Apre il campo rom di via Lombroso

L'inaugurazione a fine luglio. Arriveranno 145 nomadi da via Dione Cassio, ma dovranno accettare un percorso di reinserimento.

Dopo le tantissime polemiche sulle villette e i soldi ai rom - che il Comune ha dimostrato essere solo bufale - apre con un mese di ritardo il campo rom di via Lombroso. Lavori rallentati dal maltempo, ma anche dal tanto parlare che si è fatto su quello che nelle speranze della giunta è "il primo passo per l'integrazione dei rom".

Si tratta di un centro smistamento, destinato ai rom sgomberati dai campi abusivi, che avrà il via libero definitivo entro la fine del mese. Qui arriveranno i 145 nomadi che prima si trovavano nel campo abusivo di via Dione Cassio, dalle parti di viale Ungheria.

Un progetto che, però, non piace a molti milanesi ma nemmeno agli esponenti della comunità rom, che attraverso Djana Pavlovic spiegano: "Quei due milioni di euro che il Comune ha destinato a via Lombroso (e che possono essere usati solo per "l'emergenza rom", ndr), sarebbero stato investiti meglio se fossero stati usati per mettere in sicurezza i campi abusivi che esistono nella zona sud di Milano".

Sembrano parole di buon senso, ma il fatto è che Palazzo Marino vuole che il centro di via Lombroso sia un luogo destinato all'inserimento dei rom nella società, a cui si può accedere solo se si accetta di entrare a far parte di un percorso in cui sarà obbligatorio mandare i figli a scuola e cercare un lavoro. Sarebbe molto più difficile inseguire un obiettivo del genere direttamente dai campi abusivi.

Spiegano infatti dal Comune: "Noi proponiamo alle famiglie accoglienza temporanea in via Lombroso per un periodo di due mesi circa e poi l'uscita dal centro per sistemarsi autonomamente. Casa, lavoro, scuola: sono le tre sollecitazioni che noi faremo a queste famiglie, disponibili a dare un aiuto concreto ma non più a tollerare il degrado dei campi abusivi", queste le parole dell'assessore alla Sicurezza Marco Granelli.

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