Leggende milanesi: la maledizione di Palazzo Marino

"Questo complesso di pietre, innalzato con il frutto di tante ruberie, o brucerà, o cadrà in rovina, o se lo porterà via un altro ladrone". Le prime due profezie si sono già avverate.

Milano, 1553. La città si trova da poco sotto la dominazione spagnola e all'ombra della madonnina i banchieri fanno affari d'oro finanziando le imprese militari di papi e imperatori. Banchieri non solo meneghini: per prendersi una fetta dei denari ne arrivano da tutta Italia; e tra loro c'è anche il conte Tommaso Marino, ricco genovese che lavora al soldo degli spagnoli ed è noto per la sua arroganza.

Un giorno vede la bellissima Ara, figlia di Sua Eccellenza Cornaro, patrizio veneziano, uscire dalla chiesa di San Fedele e se ne innamora al primo colpo. Poco dopo, sperando che il suo denaro sia sufficiente a convincerla al matrimonio, si reca dal padre per chiederne la mano. Ma il patrizio rifiuta: "Non le darò mia figlia in sposa se non avrà una casa degna dei palazzi veneziani".

La richiesta non spaventa il ricco conte, che anzi commissiona un palazzo al più famoso architetto del tempo: Galeazzo Alessi. A cui chiede il "più bel palazzo che si trovi in cristianità. E lo voglio dove ho incontrato Ara la prima volta". Cioè, in piazza San Fedele, dove sorge l'omonima chiesa.

Galeazzo Alessi in quel periodo era alle prese con la facciata di Santa Maria dei Miracoli e non aveva tempo per altri progetti, così presentò al Marino un lavoro tanto grandioso da sembrare irrealizzabile. Ma Marino accettò comunque.

Dopo aver fatto abbattere le case che sorgevano attorno alla chiesa, nel 1558 la prima pietra di quello che diventerà Palazzo Marino viene posata e poco dopo l'edificio è completato: Tommaso Marino riesce a coronare il suo sogno di sposare Ara. Ma nel frattempo il conte è sempre più odiato dalla popolazione: arrogante, avaro, prepotente; ma soprattutto i milanesi vedono in lui il simbolo dei soprusi sul popolo, visto che si è arricchito anche grazie all'odiatissima tassa sul sale.

E così sul suo palazzo arriva una maledizione: "Questo complesso di pietre, innalzato con il frutto di tante ruberie, o brucerà, o cadrà in rovina, o se lo porterà via un altro ladrone". Una maledizione da non prendere sotto gamba, visto che due delle tre profezie si sono già avverate. La terza non molto tempo dopo: Marino dilapidò il suo patrimonio e il palazzo gli fu confiscato dagli spagnoli (poi passò agli austriaci e dopo l'Unità d'Italia al Comune). Per quanto riguarda la caduta in rovina, ci ha pensato la Seconda Guerra Mondiale, visto che Palazzo Marino ha rischiato di crollare del tutto sotto i bombardamenti del '43. Manca solo la terza profezia, "brucerà", e poi la maledizione sarà compiuta.

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