"La Chiesa ti uccide coll'onda": intervista con Vittorio Merlo

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Sabato vi avevamo mostrato il video di "La chiesa ti uccide coll'onda", canzone di Vittorio Merlo dedicata a Carlo Torrigelli, profetico fustigatore delle onde radio vaticane. Ho sentito Vittorio via mail ed è venuto fuori quanto trovate qui sotto e dopo il salto, buona lettura.

Così a occhio, sei stato milanese fino a un certo punto, poi ti sei spostato: dove vivevi, o dove vivi, se sei ancora qui a Milano?

Sono nato a Milano nel 1959, abitavo in via San Marco poi mi sono spostato a 6 anni in via Statuto, 200 metri più in la. Sono cresciuto nei quartieri Brera-Garibaldi-Sempione di quegli anni, in cui erano ancora quartieri popolari. Poi mi sono spostato in zona Ticinese a Porta Ludovica che in parte ha ancora le caratteristiche della mia vecchia zona. E poi me ne sono andato in Lussemburgo

Te ne sei andato, come mai?

A 35 anni mi sono trasferito in Lussemburgo, io e mia moglie non volevamo crescere i bambini in una grande città con poco verde e tra le varie possibilità, dopo aver cercato senza fortuna in Italia, è andata in porto quella lussemburghese. Adesso abbiamo 5 figli e abitiamo in campagna ma comuque quando posso torno a Milano da turista. Nel mio appartamentino in zona Ludovica adesso abita mia mamma e ne ü molto contenta.

Sei un musicista: in quegli anni Milano era più vivace da quel punto di vista? C'erano più posti dove suonare?
Milano era più vivace ma direi che la società e il mondo della cultura erano più vivaci, c'era più curiosità intellettuale e più attenzione ai contenuti. Era più facile suonare in modo informale, alle feste di piazza o nei centri sociali. Io ero tra gli organizzatori del Centro culturale Ponte della Gabelle in fondo a via san Marco e mi ricordo con piacere di un paio di concerti con un sacco di gente tenuti in quei locali. Ora stiamo vivendo un periodo di omologazione e di appiattimento musicale e culturale, c'è una sorta di cloroformio mediatico che obnubila le menti. Mi sembra un miracolo che qualcuno si interessi ancora alle mie canzoni...

Parliamo di "La Chiesa ti uccide coll'onda": dal tuo primo incontro ai tempi con questo geniale personaggio, a quando hai deciso di farci una canzone e magari raccontaci qualcosa di più sulla storia di Torrigelli...
Abitando in via Statuto, ero a 500 metri dalla dimora del C.T. in via Pinamonte da Vimercate, lo incontravo spesso con il suo carretto, i cani, i cartelli e la sua attrezzatura. Era un tipo piuttusto "incazzoso", aveva di certo le sue paranoie ma era molto originale. Non faceva del male a nessuno, ogni tanto intratteneva il suo mondo alla fontana dell'acqua marcia. Soprattutto la sua opera artistica era geniale, l'idea di scrivere i suoi messaggi in stampatello sui marciapiedi e di firmarli tutti, di ripassarli quando si sbiadivano, semplicemente geniale. Credo che tutto il quartiere si fosse affezionato a questo eccentrico personaggio. L'idea della canzone mi è venuta qualche anno fa. Mi capitava spesso di pensare a C.T. e alle sue scritte, al fatto che fosse un peccato che non ci fosse traccia di tutto questo. Così ho pensato di dargli voce ma non in modo malinconico, in modo enfatico, apolegetico, volevo che le scritte tuonassero di nuovo con la loro strana attualità, dopo lo scandalo delle onde emesse dalla Radio vaticana le sue scritte hanno assunto anche un tono profetico. L'importanza delle onde nella comunicazione in generale è diventato poi pazzesco. E pensiamo anche ai media, chi negli anni 70 avrebbe detto "radio e televisioni basta versi da gorilla ma cultura"? Credo che C.T. meritasse di essere ricordato e poi devo dire che ho scritto una ballata che mi diverto molto a cantare.
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