro diritti, a costo di sorbirci lamentele di chi debole non è". A sentire solo bambini e ciclisti catalogati come "soggetti deboli", gli anziani sono già sul piede di guerra.

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